Nave militare italiana consegnata all’Egitto (VIDEO)

La Fregata è arrivata senza particolare clamore al porto di Alessandria, mentre è polemica per le questioni aperte di Regeni e Zaki

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La nave militare italiana è approdata al porto di Alessandria d’Egitto. Così, senza clamore il governo italiano ha consegnato la prima delle due Fregate (o forse più) al Paese arabo. Intanto in Italia è polemica. Non solo per le inascoltate istanze di giustizia per Zaki e Regeni. Ma anche perché le organizzazioni pro disarmo che accusano l’esecutivo di gravi violazioni. Vediamo perché.

La nave militare quando è arrivata?

La nave militare di Fincantieri partita il 23 dicembre oggi “è arrivata a casa”, come riferisce Military Africa. Ribattezzata al-Galala, nome di una famosa montagna, la Fregata è stata ceduta come parte dell’accordo da oltre un miliardo di euro tra il nostro Paese e la Marina militare egiziana. In questo modo le autorità egiziane hanno potenziato la flotta con navi di ultima generazione a tutela dei loro interessi, specialmente nel Canale di Suez. Intanto da Muggiano è pronta la seconda spedizione, mentre in Italia cresce la polemica per la vendita “inammissibile” del governo. Soprattutto, le organizzazioni pro disarmo la considerano un grave violazione dell’esecutivo e criticano l’ostruzionismo dell’Egitto nei casi Regeni e Zaki. Le stesse motivazioni sono sostenute da alcuni parlamentari come l’ex grillino De Falco.

Le parole di De Falco

L’ex deputato M5S Gregorio De Falco ha reso noto che: “Lo scorso 23 dicembre, con discrezione degna di miglior causa, la Fincantieri ha consegnato a La Spezia la prima fregata multiruolo (Fremm), già intitolata ad uno degli eroi della nostra storia navale, Spartaco Schergat, ed ora denominata Al-Galala alla Marina militare egiziana. Strumento militare di quello stesso regime che ha massacrato Giulio Regeni e che per anni è stato sprezzante nei confronti della richiesta di verità e giustizia italiana”. Come ex ufficiale della Guardia Costiera, De falco ha commentato: “A queste cerimonie partecipano di solito e con grande risalto mediatico le cc. dd. Autorità civili e militari, in pompa magna”.

La consegna della nave militare

In Italia invece non c’è stato alcun comunicato ufficiale dal gruppo cantieristico di Trieste né una cerimonia dell’esecutivo. De Falco ha spiegato: “A La Spezia, invece, non c’era nessuno e anche questa circostanza manifesta evidentemente l’imbarazzo da parte del Governo italiano per tutta questa operazione, che vede l’Italia fornitore di sistemi e materiali militari verso quel regime autoritario responsabile di incarcerazioni persecutorie nei confronti degli attivisti per i diritti umani ed è coinvolto sia nel conflitto libico, sia nella tensione internazionale tra Grecia e Turchia”. Nonostante ciò in primavera partirà anche la nave Emilio Bianchi. In questo modo la flotta italiana sarà “sguarnita” di due unità, anche se lo Stato Maggiore della Difesa assicura che la perdita sarà colmata entro il 2024.

La nave militare: cos’è una FREMM?

Si tratta della classe di Fregate polivalenti nate dalla collaborazione della nazionale Fincantieri e la francese Naval Group per le Marine dei due Paesi. Inizialmente, il progetto riguardava la costruzione 18 navi con scadenza contrattuale nel 2022. Di queste, 8 sarebbero andate alla Marina francese mentre le restanti all’Italia. Il programma rientra nell’ambito della cooperazione italo-francese coordinata dall’organizzazione internazionale OCCAR (Organisation Conjointe de Cooperation sur l’Armement). La prima FREMM è stata consegnata nel 2012.

La vendita all’Egitto

Ad agosto 2019 il nostro Paese aveva siglato un patto con le autorità egiziane per la vendita di due navi militari di ultima generazione. Anche se agli inizi di giugno dello scorso anno il settimanale The Arab Weekly parlava già di 6 navi che dall’Italia sarebbero dovute salpare alla volta del Nord Africa. Infatti, l’ordine comprenderebbe anche 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri e altri 24 caccia Eurofighter Typhoon. Oltre ad alcuni velivoli da addestramento M-346 di Leonardo e un satellite da osservazione per una commessa dal valore complessivo prossimo agli 11 miliardi di dollari. Se così fosse, sarebbe una delle commissioni più sostanziose dal dopoguerra e farebbe diventare l’Egitto il principale cliente dell’industria bellica italiana.

La nave militare e gli scambi Italia-Egitto

D’altronde già nel 2019 il fatturato egiziano nel nostro Paese è stato di circa 871 milioni di euro. A Start, l’analista Giuseppe Gagliano ha spiegato: “Il volume degli affari tra Italia ed Egitto nel settore degli armamenti, rispetto al 2018, è triplicato. Se infatti l’importo complessivo nel 2018 era di circa 69 milioni di euro nel 2019 ha raggiunto quasi 240 milioni di euro“. Ma come chiariscono fonti di alto livello a InsideOver, bisogna considerare che la vendita delle due Fregate non è stata fine a sé stessa. Piuttosto è valsa a creare una rete diplomatica, oltre che di intelligence. Per questo lo scambio non è passato inosservato a Germania e Francia, da sempre i principali competitor europei dell’industria italiana degli armamenti. E che, anzi, non hanno proprio digerito.

La denuncia delle associazioni

Oltretutto, secondo la Rete Italiana Pace e Disarmo il governo avrebbe compiuto un abuso. Infatti, la vendita sarebbe “inammissibile” perché avvenuta “senza alcun dibattito in Parlamento in chiara violazione della legge 185 del 1990”. Soprattutto, per l’associazione il tentativo di nascondere la consegna nel periodo Natalizio manifesta “l’imbarazzo da parte del Governo italiano per tutta questa operazione: non solo nessun rappresentante dell’Esecutivo ha partecipato alla cerimonia, ma non ci risulta alcun comunicato ufficiale da parte dei vari Ministeri in qualche modo coinvolti”. A proposito, lo stesso De Falco aveva dichiarato: “Questa rilevantissima decisione di politica estera, con ennesimo contrasto rispetto al regime dei rapporti istituzionali dettati dalla Costituzione tra Governo e Parlamento, è stata adottata senza alcun serio dibattito”. Quindi se le relazioni commerciali “vanno a gonfie vele” (è il caso di dire), la stessa attenzione non vale per le istanze di giustizia dei connazionali Regeni e Zaki.

Regeni e Zaki: due casi dell’indifferenza egiziana

Infatti, l’Italia aspetta ancora che sia fatta giustizia per Giulio Regeni, rimasto ucciso al Cairo tra gennaio e febbraio del 2016. Soprattutto ora che quella stessa frustrazione si interseca con la situazione di Patrik Zaki, il ricercatore di Bologna detenuto nelle carceri egiziane da oltre 9 mesi. Riguardo alle relazioni commerciali tra Italia ed Egitto, un rappresentante della Farnesina ha precisato: “Tali valutazioni e scelte non inficiano in alcun modo la ferma e incessante ricerca della verità sul barbaro assassino di Giulio. […]. Anche per quanto riguarda il caso di Patrick Zaki, continueremo ad attribuirvi forte priorità”. Al momento possiamo solo sperare che queste parole abbiano un seguito.


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