Nel 1998 L’Afghanistan tremò: un inferno di macerie

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terremoto afghanistan 1998

22 anni fa, il 30 maggio 1998, l’Afghanistan tremò. Un terribile terremoto devastò una terra già estremamente provata. Solo poco tempo prima, nel febbraio del medesimo anno, un terremoto aveva causato distruzione e seminato migliaia di vittime. La guerra civile, imperversante da anni, aveva già messo in ginocchio la popolazione e l’intero paese.

Il terremoto del 30 maggio 1998 sconvolse per la sua potenza e le drastiche conseguenze. Il sisma è stato infatti di intensità pari a 6 gradi della scala Richter. Il bilancio delle vittime risultò impressionante con circa 5000 morti accertati tra uomini, donne e bambini. Interi villaggi rasi al suolo, infrastrutture devastate ed animali uccisi. Il terremoto si avvertì anche ad ampia distanza a Kabul (capitale dell’Afghanistan), a Samarkara (nel sud-est dell’Uzbekistan) e ad Islamabad (capitale del Pakistan).

La zona colpita: il Nord-est dell’Afghanistan

È una zona remota e di difficile raggiungimento. Una terra prevalentemente montuosa ed impervia, la cui popolazione non è densamente distribuita.

Il nord-est dell’Afghanistan era l’ultima porzione di territorio non ancora conquistata dagli integralisti islamici, i Talebani. Infatti, il controllo era esercitato dal Fronte Islamico Unito per la Salvezza dell’Afghanistan, ovvero l’opposizione.

“Le colline si sono afflosciate le une contro le altre creando un grande cratere”, testimonianze che rendono solo in minima parte l’idea di ciò che purtroppo si è verificato.

Si tratta di una zona dichiarata ad alto rischio sismico. Tuttavia, come spesso accade nei paesi afflitti da povertà e sottosviluppo, non vi era alcuna forma di equipaggiamento precauzionale al fine di limitare i danni di una simile evenienza. Alcuna forma di protezione era presente, la totale assenza di tecnologia ed avanguardia edilizia, antisismica, determinarono il disastro. Le case erano principalmente costruite con mattoni in fango e basate su fondamenta poco profonde, quindi estremamente instabili e pericolanti. Tale condizione fu la causa per la quale molti villaggi rimasero letteralmente sepolti a causa delle frane.

Circa 140 bambini rimasero uccisi dal crollo della scuola in cui si trovavano a Rostaq ed altri a Chaib.

Difficoltà nel prestare soccorso

In una simile situazione catastrofica anche i soccorsi non furono tempestivi. Numerose le organizzazioni non governative che si mobilitarono nelle operazioni di aiuto. Fondamentale il contributo fornito dalla Croce Rossa, dai soccorritori delle Nazioni Unite.

Tuttavia, gli interventi furono molto complicati per via di una fitta serie di circostanze ed ostacoli. Primo fra tutti, la zona colpita, così descritta da un operatore umanitario “Ci vorranno cinque giorni per raggiungerla a cavallo o a dorso d’asino, non ci sono strade che collegano questa regione al resto del mondo”.

Le notizie stesse sul sisma arrivarono in ritardo in quanto la zona, scollegata dal resto del mondo, non godeva di un sistema di telecomunicazioni efficiente. Inoltre, a causa dei tumulti politici che infestavano la regione risultò complicato apprendere in tempo utile la situazione allora attuale.

Le cattive condizioni meteorologiche rallentarono ulteriormente i soccorsi. Forti piogge impedivano completamente la praticabilità delle strade ed altrettanto impedivano l’uso di aerei per provvedere alla distribuzione di aiuti umanitari.

Estremamente penalizzante la condizione femminile in un simile frangente. Moltissime donne morirono, per via di ferite anche facilmente curabili, a causa della cultura locale. Infatti, i medici uomini non potevano curare le pazienti di sesso femminile. Al contempo le donne non potavano operare in campo medico.

La commistione tra povertà, una guerra civile incessante e l’arretratezza del territorio ha reso le conseguenze del sisma ulteriormente tragiche e drammatiche, elevando all’ennesima potenza il numero delle vittime, di persone umane.

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