Nasce – grazie al progetto della diocesi Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi – un itinerario sulle tracce del Vescovo Beato Don Tonino Bello, promosso dall’associazione “Cammino di don Tonino”: <<nasce dalla volontà di voler promuovere e far conoscere la figura di don Tonino Bello al di là dei confini regionali, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua storia in tutta la Puglia. Un’iniziativa che, ripercorrendo la vita di don Tonino Bello attraverso il cammino e la narrazione di questo sacerdote, vescovo e, prima ancora uomo, contribuisca a promuovere il territorio pugliese, valorizzandone persone, patrimonio, tradizioni e prodotti>>.

Il Cammino di don Tonino

Un cammino che parte proprio da Molfetta, dove Don Tonino è stato vescovo, attraversando i seguenti luoghi: Ruvo, Santa Maria di Cesano a Terlizzi, Giovinazzo, Santo Spirito, Bari, Capurso, Rutigliano, Conversano, Castellana Grotte, Putignano, Noci, Alberobello, Martina Franca, Ceglie Messapica, San Vito dei Normanni, Mesagne, Torchiarolo, Surbo, Lecce, San Donato di Lecce, Galatina, Soleto, Corigliano, Cutrofiano, Supersano, Ruffano, Tricase, giungendo infine ad Alessano, la città natale e il luogo in cui oggi si trova la sua tomba: <<Una volta individuati – spiegano – tutti i sentieri, noi li percorreremo e, in seguito, sistemeremo la segnaletica orizzontale e verticale, in maniera tale che nessun pellegrino possa smarrirsi. In questa fase di mappatura importantissima è l’individuazione delle strutture ricettive. Noi stiamo dando la precedenza alle strutture religiose, ad esempio a Molfetta il Seminario Vescovile, a Ruvo la comunità̀ C.A.S.A., oppure conventi, monasteri, parrocchie, centri aggregativi. Sarebbe bello che i pellegrini fossero accolti in questi luoghi estremamente significativi per la spiritualità̀ e la cultura del nostro territorio>>.

Il progetto sarà sviluppato in più fasi e prevede anche allestimenti multimediali e materiali illustrativi. L’intento del cammino non è solo quello di avvicinarsi alla storia di Don Tonino Bello, ma anche quello di conoscere i luoghi della Puglia raccontando le sue bellezze, entrando a contatto con la natura e tutto ciò che solo un cammino può offrire. È un turismo aperto a tutti: giovani, adulti e bambini, credenti e non credenti, gruppi o singole persone. È un invito a compiere il tratto che don Tonino Bello ha definito “il più lungo e decisivo”: <<Il pellegrinaggio più faticoso è quello che porta l’uomo dalla periferia al centro del proprio cuore. Il più lungo è quello che conduce alla casa di fronte. Il più serio è quello che porta all’incontro con Dio>>.

La Chiesa del Grembiule

Don Tonino Bello è stato definito un “pastore scomodo”, dalle scelte coraggiose, un prete “controcorrente”. Ha sognato una “Chiesa del grembiule”, ovvero una Chiesa che sappia sempre mettersi al servizio del prossimo, proprio come lui stesso ha fatto: <<Il Vangelo, per la messa solenne celebrata da Gesù nella notte del giovedì santo, non parla né di casule né di amitti, né di stole né di piviali. Parla solo di un panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto squisitamente sacerdotale: Allora Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse un asciugatoio e si mise a servire. Ecco la Chiesa del Grembiule. È una fotografia bellissima della Chiesa (…) Vuole dire soffrire, lavare i piedi alla gente, al mondo>>.

Don Tonino Bello è stato anche uno scrittore e un promotore di pace e bellezza, innamorato dei giovani. Sempre dalla parte dei poveri, degli “ultimi” di cui il vangelo stesso parla. È il suo stile ad affascinare e attrarre non solo i fedeli. Ha promosso la fondazione di Gruppi Caritas in ogni parrocchia, ha fondato la Casa per la Pace – una comunità di recupero per i tossicodipendenti – e anche un Centro di Accoglienza per gli Immigrati. Anche quando rimase colpito dal cancro – che lo portò fino alla morte, a soli 58 anni, il 20 aprile del 1993 – continuò con tenacia il suo operato, senza abbandonare i suoi impegni e senza dimenticarsi dell’altro.

“Collocazione provvisoria”

Tra i suoi scritti tutti significati, vi è un’esortazione bellissima alla fiducia, al coraggio e alla speranza davanti ad ogni dolore:

<<Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.

La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non so quella di Cristo. Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine.

Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.

Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce. C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio, fratello che soffri. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga>>.

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