Ieri in Israele si sono svolte migliaia di manifestazioni contro la possibile immunità che si intende concedere al Primo ministro Netanyahu, intaccando, in questo modo, l’autorità della Corte Suprema del Paese che, invece, intende farlo processare.

Le manifestazioni che si sono svolte ieri a Tel-Aviv hanno portato in piazza tutti i partiti d’opposizione, raramente quest’ultimi si sono dimostrati così compatti, come in questo caso.

Le forze dell’ordine non hanno fornito dati ufficiali sulla partecipazione, ma secondo alcuni fotografi che fanno parte dell’agenzia Reuters, sarebbero ventimila le persone che hanno partecipato, mentre gli organizzatori stimano che i partecipanti siano stati ottanta mila.

Ad aprile, Netanyahu è stato confermato per il quinto mandato, nonstante due mesi prima, la procura generale avesse dichiarato l’ntenzione di farlo processare per frode e corruzione, in quanto egli è sospettato di tre casi di concussione.

Nonstante ciò, il primo ministro israeliano si è affrettato a negare e a respingere tali accuse, linquidandole come una caccia alle streghe politica.

Netanyahu, leader del partito Likud e della destra israeliana, ha dichiarato l’intenzione di non dimettersi, neppure nel caso in cui fosse condannato, poichè i suoi elettori gli hanno rinnovato la loro fiducia.

Il primo ministro sa bene che, anche se accusato, egli non ha l’obbligo di dimettersi dalla sua carica, ma nonostante ciò, i suoi fedelissimi, si sono impegnati a trovare una soluzione per concedere al loro leader l’immunità parlamentare .

In attesa delle probabili battaglie legali, i sostenitori del premier intendono trovare una scappattoia legale per proteggerlo dalla decisione della suprema corte di togliergli l’immunità.

In effetti, ciò che dovrebbe far desistere i suoi fedelissmi dal trovare una soluzione per i suoi processi, è l’affermazione stessa del permier, durante le fasi elettorali, secondo la quale, egli non avrebbe voluto fare ricorso all’immunità parlamentare.

Sebbene non siano chiare le intenzioni del premier in merito ai suoi processi, la limitazione dei poteri della Corte Suprema, come estremo tenativo di salvataggio, sarebbe un duro attacco ad un organo indipendente, che il primo ministro stesso ha dichiarato che rimanesse tale.

Da parte sua, l’opposizione ha definito ogni tentativo di proteggere Netanyahu o di limitare i poteri dell’alta Corte, un attacco alla democrazia israeliana.

Il leader d’opposizione Yair Lapid ha dichiarato, durante le manifestazioni, che il premier sta mettendo in atto tutte le strategie possibili per sfasciare la Corte Suprema e il Paese.

Ultimamente, Netanyahu sta cercando di formare una coalizione con l’ala destra ultranazionalista e con i partiti religiosi che gli permetterebbe di avere il controllo del sessantacinque percento del parlamento.

Netanyahu ha tempo fino a mercoledì per formare un governo, altrimenti, se non sarà in grado di farlo, egli potrà chiedere ad un altro membro del parlamento di provare a farlo.

Bisogna dire che, sino ad oggi, nessun partito politico ha mai raggiunto la maggiornaza assoluta in parlamento senza ricorrere ad una coalizione.

Per Netanyahu, dunque, la strada è ancora in salita.

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