I pionieri del Thrash/Black italico si raccontano in un’intervista post concerto!

Perdonerete il gioco di parole del titolo ma non ho resistito. Per chi non conoscesse i Necrodeath, sono i pionieri del thrash/black metal della scena underground italica.

La loro volontà di rimanere nell’undergrond e di non affidarsi alle major ce lo hanno spiegato bene nell’intervista ma, nonostante non siano diventati “VIP” (perdonate la pessima parola) hanno comunque avuto una fama mondiale di tutto rispetto. Band di un certo calibro li annoverano fra i loro ascolti.

Il gioco di parole del titolo è dato dal soprannome del Batterista, nonché fondatore della band, che, per l’appunto, è Peso, e il fatto che loro nonostante abbiano voluto restare nel “sottosuolo” della musica hanno avuto una grossa influenza per molti artisti (appunto un certo peso).

Ma entriamo nel vivo dell’intervista fatta questa estate, il 27 luglio, a L’Aquila in occasione del Sant’Anger Rock Fest 2018.

Siete tra le band pioniere del trash/black dell’underground italiano. Da quando avete iniziato a suonare, come si è evoluta la scena?

Torniamo indietro al 1984. Noi abbiamo iniziato sotto il nome di Ghostrider, ma l’anno dopo abbiamo deciso di cambiare nome in Necrodeath (quest’anno festeggiamo i 33 anni).

La scena musicale si è trasformata tutta, solo una cosa è rimasta uguale, come anche negli anni ‘50/’60, ovvero salire sul palco, suonare dal vivo, senza trucchi e senza inganni, ovvero senza basi e senza cazzate varie. Per il resto è cambiato tutto, li metodi di registrazione, i meccanismi delle case discografiche, il mercato musicale, l’intervento di internet che, da una portato dei vantaggi, ma anche degli svantaggi, per cui è cambiato tutto, questo non solo nella scena thrash ma della musica in generale. Ripeto l’unica cosa che ancora non cambia è salire quel gradino li salire sul palco e fare quello che sei capace di fare.

A proposito di “tempi Moderni”, mi è capitato di intervistare delle giovani band anche del nord Europa, che vogliono portare il metal ad un nuovo livello ovvero modernizzandolo. Ad esempio il death metal o il thrash metal vengono talmente tanto stravolti da non essere più quel genere. Tu cosa ne pensi?!

Sono ancorato ai miei albori, ascolto ancora ciò che ascoltavo negli anni ottanta, ma ascolto anche Kreator e Voivod che sono fedeli alla vecchia scuola nonostante i vari modernismi che mi stai dicendo tu. Noi apparteniamo alla vecchia scuola, abbiamo fatto degli album un po’ sperimentale come in Draculea dove abbiamo abbassato il tiro, oppure in IDIOSYNCRASY dove abbiamo composto un pezzo di solo 40 minuti, ed è quello che io chiamo album progressivo, anche se sempre black e thrash facciamo. Le nostre radici son quelle e non sono così presente sulla scena da essere aggiornato su queste nuove cose. Comunque ben vengano le novità.

Nel 2009 c’è stato un festival in Liguria dove avete suonato insieme agli Entombed, in quell’occasione L.G. Petrov si è gasato tantissimo nel condividere lo stage con voi. Vi ha fatto effetto questa cosa? In fondo loro vengono riconosciuti come tra i fondatori del death metal.

Si esatto Entombed e Rotting Christ. Ci sono gruppi che hanno una fama maggiore della nostra, che siamo rimasti sempre nell’underground un po’ per scelta nostra perché siamo una band indipendente che non ha mai firmato contratti più lunghi di un anno con le case discografiche, ripeto, per una nostra scelta, e non ci siamo mai appoggiati ad una agenzia in 33 anni, ci siamo sempre autogestiti. Questa libertà la paghi perché non ti permette di fare il grande salto, dall’altra parte nessuno deve chiedere il permesso se “deve andare a pisciare”. Lars è un nostro fan come Phil Anselmo oppure i Cradle of Filth. Molte band nate negli anni ’90 hanno avuto moto di ascoltare i nostri album targati 1987 e 1989. Siamo una band underground cult perché uno straccio di nome nella nicchia del mondo musicale l’abbiamo raggiunto.

