Nessun legame tra coronavirus e smog

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coronavirus e smog: nessun legame

Nessun legame tra coronavirus e smog“, così si legge in una nota firmata da 70 scienziati e formulata dalla Società italiana di aerosol. La società ha deciso di far sentire la propria voce dopo le notizie diffuse nei giorni scorsi da un gruppo di ricercatori, secondo cui coronavirus e smog potevano essere correlati. Questi 70 esperti, invece, hanno fatto notare come non esista alcuna correlazione provata tra coronavirus e smog.

Coronavirus e smog: nessuna prova di un legame

“Ad ora non è stato dimostrato alcun effetto di maggiore suscettibilità al contagio al Covid-19 dovuto all’esposizione alle polveri atmosferiche”. Queste sono le parole della nota informativa che la Società di aerosol ha scritto.

Queste parole sono diventate necessarie dopo che un gruppo di ricercatori aveva condotto uno studio sulla correlazione tra coronavirus e smog. Il gruppo di ricercatori aveva messo in relazione i due fattori. Ed era giunto alla conclusione che il virus raggiungesse una più vasta diffusione nelle aree in cui si registrano i tassi più alti di smog.

A seguito di quello studio, quindi, anche la Società di aerosol (Las) ha deciso di far pervenire un suo parere. L’intento, chiaramente, è quello di ricordare a tutti che le attuali conoscenze sulla diffusione del coronavirus “sono ancora molto limitate“. Questo, secondo la Las, “impone di utilizzare la massima cautela nell’interpretazione dei dati disponibili”.

Il legame tra smog e malattie

Nonostante le attuali incertezze che esistono relativamente alla diffusione del coronavirus, è un dato di fatto che l’esposizione ad alte concentrazioni di smog e polveri favorisca l’insorgere di malattie cardiovascolari e respiratorie.

A sua volta, l’esistenza di malattie di tale tipo comporta un peggioramento delle condizioni di salute dei contagiati di Covid-19. Tuttavia, come ribadisce la Las, “ad ora non è stato dimostrato alcun effetto di maggiore suscettibilità al contagio” dovuto all’esposizione alle polveri.

Invece, non ci sono ragioni per escludere che le condizioni meteo possano favorire la diffusione del virus. Umidità e bassa temperatura, infatti, creano un ambiente favorevole alla vita dei virus.

Comunque, sostiene la Las, “la covarianza fra condizioni di scarsa circolazione atmosferica, formazione di aerosol secondario, accumulo di Pm in prossimità del suolo e diffusione del virus non deve, tuttavia, essere scambiata per un rapporto di causa-effetto“.

Nei prossimi mesi, i ricercatori condurranno studi ed indagini più approfondite, prima di stabilire quali siano le condizioni che incentivano la diffusione del nuovo coronavirus. Nel frattempo, la Las fa sapere che “si ritiene che la proposta di misure restrittive di contenimento dell’inquinamento come mezzo per combattere il contagio sia, […] ingiustificata“.

Tuttavia, conclude la stessa nota, “è indubbio che la riduzione delle emissioni antropiche, se mantenuta per lungo periodo, abbia effetti benefici sulla qualità dell’aria e sul clima e quindi sulla salute generale“.  

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