Nasceva oggi il poeta Giuseppe Parini

Voce satirica e pungente dell'Illuminismo lombardo

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Parini

Riformista moderato, Giuseppe Parini partecipò al dibattito sull’Illuminismo. Nelle sue opere, infatti, il poeta trattò questioni dal forte contenuto morale e civile, quali la critica ai privilegi nobiliari e l’uguaglianza sociale.

Che era Giuseppe Parini?

Nato il 23 maggio del 1729 a Bosisio, in Brianza, Giuseppe Parini proveniva da una famiglia di origini modeste. Dopo essere divenuto sacerdote nel 1762, senza particolare convinzione, Parini svolse la mansione di precettore presso la nobile famiglia dei duchi Serbelloni; il poeta abbandonò però ben presto questo ruolo (1762), a causa di profonde divergenze di opinioni con la famiglia.

Nel 1763 il poeta raggiunse un certo prestigio e un’indiscutibile fama letteraria, grazie alla pubblicazione de Il Mattino, prima parte del poema satirico Il Giorno. Il successo così ottenuto permise a Parini di ottenere incarichi sempre più prestigiosi, come quello di direttore della Gazzetta di Milano, nel 1768. L’incarico gli era stato concesso dal conte di Firmian, il quale ambiva così a promuovere la politica riformistica del governo austriaco in Lombardia.

Parini tra austriaci e francesi

Trascorse un anno Parini, ormai considerato un intellettuale di alto profilo e molto apprezzato dal regime austriaco, venne convocato come insegnante di eloquenza presso le scuole palatine. Intanto, nel 1765, era stato pubblicato Il Mezzogiorno, mentre le ultime due parti del poema Il Vespro e La Notte vennero date alle stampe postume. Intanto, dopo la morte dell’imperatore Giuseppe II e l’ascesa al trono del fratello Leopoldo, Parini ottenne un nuovo incarico di prestigio, insediandosi come sopraintendente della scuola di Brera.

Nel 1796 i francesi entrarono a Milano per difendere gli ideali della rivoluzione. Parini. allora, acconsentì a far parte della nuova repubblica, ma il radicalismo giacobino finì per allontanarlo presto dall’avventura napoleonica. Al rientro austriaco a Milano (1799), Parini temette di essere incluso nelle liste di proscrizione, presagio che però non si concretizzò, però, in virtù del suo passato da moderato. Il 5 agosto dello stesso anno Parini morì dopo aver composto il sonetto Predaro i Filistei, celebrativo della vittoria austriaca.

Le opere

Non rinunciando alla tradizione classica, esibendo un linguaggio di rara eleganza ma, allo stesso tempo, vivo, polemico, moderno, ironico e realista, Giuseppe Parini è riconosciuto dalla critica come una delle voci più autentiche e intellettualmente argute del proprio tempo. Ecco le opere che lo hanno hanno reso celebre!

Il Giorno

Articolato in quattro parti, Il Giorno è un poema satirico in endecasillabi sciolti in cui Parini si finge precettore di un “giovin signore” che deve essere educato secondo il costume e la moda aristocratica. Nell’opera Parini descrive l’ozio, la corruzione, il vuoto spirituale, la superficialità e la presunzione della casta nobiliare.

L’opera che si apre con un dedica in prosa Alla moda, scandisce i tempi lenti e dilatati di un giorno qualsiasi di un giovane nobile. Con essa il poeta ne esplora nei minimi dettagli la vita fastosa e vuota, dal risveglio al rito della preparazione, dai pranzi alle visite mondane, dalle passeggiate in carrozza alle lezioni di ballo, fino al gioco d’azzardo. Le ultime due parti del Giorno, Il Vespro e La Notte, riflettono la delusione dell’autore e la fine del periodo aureo dell’Illuminismo lombardo e della prospettiva di riforma sociale.

Le Odi

Scritte tra il 1758 e il 1795, le Odi pariniane furono raccolte da Agostino Gambarelli. Questo, allievo di Parini, le diede alle stampe prima nel 1791, poi nell’edizione ampliata del 1795. Un primo gruppo delle odi, definito “odi illuministiche” e redatte tra il 1758 e il 1766 è caratterizzato dal forte impegno civile e politico. Questo gruppo di odi comprende: La vita rustica, La salubrità dell’aria, L’educazione, L’innesto del vaiuolo e Il bisogno.

Un secondo gruppo di odi, invece, detto delle “odi neoclassiche” e scritto tra il 1785 e il 1795, viene dedicato a tematiche più personali. Nel gruppo sono annoverate: La laurea, Le nozze, La caduta, In morte, Il pericolo, La magistratura e Il dono. L’ultima ode, Alla musa (1795), celebra la poesia che educa l’uomo al culto delle cose nobili e buone e, di conseguenza, rende il poeta un esempio di moralità e moderazione.