Nasceva oggi Pietro Mennea, la freccia del Sud che per l’Italia non ha mai smesso di correre

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Pietro Mennea
Pietro Mennea

Pietro Mennea è stato il più grande velocista italiano. Campione tra i campioni, è il simbolo di un’Italia sportiva. Una macchina da corsa che ha reso grande il nostro Paese con la sua corsa che non si è ancora fermata: nella memoria degli italiani Mennea resterà per sempre un lampo.

La vita dietro il record di Pietro Mennea

Nato a Barletta il 28 giugno 1952, soprannominato “la Freccia del Sud”, è stato il più grande corridore italiano. In carriera Mennea ha vinto un oro e un argento ai Mondiali e sei medaglie agli Europei. Medaglia d’oro nei 200 metri piani e due bronzi alle Olimpiadi estive di Mosca del 1980, è stato consacrato al successo grazie allo storico record del mondo sui 200 metri piani stabilito nel 1979 alle Universiadi di Città del Messico, che poi durò quasi diciassette anni.

Ma non sono solo i suoi successi ad incoronarlo come uno dei più celebri atleti italiani. Ricordato per la sua dedizione al lavoro e per la rigidità che si imponeva negli allenamenti, a caratterizzare il suo mito è soprattutto l’insoddisfazione continua graziata dal suo motto: “la fatica non è mai sprecata”.

Nel post carriera Mennea è stato molte cose. Ha conseguito quattro volte la Laurea in Scienze Politiche, Giurisprudenza, Scienze Motorie e Lettere. Fece l’avvocato, il docente universitario, il commercialista, lo scrittore, il parlamentare europeo. Fondò una ONLUS per la ricerca e lo sport. Dopo la morte, avvenuta il 21 marzo 2013 per un tumore, gli è stato dedicato il Golden Gala di Roma, principale evento di atletica leggera in Italia.

La fatica mai sprecata della Freccia del Sud

“Pietro ha tracciato la via metodologica del training, affermando con i fatti che non era vero che un velocista si potesse allenare poco, magari solo perché era stato dotato da madre natura. Pietro ha invece dimostrato che, allenandosi in maniera meticolosa, poteva migliorare. Le doti che gli riconosco sono l’impegno e la testardaggine: era davvero un martello pneumatico. Un esempio? Se per caso arrivavo con 5′ di ritardo all’allenamento, si faceva trovare con il dito indice che batteva sull’orologio. E questo accadeva anche dopo nove o 10 anni di attività”, queste le parole di Vittori.

Mennea, da sempre uomo e atleta ostinato, riconosce il merito dei suoi successi al sacrificio profuso in ogni allenamento che, insieme al talento innato lo hanno consacrato alla storia dello sport.

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