Bob Dylan compie 78 anni. Per i pochi che non ne abbiano nozione, è bene ricordare chi sia, e cosa rappresenti per il mondo della musica, questo straordinario artista.

Robert Allen Zimmerman nasce il 24 maggio 1941. I genitori facevano parte della comunità ebraica di Hibbing, città del Minnesota. Forma la sua prima band alle superiori e sogna di conoscere Little Richard. Il rock ‘n’ roll lo rapisce, ma è la musica folk che ne fa il beniamino delle folle. Dylan trova nel folk la possibilità di esprimere a pieno sé stesso e le proprie considerazioni sulla realtà che lo circonda. Ed è dopo aver ascoltato un disco di Odetta Holmes che decide di fare del folk la propria ragione di vita.

Entra nel circuito folk di Minneapolis e inizia a farsi conoscere. Nel 1961 incide il primo album, dal titolo Bob Dylan, un assortimento blues, gospel e folk, e l’anno seguente, in quel di New York, decide di cambiare legalmente il proprio nome in Robert Dylan. Nel ‘63 incide The Freewheelin’ Bob Dylan, con brani che includono riferimenti a fatti di attualità. Ѐ l’album di Blowin in the wind, canzone simbolo di Dylan, con la quale il cantante tocca temi politici e di attualità e denuncia le vicende dell’epoca.

Con questo album, Dylan si afferma come una nuova realtà, raccogliendo elogi persino dai Beatles.

Il ’63 è l’anno che lo vede impegnato, con Joan Baez, nel movimento per i diritti civili. Con la propria musica, Dylan trova il veicolo ideale per dare voce alle proprie ragioni. Diventato il rappresentante del movimento di protesta e della musica folk in generale, Dylan si sente ingabbiato in un ruolo a lui non congeniale, e la pressione che percepisce su di sé non lo rende libero di esprimersi come vorrebbe.

Nel ’64 incide Another side of Bob Dylan, nel quale tratta temi come il disgusto per la gabbia in cui il successo l’ha imprigionato. In quello stesso anno accade anche dell’altro: l’immagine di Dylan cambia. Da eroe del folk, Bob si trasforma in una rockstar. L’album pubblicato nel ’65 ne è la prova. Bringing It All Back Home vede l’introduzione di strumenti elettrici. Nel giugno dello stesso anno, Dylan scrive Like a Rolling Stone, altra canzone simbolo con la quale denuncia l’ipocrisia e la convenzionalità di parte della società.

Un anno dopo si frattura diverse vertebre del collo in seguito a un incidente in moto. Quando si riprende, incide John Wesley Harding, un concentrato di canzoni brevi e meditative. Una di queste, All Along the Watchtower, riprende il testo contenuto del libro di Isaia.

La musica è un lessico al quale Dylan non ha mai saputo rinunciare, e nel quale ha trovato le risposte che molti di noi inseguono. L’impatto della sua arte è ravvisabile nei numerosi riconoscimenti che ha raccolto nel corso della sua prolifica carriera (Pulitzer, Premio Kennedy, Medaglia Presidenziale della Libertà e Nobel per la Letteratura).

La sua voce particolare ha smosso le masse, ha costretto menti a pensare e cuori a palpitare.

E per questo enorme favore, tutti noi dovremmo dirgli “grazie”.

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