NeuroDante: cosa succede al cervello quando si legge Dante?

L'Università La Sapienza di Roma ha pubblicato un interessante studio neuroestetico sulla Divina Commedia

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NeuroDante

L’importanza di Dante Alighieri è ormai innegabile. Soprattutto per la cultura italiana. Molti sono le ricerche che lo hanno vista protagonista. Studi di natura filologica, per esempio. Soprattutto sulla “Divina Commedia“. Anche, però, di ricerche linguistiche. Infine, Dante è al centro di alcune ricerche scientifiche. NeuroDante ne è, dunque, un esempio. Con questa ricerca si è voluto rispondere a una domanda. Come reagisce il cervello quando si legge la “Divina Commedia“?

NeuroDante: cosa c’è da sapere sulla ricerca?

NeuroDante è una ricerca italiana. A cura dell’Università La Sapienza di Roma. E pubblicata il 25 febbraio sulla rivista “Brain Sciences“. La ricerca è, inoltre, consultabile sul sito della rivista. NeuroDante rientra nel campo della neuroscienza. In particolare della neuroestetica. Cos’è, però, la neuroestetica? È un’area di ricerca in cui subentrano le scienze cognitive e l’estetica. Per anni, questo genere di ricerca è stato compiuto su opere d’arte figurative. Quali, per esempio, i dipinti. Solo negli ultimi dieci anni, infatti, la ricerca si è estesa alla letteratura. Questo ramo della neuroestetica è conosciuto come poetica neurocognitiva.


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Come si è svolta la ricerca?

Quarantasette studenti universitari hanno partecipato alla ricerca. Ventitré sono studenti di Lettere. Dodici ragazze. E undici ragazzi. Con una media d’età di circa 25 anni. Ventiquattro sono studenti di facoltà scientifiche. Dodici ragazze. Dodici ragazzi. L’età media era di poco più di 26 anni. I ragazzi hanno ascoltato alcuni estratti della “Divina Commedia“. Tramite le cuffie. Con un’intensità di 65 decibel. In una situazione di relax. Agli estratti seguiva, inoltre, la parafrasi. La scelta degli estratti è stata fatta da alcuni esperti di letteratura italiana. I versi provengono da tutte e tre le cantiche. Per l’Inferno è stato scelto il V canto. Mentre per il Purgatorio il XXX. Infine, per il Paradiso la scelta è ricaduta sul XXXIII canto. Gli estratti sono stati letti da un attore professionista.


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I risultati

I due gruppi di studenti hanno ottenuto risultati differenti. Gli studenti di Lettere hanno dimostrato un maggior coinvolgimento cerebrale. Mentre negli studenti di facoltà scientifiche ha prevalso quello emozionale. I ricercatori hanno, però, sottolineato un altro fattore importante. Per quel che riguarda il gruppo degli studenti di facoltà scientifiche. Quest’ultimi hanno, infatti, apprezzato di più il canto dell’Inferno. Ciò è, con ogni probabilità, legato a una conoscenza più approfondita. Oltre al fatto che gli studenti sono riusciti a riconoscerlo. Nei canti del Purgatorio e del Paradiso si notano grosse differenze tra i due gruppi. L’apprezzamento degli studenti meno esperti diminuisce. E ciò comporta una differenza maggiore nei valori. Che raggiunge il punto massimo con il canto del Paradiso.

NeuroDante: è in arrivo un nuovo progetto?

Il team di ricercatori starebbe lavorando a una nuova ricerca. Il cui nome sarà NeuroDante 2.0. L’obiettivo è, però, differente. I ricercatori vorrebbero, infatti, valutare la risposta emozionale durante l’ascolto di brani letti sia da una voce maschile. Sia da una femminile. Questa ricerca si avvarrà della collaborazione di Lucilla Giagnoni. Attrice italiana. Che è, in questi giorni, impegnata proprio nella lettura dei canti della “Divina Commedia“. Su Rai5.

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