Natalia Petunina: in Russia, la tragedia

E' successo a Kirovgrad, in Russia

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La morte fa parte della vita stessa. Quando arriva il momento di chiudere gli occhi per sempre, è come se si finisse nel tunnel nell’oblio. Saranno gli altri, coloro che continueranno a respirare, che manderanno avanti la memoria di chi non risiede più sulla Terra. Accettare la morte, non è tuttavia un compito facile. Lo è ancora meno quando a terminare è l’esistenza di un bambino. Ci troviamo a Kirovgrad, in Russia. L’artefice dei fatti è una donna, Natalia Petunina.

Caso Natalia Petunina: che cos’è successo?

Natalia Petunina, è una donna. Mamma di Lisa, di soli tre anni. La piccola è stata trovata morta. I fatti, ci raccontano che la madre l’ha uccisa, colpendola più volte con un martello. La bambina, non è riuscita a contrastare il trauma e non ce l’ha fatta. Natalia Petunina, ha tentato il suicidio. La donna aveva ingerito un’enorme dose di antidepressivi. E’ adesso ricoverata in terapia intensiva, in gravi condizioni. Le forze dell’ordine stanno vigilando su di lei. Ad essersi accorto della situazione è stato Vladimir, padre di Lisa e marito di Natalia. L’uomo, ha trovato la piccola in condizioni disperate e la donna in piena agonia. Ha quindi chiamato i soccorsi, ma per la bambina non c’è stato nulla da fare.

Indagini in corso

Sebbene la ricostruzione dei fatti sembri piuttosto chiara, è stata comunque aperta un’inchiesta riguardante il caso. La donna era sotto terapia antidepressiva. Tuttavia, le analisi tossicologiche confermano che Natalia aveva ingerito una dose superiore a quella abituale. Sebbene il suo stato di salute sia critico, ella è comunque indagata per omicidio e rischia la reclusione in carcere fino a vent’anni.


Dopo l’omicidio di Samuel Paty la Francia ha reagito


Come dicevamo nell’introduzione, accettare la morte non è mai un compito semplice. Soprattutto, nel momento in cui le cause non sono fisiologiche, ma tutt’altro. Quando si parla di salute mentale, e in generale dell’uso di antidepressivi, l’opinione pubblica si ripiega su cliché e giudizi affrettati. La realtà è che nessuno può conoscere l’autentica dinamica dei fatti. Non possiamo sapere se la terapia in atto abbia causato l’impeto omicida della donna. Prima di vestire i panni dei giudici, cerchiamo piuttosto di considerare i fatti reali, rifacendoci a fonti accertate. L’unico insegnamento che possiamo trarre da questa tragedia, riguarda la salute mentale. La sua importanza è da molti svalutata e sottovalutata. Eppure, sebbene nulla giustifichi un omicidio, godere di uno stato mentale sano, può salvare più vite.

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