Nicolò Rondinelli torna a Ravenna da Brera

Il dipinto fa parte dei capolavori del progetto "100 opere tornano a casa" del Mic. Era conservato alla Pinacoteca di Brera da oltre 200 anni

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L’opera di Nicolò Rondinelli “San Giovanni Evangelista appare a Galla Placidia” rientra nell’operazione “100 opere tornano a casa”. L’iniziativa del Ministero della cultura per valorizzare le opere dei musei periferici riporta a Ravenna il dipinto conservato alla Pinacoteca di Brera.


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Da quando il dipinto di Nicolò Rondinelli si trovava a Brera?

Dal 1809 e proveniva nella chiesa ravennate di San Giovanni Evangelista, dove Giorgio Vasari lo ricorda nel 1568. L’olio su tavola di 175×175 centimetri è rimasto nel deposito del primo piano della Pinacoteca di Brera per oltre 200 anni. Gli esperti hanno studiato l’opera e l’autore. Il soggetto è raro, ma ricordato nelle fonti agiografiche della capitale dell’impero romano d’Occidente dal 402 e 403.

“San Giovanni Evangelista appare a Galla Placidia”

Nel dipinto Galla Placidia, sorella dell’imperatore Onorio, tocca il piede destro a San Giovanni Evangelista. Realizzato per la basilica titolata al Santo, celebra un miracolo legato alla consacrazione della chiesa, avvenuta nel v secolo. L’opera è databile al periodo tra 1490 e 1510 e il pittore risente dell’influenza di Vittore Carpaccio. Si notano dei riferimenti all’opera dell’artista veneziano nella figura inginocchiata della donna. Le figure sono solenni e aggraziate, e la quinta architettonica è raffinata. Inoltre, la ricerca cromatica rende l’opera una dei più alti esiti della pittura romagnola tra Quattro e Cinquecento. Giorgio Vasari ricorda che Nicolò Rondinelli era allievo di Giovanni Bellini.

La collocazione del dipinto a Ravenna

La tavola sarà sistemata al primo piano del complesso monastico di San Vitale, nelle sale prospicienti il “grande dormitorio”. Uno spazio in cui sono esposte altre opere provenienti dalla Chiesa di San Giovanni Evangelista. Infatti, ci sono anche le lunette cinquecentesche con le “Storie di Galla Placidia”, affrescate da Francesco Longhi. Per il ritorno a Ravenna del dipinto sono intervenute anche personalità del mondo della cultura cittadine.