Nazionale, critiche a Ventura e prosegue l’avventura: vizio di natura fino alla morte dura

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E’ un gioco di parole che conserva tutti gli ingredienti di questa ricetta tecnica, adottata dalla FIGC per rilanciare la Nazionale di calcio.

Non è nemmeno terminato il girone di qualificazione ai prossimi Mondiali di Russia che il povero Giampiero Ventura è stato messo sotto scacco dai guru giornalistici di tutta la nazione.

Tutto aberrante, dalle scelte tecniche a quelle tattiche, dagli stage alle scelte dei titolari, dai moduli alle sostituzioni in gara.

Semplicemente un uomo sbagliato nel posto sbagliato.

Eppure, quegli stessi che hanno provato ad incoraggiarlo ora sono in trincea per chiedere la sua testa, parlando di “sventura” per la Nazionale, argomentando più o meno male ogni singolo passo compiuto dal selezionatore.

Una pratica comune in questo paese di calciofili, dediti come pochi al proprio divertimento preferito: criticare, rimproverare, etichettare, umiliare, e se non bastasse svergognare.

Verbi e modi infiniti di un modus operandi che ha tra le proprie file personaggi autorevoli del giornalismo e delle istituzioni sportive, abili e disposti a mettere la propria firma sulle questioni tattiche della squadra, senza un minimo di conoscenza reale della gestione tecnica di un gruppo di giocatori.

E’ inutile accanirsi sull’espressione di gioco esibita nelle ultime gare; ed è altrettanto banale ritenere la maggior parte dei ragazzi impiegati fino ad oggi all’altezza di comandare il girone di qualificazione.

Occorre lavorare in una direzione, che è quella decisa dal selezionatore, perché l’Argentina ad esempio, che è un pozzo senza fondo di talento e tattica calcistica, è con un piede fuori dal Mondiale.

Quindi, non ha alcun senso presumere che il valore attribuito quotidianamente ad una buona parte dei protagonisti scesi in campo, debba essere accostato a quelli di altri stati europei, perché il giudizio reale, autentico, e più vicino ad ognuno di essi, è quello ricavato dal campo.

E il campo, fino ad oggi, ha sancito un secondo posto in classifica nel Gruppo G, che al momento non consente di qualificarsi, ma non stabilisce nemmeno che ciò non possa ottenersi con lo spareggio.

Le analisi logiche di questi giorni, correlate alle singole prestazioni dei calciatori, servono solo per seminare zizzania nell’ambiente azzurro, minando le certezze di cui parla il capitano Buffon.

Fortunatamente però, per questo genere di situazioni, viene in soccorso una parabola di nostro Signore Gesù Cristo, raccontata attraverso il Vangelo secondo Matteo.

Ovviamente il riferimento è alla semina nel campo che, dopo essere stata completata, ha prodotto un raccolto di frutto e zizzania.

I servi del signore l’avrebbero sradicata, ma lui ha preferito non farlo perché potesse essere raccolto il frutto, per nutrirsene, e la zizzania: per bruciarla.

Il concetto è chiaro: l’importante è non assecondare le chiacchiere che stanno circondando la Nazionale, perché altrimenti anche il frutto del lavoro di Ventura e dei suoi calciatori andrebbe in fumo.

La semina nel campo di calcio non è stata vana, ha maturato un secondo posto.

Il raccolto, però, termina a Novembre, perché manca ancora l’ultimo campo: quello che porterà gli azzurri al Mondiale russo del 2018.