La terra della ‘ndrangheta ha subito gravi perdite a seguito del blitz effettuato in mattinata dal Comando Provinciale di Reggio Calabria. L’inchiesta nasce nel 2013 ad opera del Procuratore Calogero Gaetano Paci e della dott.ssa Giulia Pantano ed a scontarne le colpe sono oggi 18 indiziati:

.ALVARO Raffaele, cl. 65, “Pagghiazza”;
2. ALVARO Carmine, cl. 59 “u bruzzise”;
3. ALVARO Giuseppe, cl. 43 “u trappitaru”;
4. ALVARO Carmine, cl. 71 “u limbici”;
5. ALVARO Domenico, cl. 77;
6. ALVARO Carmelo, cl. 60 “Carmine Bin Laden”;
7. ALVARO Paolo, cl. 88;
8. LA CAPRIA Giuseppe, cl. 71;
9. ROSSI Francesco, cl. 57;
10. RUGNETTA Rocco, cl. 83;
11. BONFORTE Antonino, cl.57, “u topu”;
12. NAPOLI Saverio, cl. 68;
13. CALABRO’ Rocco, cl. 68;
14. SERGIO Francesco Paolo, cl. 89;
15. RUGOLINO Domenico, cl. 66;
16. FOTI Giuseppe, cl. 55;
17. CALLEA Sebastiano, cl. 57;

18. ALVARO Giuseppe, cl. 32, “u rugnusu” (arresti domiciliari).

Le accuse mosse ai nomi sopra indicati riguardoano la pratica di estorisione, truffa fraudolenta e scopi di associazione mafiosa. Il risultato dell’inchiesta che ha portato lo smascheramento dei 18 uomini, ha avuto anche il merito di individuare la cosca ALVARO, di massima rilevanza e influenza nelle zone di Oppido, Mamertino, Sinpoli, Cosoleto e Delianuova. In quest’ultima l’esempio mafioso viene dato dal primo cittadino, ormai sottoposto a fermo per i suoi contatti con la ‘ndragheta, Francesco Rossi, da tre anni a capo della città.  Egli è incolpato di arricchimenti illecite tramite appalti pubblici.
La riuscita dell’operazione è dovuta alla continua sorveglianza della “casetta”, luogo di incontri tra esponenti mafiosi e punto di riferimento per la cosca Alvaro: essa è situata tra Gambarie e Delianuova, lungo la SS 183. Il casolare di contrada Scifà ha garantito il riconoscimento di altre associazioni mafiose: quali i “PELLE-Gambazza” di San Luca, dei “MOLLICA” di Africo, dei “RUGOLINO” di Catona, “IETTO” di Natile di Careri, “CONDELLO” di Varapodio, “CALLEA” di Ortì, “MORABITO”  di Archi, “SCOPELLITI” di Melia di Scilla, i “GUADAGNINO” e i “PAPALIA” di Delianuova, i “MAZZAGATTI” di Oppido Mamertina e “LAROSA” di Giffone.

La cosca mafiosa si occupava della riscossione del pizzo per i lavori di difesa costiera tra Cannitello e Santa Trada, ma anche delle realizzazione dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, è stato inoltre rinvenuto un accordo tra la Roda Spa ed alcune ditte che celano il nome degli Alvaro. Per ragioni di precauzione sono state quindi sequestrate società che hanno riscontrato rapporti e legami con la mafia calabrese: R.R. APPALTI E COSTRUZIONI S.r.l.,Ditta Costruzione Flores Eufemia s.r.l., Immobile ubicato in Sinopoli c.da Scifà.

Il successo del 24 settembre 2018 rappresenta una conquista per lo stato italiano, tuttavia allo stesso tempo rammenta al popolo quanto il sistema mafioso sia radicato nella terra italica e costantemente in contatto con le amministrazioni. La mafia è dunque una rete troppo salda e che troppo spesso riesce ad ottenere il proprio guadagno.

Condividi e seguici nei social

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here