Nasce il polmone d’acciaio e salva i malati di poliomielite

0
175

Il 12 ottobre 1928, al Children’s Hospital di Boston, entra in funzione, per la prima volta, il polmone d’acciaio. E’ un progresso enorme per la medicina, che con questo macchinario, riesce a mantenere in vita chi ha problemi respiratori come la poliomielite.

Che cos’è e come nasce il polmone d’acciaio

Il polmone d’acciaio (in inglese iron lung) è un ventilatore a pressione negativa, il cui principale scopo è proprio quello di ventilare i pazienti malati di poliomielite o altre insufficienze respiratorie. Il più risalente prototipo fu quello del medico parigino Eugène Woillez e risale al 1876. Il primo ventilatore usato su larga scala fu quello sviluppato dall’ingegnere Philip Drinker e dal fisiologo L.A. Shaw Jr. nel 1928. Nello stesso anno fu usato per la prima volta al Children’s Hospital di Boston. La paziente fu una bambina di otto anni che soffriva di paralisi respiratoria infantile, anche conosciuta come “poliomielite paralitica“. Fu lo stesso Drinker ad azionare il polmone d’acciaio e l'”esperimento” sembrò funzionare, dal momento che, la bambina ricoverata in fin di vita, si svegliò. La piccola paziente morì tre giorni dopo, ma l’entusiasmo per questa invenzione non si placò.

Funzionamento del polmone d’acciaio

Affinché il polmone d’acciaio compia ciò per cui è stato progettato, è necessario che il paziente venga posto in orizzontale in una camera ermetica. La posizione permette la fuoriuscita dal cilindro stagno solo del collo e della testa. La pompa collegata alla macchina permette variazioni di pressione all’interno della camera, cosicché l’aria venga forzata dentro e fuori i polmoni del paziente. In questo modo era possibile monitorare la respirazione del paziente e risvegliare i muscoli respiratori dalla paralisi.

Progresso tecnologico

Già nel 1932 nacque la concorrenza per il polmone d’acciaio più funzionale. Il famoso modello concorrente fu “The Alligator” di John Haven Emerson.

Nella seconda metà del 1900, l’uso del polmone d’acciaio diminuì notevolmente a causa dello sviluppo del vaccino antipoliomielite. Nei decenni successivi il progresso tecnologico presentò alternative più pratiche al polmone d’acciaio originale. Lo scopo di medici e ricercatori fu ed è tutt’ora quello di trovare un macchinario che garantisca la variazione di pressione per la respirazione, ma che allo stesso tempo consenta più mobilità e agilità nei movimenti del paziente, in modo da offrire una prospettiva di vita più rosea.


Sabin scopre il vaccino per la poliomielite


Il caso italiano di Giovanna Romanato

Giovanna Romanato ha vissuto dal 1956 al 2019 in un polmone d’acciaio. Aveva solo dieci anni quando la poliomielite le ha causato una grave insufficienza respiratoria, tale da obbligarla a ricorrere al polmone d’acciaio (non esisteva ancora il vaccino anti-polio). La sua vita, per 59 anni, ha seguito questa routine: di giorno sdraiata a letto e di notte nel macchinario. Nonostante la difficoltà, Giovanna non ha mai perso la passione per la vita. Nelle interviste da lei rilasciate emerge la gratitudine nei confronti della scienza e della medicina per averle salvato e migliorato la vita.

Commenti