Netanyahu Premier: ultima (disperata) offerta a Bennett

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Il premier Benjamin “Bibi” Netanyahu rischia tutto e invia l’ultima (disperata) offerta a Naftali Bennett. Il suo rivale. La speranza è di trascinare dalla sua parte il leader di Yamina, dopo mesi di temporeggiamenti. Quindi Bibi resterà al potere?

Ultima offerta del Premier Netanyahu?

Rientrata la crisi a Gaza, ora la guerra per Benjamin Netanyahu sarà quella sul fronte interno. Sì, perché il franco tiratore Naftali Bennett, leader del partito di destra Yamina, è in procinto di annunciare la formazione di un governo di coalizione con il centrista Yair Lapid. Il capo di Yesh Atid. Proprio oggi Bennett e Lapid si sono incontrati per discutere gli ultimi dettagli. I due leader hanno convenuto che Bennett avrebbe assunto per rimo l’incarico di primo ministro fino a settembre 2023. Dopodiché sarebbe subentrato Lapid alla guida della coalizione per il tempo rimanente. Ossia fino a scadenza del mandato, a novembre 2025. Salvo circostanze impreviste, l’annuncio sarà diramato nelle prossime ore.

Imprevisti e coincidenze

Ma è proprio sulle circostanze impreviste che punta Benjamin Netanyahu. Oltre che sulla volubilità di Bennet. Come (disperata) offerta dell’ultimo minuto, il Premier ha proposto un esecutivo “tutto di destra”. Il quale includerebbe non solo Naftali Bennett ma anche Gideon Saar, il capo di New Hope. Come suo solito, Netanyahu ha proposto una premiership a rotazione tra i tre leader politici. Una proposta sostenuta dai partiti religiosi, come la fazione sionista di destra di Bezalel Smootrich. Eppure, Saar ha già declinato la proposta, annunciando su Twitter che il suo partito “resta allineato alla sua posizione”. Rimpiazzare Netanyahu. Incerta, invece, la decisione di Yamina. Soprattutto perché Bennett dovrà convincere gli esponenti del suo partito a scegliere Lapid, il cui mandato scadrà a giugno.


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Bennett affonda il premier Netanyahu?

Nel corso di una riunione straordinaria della fazione nella città di Ra’anana, dove abita, Bennett ha ragguagliato i suoi circa gli “eventi degli ultimi giorni e sui suoi sforzi per formare un governo stabile e funzionante“. In particolare, il leader di Yamina ha spiegato ai parlamentari perché stava sostenendo il “blocco del cambiamento” per cacciare Netanyahu. In effetti con Bennett a bordo, ansioso di diventare primo ministro, Lapid e il suo improbabile mix di partiti anti Netanyahu sembrano godere del sostegno sufficiente per garantirsi i 61 seggi alla Knesset. Tuttavia, il rischio di defezioni o astensioni alla votazione finale esiste. Dunque, la situazione rimarrà incerta fintantoché il consesso non approverà il nuovo governo. Solo allora l’esecutivo acquisirà legittimazione.

Il Kingmaker diventa Premier

Naftali Bennett, vero kingmaker dopo le elezioni del 23 marzo, terrà una conferenza stampa alle 20:00 (ora locale) per annunciare la sua decisione. Se entrerà in coalizione con Lapid, come ci si aspetta, il leader di Yamina volterà le spalle una volta per tutte a Netanyahu, mettendo fine a settimane di tentennamenti. E cambi di casacca. Del resto, il suo comportamento rende chiaro che l’obiettivo di Bennett sia sempre stato quello di diventare premier. E che sia disposto a tutto pur di raggiungerlo. In questo caso, il leader di Yamina, ex militare delle IDF, sarebbe anche il principale artefice dell’archiviazione di Netanyahu. Dopo più di 12 anni al potere. “Il partito sostiene all’unanimità Bennett e i suoi sforzi per stabilire un governo e prevenire una quinta elezione“, afferma una nota di Yamina. Senza fornire però ulteriori dettagli.


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Il premier Netanyahu

Se all’inizio lo sforzo era quello di scongiurare la quinta elezione in poco più di due anni, ora per Netanyahu la questione riguarda la sua stessa sopravvivenza politica. Del resto, in oltre 12 anni di potere Bibi ne ha accumulati di nemici. Alcuni perché disillusi, come nel caso di Benny Gantz. Il leader di Blu Bianco che Netanyahu aveva lusingato con la promessa di una leader condivisa, poi rivelatasi una scusa per rimanere al potere. Altri perché contrari alla sua figura polarizzata e polarizzante della scena politica israeliana. Cui si aggiunge il processo di corruzione avviato nei suoi confronti. Eppure, per Netanyahu è essenziale rimanere al potere. Anche mentre è sotto processo. Tanto che ha usato il suo ufficio come palcoscenico per raccogliere consensi. E scagliarsi contro la polizia, i pubblici ministeri e i media.

