Alla Viglia di Natale, con tutti i preparativi in atto per il cenone di questa sera e il pranzo di domani, c’è chi vive queste festività con un stato di profondo malessere e disagio.

Soffrire di DCA, disturbi del comportamento alimentare, significa molte cose, tante delle quali sono difficili da spiegare. Spesso chi è affetto da questa patologia si trova a dover combattere non solo con la malattia ma anche con i pregiudizi e con la disinformazione, ancora molto presenti.

I contesti conviviali, in cui il cibo ha la funzione di lubrificante sociale più che nutritiva, innescano meccanismi da cui è difficile tirarsi fuori. Ansia, frustrazione, timore e paura di perdere il controllo con quella conseguente sensazione devastante di vergogna. Queste sono le emozioni che predominano chi soffre di DCA quando si trova immerso in situazioni che per la maggior parte delle persone sono piacevoli e scontate.

Nei DCA però confrontarsi con cene e pranzi non è semplice. Farlo nel clima natalizio lo è ancora meno. Il Natale, con le sue corse al supermercato e le tavole imbandite, è un momento di forte stress emotivo per chi ha un DCA.

Da https://www.google.it/search?q=disturbi+alimentari&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwinl-a46bffAhVM_aQKHfdKCPcQ_AUIDigB&biw=1366&bih=651#imgrc=ptkVKwyShFA6MM:

A pochi giorni dal decesso della donna bellunese, morta di anoressia, è importante ricordare che di DCA si muore. La solitudine scaturita da questi disturbi ha bisogno di essere percepita. Un senso di isolamento che colpisce anche le famiglie di chi ne soffre.

L’appello è quello di non restare indifferenti, di rivolgersi quanto prima agli specialisti perché la guarigione richiede tempo e cure.

Nel corso di questi giorni nessun commento, nessuna constatazione sul fisico e sui piatti di chi, seduto a quella tavola, sta lottando contro un mostro. Comprensione e sostegno, come dovrebbe essere sempre.

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