La violenza consumata sui Gradoni di Via Chiaia

E’ da un letto di ospedale che viene ricostruito il puzzle di una storia fatta si molestie: la donna difatti racconta solo ora, ricoverata in ospedale, quanto ha subito fino al colpo finale che l’ha condotta dove adesso si trova.

La protagonista della storia, come l’antagonista, è originaria del Sri Lanka, da circa 10 anni in Italia, lavoravano entrambi come collaboratori domestici nelle zone di Chiaia e Vomero; hanno convissuto 5 anni in una relazione che per la ragazza è stata una gabbia: «Lui mi ha aiutato ad inserirmi, lo amavo per questo. Poi è diventato un altro uomo» ; la fede buddista di lui, infatti, non ha incitato alla non violenza, un saluto ad un uomo, uno sguardo prolungato, erano un pretesto per sopraffazioni e violenze. «Non ne potevo più, dalle offese era passato alle mani. Mi prendeva a schiaffi ogni volta che aprivo bocca. Era geloso e possessivo». racconta le 37enne.

La dinamica del tragico accadimento

“E’ peggio di una bestia” confessa la donna, allettata per aver tentato la salvezza. Sabato pomeriggio, 29 dicembre 2018, la vittima ha deciso di porre fine allo strazio, o almeno ha tentato di farlo. Ha aspettato che il mostro uscisse, preparato le valige ed è scesa con il suo cane, spesso minacciato allo stesso modo dal compagno. “Volevo prendere un taxi e arrivare a casa di una mia amica a Fuorigrotta”, ma la valigia della donna è stata avvistata dall’uomo che l’ha raggiunta a pochi passi dalla loro abitazione, in via Monte di Dio.

«Mi ha raggiunta velocemente e mi ha sferrato uno schiaffo fortissimo dietro la nuca. Allora ho iniziato a correre. Lui non contento ha provato a prendermi a calci. Quando ho rallentato la corsa ci è riuscito. Sono caduta a terra e forse ho battuto la testa». Ha perso i sensi e l’ex ha approfittato della situazione per compiere un gesto assurdo: ha liberato il cane dal suo guinzaglio, facendolo fuggire impaurito per il quartiere ed ha messo il collare alla donna distesa, un gesto che gli conferiva l’illusione di avere un oggetto di sua proprietà.

Fortuntamente la gente non è indifferente alla malvagità: un gruppo di persone inferocite ha aggredito il molestatore. «Correte, aiutatemi, la sta ammazzando» ha urlato la titolare di una pizzetteria sui gradoni, che da una parte portano a via Chiaia e dall’altra a via Nardones ai Quartieri Spagnoli. La sua richiesta di aiuto è stata accolta immediatamente e l’aggressore, finto incredulo, ha cominciato a mentire sulla situazione così evidente. Nel frattempo alcuni agenti hanno evitato che la rissa tra il ragazzo e la folla degenerasse, conducendo il primo in un locale: «Ma io non le ho fatto nulla, l’ho presa a schiaffi per farla riprendere dallo choc. Le ho salvato la vita già cinque anni fa accogliendola a casa nonostante aspettasse un bambino da un altro uomo»: un modo per far aiutare la ragazza durante un calo di zucchero è stata la sua difesa.

La donna, dopo essere stata accudita dai passanti, è stata trasferita all’ospedale Cardarelli Trauma Center dove le sono state riscontrate numerose ecchimosi facciali e addominali. Sotto shock ha ritrovato il coraggio per difendersi e denunciare.

«Quindi aveva strattonato e colpito la donna con pugni e schiaffi, poi tolto il collare al cane lo aveva stretto al collo della donna trascinandola lungo i Gradoni di Chiaia e provocando lo svenimento. La donna riportava numerosi traumi a causa delle aggressioni subite con una prognosi di 21 giorni»: è il verbale redatto dai vigili urbani. L’arresto, la condanna a un anno e quattro mesi, l’applicazione del divieto di avvicinamento all’ex compagna: sono queste le parole che si leggono nel futuro di un individuo senza più la connotazione di umano, nella speranza che si trasformino in applicazioni pratiche. Per ora la pena è sospesa ed egli è a casa.


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