Navalny a un anno dall’avvelenamento: la lettera dal carcere

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Navalny a un anno dall’avvelenamento

A un anno dall’avvelenamento l’oppositore russo Aleksej Navalny ha scritto una lettera dal carcere, che è stata pubblicata dalla testata britannica The Guardian. Nella lettera, Navalny chiede ai politici occidentali di intraprendere azioni più importanti contro la corruzione, altrimenti “qualsiasi retorica anticorruzione proveniente dall’Occidente sarà percepita come in gioco e aria fritta”.  

Cosa scrive Navalny a un anno dal suo avvelenamento?

A un anno dal suo avvelenamento, l’oppositore russo Aleksej Navalny ha scritto una lettera dal carcere nella quale chiede all’Occidente di intraprendere azioni più forti nella lotta alla corruzione. A pubblicare la lettera è stata la testata britannica The Guardian. Nel suo scritto, Navalny fa anche riferimento a sanzioni, ove possibile, contro gli oligarchi vicini al presidente russo Vladimir Putin. “Qualsiasi retorica anticorruzione proveniente dall’Occidente sarà percepita come un gioco e aria fritta”, se non si intraprendono misure adeguate contro la corruzione, scrive Navalny.

Le sanzioni messe in atto dall’Occidente non sono efficaci

Per il leader dell’opposizione russa, la lotta alla corruzione deve giocare un ruolo fondamentale all’interno delle politiche occidentali, come lo sono, ad esempio, la crisi climatica oppure la migrazione. Navalny ritiene però che le sanzioni applicate dall’Occidente dell’ambito di queste politiche non siano abbastanza. “Non c’è niente di più frustrante che leggere l’ultimo elenco di sanzioni, pieno di nomi di colonnelli e generali dei servizi segreti di cui nessuno ha mai sentito parlare, ma meticolosamente ripulito dalle persone nei cui interessi agiscono questi colonnelli”. Anche l’idea di discutere dei problemi legati alla corruzione tra i leader globali e Putin viene definita “imbarazzante” da Navalny.“L’uomo più ricco del mondo, che ha derubato il proprio Paese, è invitato a discutere su come affrontare il problema incarnato da se stesso. Molto difficile, molto imbarazzante”, scrive l’oppositore.

Navalny a un anno dall’avvelenamento

“Esattamente un anno fa, non sono morto per avvelenamento da un’arma chimica, e sembrerebbe che la corruzione abbia avuto un ruolo non trascurabile nella mia sopravvivenza. Dopo aver contaminato il sistema statale russo, la corruzione ha contaminato anche i servizi statali di intelligence. Quando l’alta dirigenza di un paese è preoccupata dal racket della protezione e dall’estorsione alle imprese, la qualità delle operazioni segrete ne risente inevitabilmente. Un gruppo di agenti dell’FSB ha applicato un agente nervino alla mia biancheria intima con la stessa incompetenza con cui ha seguito i miei passi per tre anni e mezzo – in violazione di tutte le istruzioni dall’alto – permettendo agli attivisti investigativi civili di smascherarli in ogni momento”.

È così che Aleksej Navalny esordisce nella sua lettera raccontando e commentando le dinamiche del suo avvelenamento. Quest’ultimo ha avuto luogo il 20 agosto 2020. All’epoca dei fatti, Navalny stava tornando a Mosca con un volo dalla Siberia. L’aereo ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza presso l’aeroporto di Omsk, a seguito di un malore dell’oppositore. Navalny ha passato la sua convalescenza nella capitale tedesca Berlino. Il suo avvelenamento è avvenuto impiegando il Novichok, un agente nervino inibitore della colinesterasi.  Le autorità russe lo hanno arrestato non appena è rientrato a Mosca.


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