Naturecultures: l’arte che affronta temi di ecologia

Arte e Natura dall’Arte povera a oggi. Dalle Collezioni della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT al Castello di Rivoli

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Naturecultures
La mostra è allestita a ODG Torino

Fino al 22 settembre OGR Torino col Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta Naturecultures. Arte e Natura dall’Arte povera a oggi. Dalle Collezioni della Fondazione CRT, una mostra allestita al Binario 1 e 2. Un evento realizzato col contributo straordinario di Cassa Risparmio che, dal 2000, arricchisce e valorizza il patrimonio culturale e artistico del territorio.


rthur Jafa e la Blackness statunitense a OGR Torino


Quali opere sono esposte alla mostra Naturecultures?

La mostra presenta opere in prevalenza della collezione della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, acquisite tra il 2000 e il 2021 dalla Fondazione CRT. Una sinergia che ha consentito a Torino e al Piemonte di costruire, in poco più di vent’anni, una delle più significative raccolte al mondo a disposizione del pubblico. La collezione privata della leggendaria gallerista Margherita Stein che si faceva chiamare “Christian” Stein, costituì il primo nucleo della raccolta nel 2000. L’ultima opera acquistata nel 2021 è Adjacent Possible di Agnieska Kurant, presente in mostra.

Gli artisti

Ci sono opere di Mario Merz (Milano, 1925–2003), Marisa Merz (Torino, 1926–2019), Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933). Partecipano anche: Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, Torino, 1934), Jannis Kounellis (Piraeus, 1936 – Roma, 2017), Piero Gilardi (Torino, 1942), Pier Paolo Calzolari (Bologna, 1943). Poi Gilberto Zorio (Andorno Micca, Vercelli, 1944), Richard Long (Bristol, 1945), Giuseppe Penone (Garessio, Cuneo, 1947), Amar Kanwar (New Delhi, 1964), Agnieszka Kurant (Łódź, 1978).

Gli artisti

Ci sono opere di: Mario Merz (Milano, 1925–2003), Marisa Merz (Torino, 1926–2019), Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, Torino, 1934). Partecipano anche: Jannis Kounellis (Piraeus, 1936 – Roma, 2017), Piero Gilardi (Torino, 1942), Pier Paolo Calzolari (Bologna, 1943), Gilberto Zorio (Andorno Micca, Vercelli, 1944). Poi Richard Long (Bristol, 1945), Giuseppe Penone (Garessio, Cuneo, 1947), Amar Kanwar (New Delhi, 1964), Agnieszka Kurant (Łódź, 1978).

Naturecultures

Massimo Lapucci, CEO di OGR Torino e Segretario Generale di Fondazione CRT perla della mostra. “Con Naturecultures OGR Torino e Fondazione CRT consolidano l’impegno allo sviluppo di progettualità inedite, capaci di rafforzare il legame con istituzioni d’eccellenza del territorio. A partire dall’esposizione di una selezione di opere realizzate dagli anni Sessanta a oggi, e acquisite negli ultimi vent’anni, la mostra presenta la particolare attenzione a temi cardine della contemporaneità. Sono argomenti in linea con i punti dell’Agenda 2030. Dal cambiamento climatico allo sviluppo sostenibile, al più ampio discorso sull’ecologia, attraverso la ricerca artistica creiamo opportunità di incontro e apriamo spazi di dialogo. L’obiettivo è coinvolgere un pubblico sempre più ampio e favorire consapevolezza e riflessione collettiva sulle sfide del presente”.

“Dai nodi del legno si vede da che parte l’albero svettava nel cielo, da che parte assorbiva la luce del sud, se nato in un bosco affollato, in un prato o ai bordi del bosco”

Giuseppe Penone, 1970

Arte povera e ecologia

Penone scrive così poco dopo avere iniziato nel 1969 a realizzare le sue opere più iconiche intagliando e scavando attorno ai nodi visibili nel legno di travi industriali. Intendeva fare emergere il fusto e i rami dell’albero a una età più giovane. Coi gesti, l’artista invertiva il processo di industrializzazione dei materiali, ritrovando forme ‘naturali’, la pianta, al cuore di forme standardizzate, le travi. Contemporaneamente a altri artisti internazionali attivi a partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, gli artisti dell’Arte povera, molti dei quali torinesi, indagavano la realtà dell’esperienza fisica. Quindi incanalavano nelle loro opere l’energia invisibile che scorre nel mondo. Usavano tecniche elementari e supporti comuni per superare la separazione tra natura e artificio e rendere percepibile una consapevolezza corporea del mondo sensibile. Con le loro opere, hanno anticipato l’ecologia contemporanea.

Artisti e attenzione all’ambiente

Scettici riguardo all’accelerazione dello sviluppo economico, erano consapevoli della necessità di un nuovo equilibrio ambientale. Erano vitali, ottimisti, pacifisti e anarchici e hanno trasformato la definizione di arte attraverso l’incrocio libero tra pittura, scultura, performance, film e fotografia. Hanno quindi concettualizzato la più aperta installazione percorribile dal pubblico. Trent’anni più tardi, dalla fine degli anni Novanta, il cambiamento climatico causato dallo sfruttamento delle risorse energetiche e il conseguente surriscaldamento del Pianeta hanno cambiato il mondo. Gli artisti a livello globale sono diventati nel Duemila documentaristi e attivisti, denunciando crimini sociali e ambientali.

Progetti di tutela della biodiversità

Amar Kanwar nel 2012 del suo progetto sulla devastazione di aree agricole e la scomparsa della biodiversità in India, presentato a dOCUMENTA(13) a Kassel scrive così. “La foresta sovrana tenta di riaprire la discussione e avviare una risposta creativa alla nostra comprensione di crimine, politica, diritti umani e ecologia. La validità della poesia come prova in un processo, il discorso di comprensione, questioni della giustizia si fondono in una costellazione di immagini fisse e in movimento”.

Opere a tema ambiente

Tra i capolavori in mostra figurano la Venere degli stracci, 1967, di Michelangelo Pistoletto opera cult della counter culture negli anni Sessanta che ha anticipato le tematiche del riciclo dei materiali. Albero di 11 metri, 1969–89, di Giuseppe Penone, rivela la forma della pianta da una trave industriale scolpendo attorno ai nodi. The Sovereign Forest denuncia forme di ingiustizia climatica e sociale e a un nuovo alfabeto generato da un algoritmo in Adjacent Possible, 2021, di Agnieszka Kurant. Il codice è creato con pigmenti batterici.

Naturecultures: sinergie tra biologico e numerico

Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea commenta il progetto. “Nella seconda decade del nuovo secolo la vita quotidiana digitale ci ha allontanati dall’esperienza della continuità tra natura e cultura. Ci porta a un’esperienza in cui, forse per la prima volta dall’Illuminismo, il corpo e la mente sono erroneamente percepiti come separati. In questa prospettiva, la natura diventa tematizzata dai giovani nativi digitali, un paradiso dal quale siamo inesorabilmente cacciati, ci sentiamo colpevoli di averlo tradito. Ma la malinconia rispetto alla catastrofe ecologica è contemporaneamente trasformata dagli artisti in una nuova alleanza naturecultures. Il termine è coniato dalla studiosa Donna Haraway, in cui l’algoritmo potrebbe essere utilizzato per trovare nuovi mondi e sinergie possibili che uniscano biologico e numerico. Un tentativo che si concretizza nelle opere Adjacent Possible di Kurant, esposte per la prima volta al Castello di Rivoli nel 2021”.

Immagine da cartella stampa.