Nel caos politico, le imprese straniere scappano dall’Italia

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Nel tempo in cui  in Italia nasce il movimento delle “sardine” per  creare opposizione all’opposizione. mentre il governo non trova un equilibrio e laddove  il premier  Conte non chiarisce la propria situazione riguardante l’argomento Mes , non si è capaci di difendere il tesoro che l’Italia possiede.

Le aziende, dal settore manifatturiero ai servizi.

Un dato prevaricante è l’analisi delle aziende straniere che investono nel made in Italy, Le multinazionali straniere presenti in Italia sono 14.007 e fatturano quasi 530 miliardi di euro. Numeri significativi. Secondo l’Istat che ha condotto un’indagine , le imprese estere generano un valore aggiunto di 104 miliardi di euro e investono 12 miliardi di euro 3 dei quali in ricerca e sviluppo.

Il grafico in apertura mostra i dieci paesi dove hanno sede le società che controllano il maggior numero di aziende in Italia. Nella classifica generale, che quindi somma società attive nell’industria e nei servizi, gli Stati Uniti d’America sono al primo posto con 2.347 società attive all’interno dei confini italiani. Al secondo e terzo posto due storici partner europei dell’Italia: la Germania, con 1.955 imprese, e la Francia che ne conta 1.930.

Oltre agli Stati Uniti d’America, spicca nell’elenco c’è un altro Paese che non proviene dal continente europeo: il Giappone, con 461 società controllate. Scorporate tra industria e servizi, podio e top ten di fatto non cambiano, guidano sempre gli Usa che contano 645 società industriali e 1.702 nei servizi.

Numeri interessanti per l’economia domestica , ma in questi ultimi anni L’Italia è scesa al penultimo posto nell’Ue per investimenti diretti esteri.

Un dato che, secondo la Cgia, dipende da diversi fattori, le troppe tasse, l’eccesso di burocrazia, la giustizia lenta, i tempi di pagamento della Pa tra i più elevati in Europa.

Investimenti che nel 2018 sono stati pari a 361,1 miliardi di euro, il 20,5% del Pil. Solo la Grecia, tra i paesi dell’Ue monitorati dall’Ocse, registra un risultato peggiore con investimenti per il 16% del Pil. A guidare la classifica troviamo invece l’Irlanda, con un tasso del 261,5% del Pil. Anche grazie a un sistema di tassazione agevolato, sottolinea ancora la Cgia.

In questo ultimo anno abbiamo assistito a dei lasciti importanti del nostro paese, ovvero, quello delle multinazionali in crisi, come , ArcelorMittal, Embraco, Whirlpool e tanti altri.

E’ ora che il governo cominci a strutturare riforme all’altezza delle eccellenze del nostro paese dal settore industriale, a quello agricolo e a quello dei servizi, e sono proprio queste risorse che ci ricordano che l’Italia non può diventare come la Grecia.