La speranza è l’ultima a morire

Come si dice, la speranza è l’ultima a morire. E Netanyahu non è certo tipo da darsi per vinto. Lungi dall’essersi arreso, il leader di Likud proverà tutte le opzioni che gli consentano di rimanere al potere. D’altronde, se i suoi avversari non riusciranno a formare una coalizione entro giugno l’unica via sarà quella di indire nuove elezioni. E riaprire i giochi. Il che darebbe un’altra chance a Netanyahu per creare un parlamento favorevole a concedergli l’immunità dalle accuse. Oltre che la premiership. Al contrario, se Bennett e Lapid avessero successo, per Netanyahu sarebbe la fine. Perché si ritroverebbe nella posizione di leader dell’opposizione. Per di più dovendo gestire i dissidi interni al suo stesso partito, il Likud. Anche se la speranza è l’ultima a morire, alla fine muore.


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Naftali Bennett

Sebbene non ci sia ragione per la quale Bennett rifiuti una coalizione che lo veda primo ministro, anche solo per due anni, fonti interne di Yamina suggeriscono che molte questioni rimangano da approfondire. Gli accordi finali della coalizione saranno firmati entro lunedì e presentati alla Knesset. Dunque, la cerimonia del giuramento potrebbe aver luogo già mercoledì. Nonostante Lapid abbia, per legge, una settimana di tempo per presentare la squadra di governo per il voto di fiducia. Eppure, alcuni parlamentari di Yamina hanno manifestato qualche riserva a entrare in coalizione con il partito centrista per sostituire Netanyahu. Ragion per cui saranno invitati a dimettersi entro lunedì. Questo perché è necessario il sostegno di almeno sei dei sette parlamentari di Yamina per la maggioranza.

Perché salta l’accordo Bennett Netanyahu?

Nel frattempo, fonti di Yamina hanno accusato Netanyahu di aver mentito sull’accordo con il Likud per il raggiungimento di un governo delle minoranze della destra. In un video di tre minuti pubblicato sui social media venerdì, Netanyahu ha affermato che i negoziatori del Likud e di Yamina hanno raggiunto quello che ha definito un accordo di vasta portata. Che però Bennett si è rifiutato di firmare. Inoltre, Netanyahu ha accusato Bennett di aver rifiutato un governo di destra e di aver cercato piuttosto di diventare primo ministro di un “governo di sinistra”. “Naftali Bennett sta correndo a sinistra“, ha detto Netanyahu. “Questo va contro tutti i loro principi e promesse e tutto il necessario per garantire il futuro del nostro Paese“.

Le accuse del premier Netanyahu

Nello specifico, Netanyahu ha osservato che durante l’operazione Guardiano dei muri, Bennett e il suo braccio destro, il deputato Ayelet Shaked, abbiano escluso un governo di cambiamento. Prima di avvertire che Bennett e Shaked stavano mettendo in pericolo il paese, la terra di Israele e le IDF. “O era uno spettacolo o non hanno valori”, ha detto Netanyahu. Oltretutto, il Premier ha ribadito che Bennett avrebbe ancora potuto rifiutare l’offerta del moderato Yair Lapid. Il quale pare a sua volta cauto nel confronti del doppiogiochista Naftali Bennett. “Non so se formeremo un governo o meno“, ha scritto Lapid su Facebook. “Non stiamo lasciando nulla di intentato, facendo tutto il possibile, ma non dipende solo da noi“.


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Yair Lapid

Dal canto suo, Lapid ha precisato che se avesse avuto molti più seggi rispetto ai 17 ottenuti dal suo partito, Yesh Atid, avrebbe cercato di formare un governo di unità con gli stessi partner oggi coinvolti. Di destra, di sinistra e di centro. Il tutto per un bene superiore: quello del Paese. “Ho delle riserve, ovviamente, incluso il numero di ministri che sembra che avremo e le questioni che abbiamo deciso di non toccare nel primo o due anni fino a quando non saremo in grado di portare una certa stabilità“, ha scritto Lapid. “Ma comunque, date tutte le opzioni, questa è quella che sceglierei”. “Lo sceglierei perché abbiamo bisogno di un governo con religiosi e laici insieme, dove Sinistra e Destra si uniscono con un grande blocco centrista nazional-liberale, dove ebrei e arabi che pensano e dicono ad alta voce che credono nella convivenza, vivendo qui insieme“.

Un moderato al posto del premier Netanyahu?

Ai sostenitori di Benjamin Netanyahu, Yair Lapid ha ricordato che in una democrazia viva a volte la leadership cambia. “Il compromesso non è una parolaccia, ma la base dell’esistenza condivisa“, ha spiegato. “Le persone che la pensano diversamente da noi non sono nemici e non vogliono farci del male“. E ancora. “Se formiamo questo governo, tra sei mesi ci saranno persone che saranno sorprese di scoprire che non ha reso Israele meno ebreo o meno sionista“. Ma “Ha solo ridotto il livello di violenza e rabbia, ha portato crescita e prosperità, e ci ha ricordato che siamo migliori di quello che abbiamo ora“.