Neurotrofine, possono contrastare l’invecchiamento cerebrale?

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Le neurotrofine sono proteine che regolano la differenziazione neuronale. Il parere della scienza è che possano contrastare l’invecchiamento cerebrale.

Neurotrofine, come agiscono sul sistema nervoso?

La più presente delle neurotrofine è il Bdnf (Brain Derived Neurotrophic Factor), ed è in grado di sostenere la sopravvivenza e la differenziazione dei neuroni del sistema nervoso centrale e periferico. Regola anche la sinaptogenesi, la trasmissione e la plasticità sinaptica, ed è coinvolta nei meccanismi di apprendimento e della memoria. Tuttavia, l’utilizzo del Bdnf come terapia non è semplice. Infatti, se la concentrazione fosse troppo bassa non avrebbe l’effetto desiderato, se invece fosse troppo alta potrebbe causare danni alla salute.


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Neurotrofine, lo studio piemontese

Recentemente l’Università del Piemonte Orientale ha cercato di stabilire se l’uso di questo Bdnf a bassa dose, attivato cineticamente in modo sequenziale, possa avere dei benefici. L’idea, come già spiegato, è che possano rallentare la degenerazione e l’invecchiamento del tessuto nervoso, attraverso l’intensificazione dei meccanismi endogeni di protezione. Attraverso esperimenti in vitro, gli scienziati hanno confermato la capacità di assorbimento intestinale del Bdnf, e di attraversare la barriera ematoencefalica.

Bdnf SKA

L’azione di questa proteina dunque, denominata Bdnf SKA, su cellule di coltura in singolo strato, sarebbe di maggior effetto a bassa concentrazione piuttosto che ad una più alta. Potrebbe quindi mantenere la produzione di Ros entro i limiti fisiologici, incrementando la proliferazione degli astrociti. In sostanza, Bdnf SKA si è scoperto essere più efficace del singolo Bdnf, anche per contrastare il danno indotto dallo stress ossidativo. Sarebbe insomma in grado di stimolare la produzione di Bdnf endogeno, sfruttando il recettore TrkB e influenzando l’espressione dell’apoliproteina E. Non è tutto: potrebbe anche influenzare la proteina beta amiloide e la sirtuina, dimostrando così un’attività regolatoria endogena per mantenere la salute di astrociti e neuroni. In conclusione sì, il Bdnf potrebbe rimodulare un ambiente cerebrale danneggiato, e aiutare il recupero in caso di disordini degenerativi di varia natura.

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