Nba, il punto di inizio stagione

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Stagione accorciata, off-season brevissima, partite rinviate causa Covid e altre giocate con squadre ridotte all’osso per il coronavirus: la NBA è partita in fretta e furia per non perdere gli introiti derivanti dal giorno di Natale, il più remunerativo della stagione con le Finals, ma non sono mancati, ovviamente, i temi di campo che hanno regalato numerosi spunti agli appassionati. Andiamo a fare un primissimo punto della situazione.

Conferma Lakers

Sulla carta sono stati proprio i campioni in carica ad uscire più rinforzati dalle trade di quest’autunno: Harrell e Schroder (oltre a Gasol) hanno regalato un salto di qualità importante alla panchina dei Los Angeles Lakers, trascinati ovviamente da LeBron James e Anthony Davis. Insomma, il divario sui competitors diretti è aumentato e lo dimostrano anche le prime uscite stagionali: 8-3 è il miglior bilancio fino a questo momento dell’intera lega. Pochi dubbi sul fatto che siano i gialloviola i favoriti principali per la vittoria dell’anello, anche quest’anno, come d’altronde confermano le quote dei siti di scommesse e casino online con bonus più consultati in Italia.

Clippers e Bucks sono le rivali più accreditate: i primi viaggiano con 7 vittorie e 4 sconfitte ma il -50 all’intervallo contro Dallas (record assoluto in NBA) e la sconfitta coi Warriors dopo essere stati avanti di 22 lasciano più di un’ombra su quest’inizio stagione. Più regolare il cammino di Milwaukee che viaggia spedita in attacco, nonostante Antetokounmpo sia ancora in fase di rodaggio, ma che è chiamata a sistemare i numerosi problemi in fase difensiva.

Ci si aspettava molto dai Brooklyn Nets e le prime uscite stagionali sembravano dar ragione a chi vedeva il roster affidato a Steve Nash già in grado di competere per i massimi obiettivi: in realtà ad oggi il record è negativo (5-6), nonostante Durant (coi fisiologici alti e bassi) sembri già recuperato dopo un anno e mezzo di inattività. Preoccupa Irving, alle prese coi “soliti” problemi personali: dal suo recupero dipenderà la stagione dei Nets.

Tra le note positive vanno sicuramente aggiunti i Phoenix Suns, ringalluzziti dall’arrivo di Chris Paul, così come Boston, Miami e Philadelphia che hanno mostrato subito buona solidità prima dei problemi di contagi Covid che hanno segnato gli ultimi giorni. Sorprende, in positivo, Golden State: i Warriors, trascinati da Curry, dopo la scorsa stagione – disastrosa – e nonostante l’infortunio di Thompson, hanno un bilancio in attivo (6-4): la strada per il vertice è ancora lunga ma Kerr ha buon materiale tra le mani.

Delusioni? Atlanta era considerata tra le possibili rivelazioni ma paga screzi interni e già molti infortuni, Houston non decolla e di fatto acuisce i “mal di pancia” di Harden, Toronto è ormai lontanissima parente della squadra che vinse l’anello nel giugno 2019 (2-7 l’attuale bottino) mentre Washington era attesa dalla stagione del rilancio che sembra però già compromessa.

La corsa all’MVP

Per quanto riguarda i singoli, da registrare subito il ritorno ad altissimi livelli di Steph Curry: il due volte MVP della regular season, al netto di un’ultima prestazione negativa contro i Raptors, ha fatto faville. Il career-high (62 punti) contro Portland e i 15 minuti che hanno ribaltato i Clippers testimoniano la voglia di uno dei due “splash brothers” di tornare al vertice.

Detto di Durant, Giannis e Davis, da segnalare anche l’ottimo momento di Zach LaVine (Chicago Bulls), il record di LaMelo Ball (più giovane di sempre a realizzare una tripla doppia), l’ottimo inizio di Jokic, la sorpresa Pritchard (rookie dei Boston Celtics) e il ritrovato Pascal Siakam che però non basta a rendere i Raptors una seria contender ad est. Ma la copertina non può che andare a Luka Doncic: lo sloveno, superate le prime due-tre partite di rodaggio, sta già incantando con numeri (in campo e statistici) fuori dal normale. Per molti sarà lui il prossimo MVP.

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