Nel 1963 si spegneva Papa Giovanni XXIII

La fine di un grande Papa

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Il 3 giugno 1963 moriva Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono”.

Figura fondamentale nel processo evolutivo della Chiesa Cattolica, Papa Roncalli ha segnato una trasformazione fondamentale al suo interno.

Nato a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, ha vissuto un’infanzia tipica dell’ambiente di campagna, soprattutto di fine 800, realtà dura, ma anche ambiente sereno.

La sua carriera ecclesiastica l’ha portato ad affrontare esperienze molto impegnative, in Bulgaria come visitatore apostolico, dove rimase ben dieci anni.

Esperienza che lo forgiò profondamente, come anche il successivo incarico a Istanbul, durante il secondo conflitto mondiale, quando riuscì a salvare i passeggeri, tutti bambini, di una nave diretta ai campi di sterminio tedeschi.

E poi ancora Parigi e il Patriarcato di Venezia, dove da cardinale visse una vita umile, a contatto con il popolo, senza formalismi, secondo la sua concezione del ruolo che ricopriva.

Riuscì anche a mantenere i contatti con le chiese separate, in un percorso assolutamente innovativo per l’epoca.

Quando Papa Pio XII morì, con sorpresa di molti fu eletto al soglio di Pietro proprio Angelo Roncalli.

E come detto, la Chiesa Cattolica iniziò un grande cambiamento, culminato, nel suo papato, con il Concilio Vaticano II.

Probabilmente, i cardinali che lo elessero pensarono più a un “Papa di transizione”, e per la sua età avanzata e per la sua innata umiltà. E invece, da quel momento il cambiamento fu attuato.

Durante il suo papato ci sono stati momenti davvero unici, anche per le forti emozioni che sapeva trasmettere.

Così, la visita ai carcerati, iniziata con “Non potete venire da me, così vengo io da voi…”

E poi, come non ricordare il “discorso della luna”, quell’11 ottobre 1962, quando in un contesto di parole toccanti, concluse con “Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa”.

Come rimanere insensibili a tanta tenerezza? Impossibile.

Forse era proprio tutta qui la sua grandezza: saper parlare alla gente dritto al cuore, e, contestualmente, riuscire ad affrontare situazioni politiche, sociali ed umane con grande capacità.

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