Nave “Ercole”: il suo naufragio è la prima strage di Stato italiana?

Il naufragio della nave "Ercole" è un mistero. Si suppone che ci si trovi al cospetto della prima “strage di Stato” nella storia d’Italia.

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Era il 1° Marzo del 1861 quando un battello a vapore della Real Marina, salpato dal molo di Palermo, scomparve al largo di Capri. Naufragò portando in fondo al mare 78 persone e 232 tonnellate di merce. Si trattava della nave “Ercole”. Il piroscafo sul quale viaggiava Ippolito Nievo con alcuni collaboratori garibaldini. Sulla vicenda del naufragio dell’ “Ercole” tornò il giornale Omnibus. Quando il 30 marzo del 1861 diede una notizia clamorosa. C’era un superstite! Ma quali altri misteri custodisce la nave “Ercole”in fondo al mare?

Nave “Ercole”: qual è il motivo del naufragio?

Del piroscafo “Ercole”, letteralmente svanito, e scomparso, e che il mare non aveva restituito nulla, come non fosse mai esistito, non si seppe più nulla. Come pure del superstite di cui parlava Omnibus. Dunque, un mistero avvolto nel mistero. Si trattò di una falsa informazione, un’invenzione giornalistica, o di una persona che era stata convinta a tacere? Non lo sapremo mai. Vista l’assenza di un qualunque materiale da esaminare. Ma un pronipote di Ippolito, Stanislao Nievo, nel libro “Il prato in fondo al mare“, vincitore nel 1975 del Premio Campiello, giunge ad una conlusione. Un sabotaggio deciso dalla Destra governativa per liquidare la Sinistra garibaldina. Praticamente la prima “strage di Stato” nella storia d’Italia.


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Ippolito Nievo, il tesoriere garibaldino

Per comprendere la storia, facciamo un passo indietro. Ippolito Nievo laureato in legge, giornalista, e scrittore aveva abbracciato le idee mazziniane fin da subito. Coraggioso e determinato si arruola volontario nel 1859 tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi. E poi partecipa alla Spedizione dei Mille. In seguito diventa colonnello e gli assegnano importanti incarichi amministrativi. Era il cassiere e amministratore sin dalla partenza da Quarto. Nonchè vice intendente di finanza dopo la conquista di Palermo. Pertanto era il custode di tutti i segreti amministrativi e della contabilità della gestione garibaldina in Sicilia. Ma in seguito a sospetti e dicerie, sulla gestione finanziaria, fu chiamato a risponderne all’amministrazione centrale di Torino subito dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia.

Quindi alle 12.55 del 4 marzo del 1861, Nievo parte sul piroscafo “Ercole” dal molo di Palermo. Per far tappa a Napoli. Prima di raggiungere il Piemonte. Ma il piroscafo non arrivò mai a Napoli. E la cosa ancora più strana fu il mancato ritrovamento di vittime, e superstiti. Oggetti o fasciame della nave. Tutto misteriosamente inghiottito dal mare. Quali documenti scottanti si trovavano dunque a bordo del piroscafo?

Quali documenti scottanti erano a bordo della nave “Ercole”?

In una cassa Ippolito Nievo, trasportava, soldi, ricevute. Fatture, e lettere. E tutto quello che riguardava la gestione dell’ingente patrimonio garibaldino. Nonchè di quello “trovato” nelle banche siciliane. Ma c’era chi aveva interesse, per opposte ragioni, ad impedire che quella cassa arrivasse a Torino. Dove era in atto uno scontro tra due fazioni. Da un lato i cavouriani che intendevano gettare discredito sulla spedizione garibaldina. Tentando di dimostrare una gestione truffaldina dei fondi. Dall’altro lato la sinistra. Che sosteneva il contrario. Ma, soprattutto, tutti avevano interesse a tenere nascosto un finanziamento di 10mila piastre turche. Circa 15milioni di euro attuali, che era arrivato a Garibaldi dalla massoneria inglese. Lo scopo anglosassone era quello di colpire il Papato, con l’aiuto del generale Garibaldi. Noto antipapista. Agevolando la formazione di uno stato protestante.

La tesi di Stanislao Nievo, pronipote di Ippolito

La sparizione di quei documenti faceva quindi, comodo a tutti. Quel rendiconto non doveva vedere la luce. Perché avrebbe rivelato la pesante ingerenza del governo di Londra. E dei circoli massonici inglesi nella caduta del Regno delle Due Sicilie. Quei soldi, in piastre d’oro turche, erano serviti in gran parte per corrompere generali e notabili borbonici. Pertanto, la conclusione a cui giunge Stanislao Nievo pronipote di Ippolito, dopo accurate indagini, e, che se il battello fosse giunto a destinazione, le sorti della neonata nazione sarebbero potute cambiare. O si sarebbero svelate intrighi, interessi, finanziamenti e abusi che avevano costituito il lato oscuro dell’impresa garibaldina.