Intervista con Peso membro fondatore e batterista della thrash/black metal band Necrodeath
Intervista con Peso membro fondatore e batterista della thrash/black metal band Necrodeath

Tornando al discorso del old schoo:, andando avanti nel tempo, si perderà il discorso del old school oppure ci sarà sempre chi lo porterà avanti?

Il thrash, anche grazie a nomi come Metallica e Slayer, che hanno impostato le radici, sarà una cosa che durerà, molto più del power che, attualmente, è un po’ sceso nonostante abbia fatto numeri più grossi del thrash. Ma la nicchia thrash è molto solida secondo me.

Forse perché essendo di nicchia, come tu dici, magari quei pochi lo portano avanti!?

Ma guarda, noto che ai concerti i fedeli ci sono sempre.

Questa probabilmente è più una considerazione personale più che una domanda. C’è una canzone nel Vostro nuovo disco che mi ha fatto impazzire e si avvicina molto al sound dei Satyricon, che avete suonato anche questa sera…

Si, The Triumph of Pain. E’ il nostro singolo, avevamo bisogno di un pezzo un po’ lento, con un ritornello accattivante, che rimanesse in mente con una linea melodica a seguire. Diciamo che rispetto a tutti gli altri pezzi, che sono stati più istintivi, questo lo abbiamo gestito a tavolino in modo che rimanesse più impressa, con questa apertura di chitarre, ma restano sempre note con accordi minori e dissonanze. Si, commerciale ma sempre con un marchio molto black.

Passiamo ad altro argomento. Come fate a conciliare tutto, concerti, lavoro etc.

Guarda siamo tutti quanti indipendenti. Io ad esempio lavoro nella scuola di musica di Pier Gonella, oppure anche G.L. e Flegias hanno un lavoro in proprio che riescono a gestirsi come vogliono. C’è  da dire comunque non è facile tutto ciò, quest’anno c’è il tour che sono 33 date e dobbiamo sempre gestire con molto anticipo per riuscire a far combaciare anche gli altri impegni.

Parliamo del tour quante altre date avete oltre quella di oggi e domani?

A Genova setimana prossima, il giorno dopo al Padova Metal Festival ed il giorno dopo ancora ad Udine. Dopo una settimana di vacanza a Taranto al Rock Metal Festival, e chiudiamo l’estate con l’Agglutination. Riprenderemo in autunno e finiremo, entro gennaio, l’ultima parte di queste 33 date in Europa. L’obietto sono 33 anni, perché sono 33 anni del disco, 33 anni del nome, l’età della morte di Cristo, dura 33 minuti. Insomma gira tutto intorno al numero 33.

Quando andate all’estero, trovate differenza con il pubblico?!

Guarda noi suoniamo da così tanti anni che ormai i nostri fan li conosciamo per nome. Comunque il pubblico italiano è il migliore in assoluto ed è anche quello a cui siamo più affezionati. Quelli più freddi sono i danesi, abbiamo suonato al The Rock a Copenaghen non si è mosso nessuno, tutti con le braccia conserte.

Vi è mai capitato che una serata non andasse come sperato?

Guarda se una serata non va bene molto spesso dipende dagli organizzatori, ma il nostro lavoro lo facciamo sempre. Ad esempio è capitato che abbiamo suonato per il barista.

Articoli e link Correlati:
https://www.periodicodaily.com/santanger-rock-fest-2018-i-necrodeath-nel-capoluogo-abruzzese/
https://www.periodicodaily.com/santanger-rock-fest-prima-edizione-musica-estrema-per-gente-estrema-live-review/
http://www.necrodeath.net/
https://www.facebook.com/necrodeath.official
https://www.instagram.com/necrodeath.official

“The Age of Dead Christ” l’ultimo album dei Necrodeath!

Condividi e seguici nei social

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here