Napoli-Barcellona, pronostici e storie incrociate

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Napoli-Barcellona per gli ottavi della UEFA Champions League non è una sfida come le altre: per comprendere il fascino che c’è dietro un evento che ha già fatto il tutto esaurito al San Paolo, basta dire che sarà la prima dell’erede di Maradona nello stadio che ha fatto grande El Pibe de Oro e la prima di Gattuso in assoluto in Champions da allenatore.

Messi o Maradona?

Per vari decenni, la diatriba pallonara che ha diviso tutti è stata fra due sudamericani: il “genio” del Pibe de Oro Diego Armando Maradona, nato in Argentina, ma “cresciuto” come calciatore definitivamente in Europa alla corte di Barcellona e Napoli (e Siviglia solo per pochi mesi) e la completezza di Edson Arantes do Nascimento, semplicemente conosciuto come Pelé, leggendario 10 di un Brasile stellare che punì l’Italia di Riva e Rivera nella finale dei mondiali del ‘70. Questo testa a testa non ha mai avuto un vero vincitore: il brasiliano campione dentro e fuori dal campo, capace di vincere un mondiale a 17 anni, mentre l’argentino talento e indisciplina, politica ed eccessi. Ma negli ultimi anni c’è stato un calciatore che ha “eclissato”, forse, “O rei” brasiliano: Leo Messi, paragonato spesso Maradona per la sua corporatura minuta, un sinistro magico e quella maglia numero dieci sulle spalle. Il talento soprannominato “la pulce” ha vinto praticamente tutto, o quasi. Il 25 febbraio Messi calcherà per la prima volta nella sua carriera il campo del San Paolo, che ha visto protagonista Maradona per sette stagioni, dall’84’ al 1991. Gli addetti ai lavori e le scommesse online di Betway al 19 febbraio, non vedono nettamente favoriti i blaugrana nel pronostico, quotati a 2,15, anche per via di un ritrovato feeling fra Gattuso e i suoi uomini nell’ultimo mese, che ha permesso al Napoli di sperare nella finale di Coppa Italia dopo aver battuto i nerazzurri a San Siro a inizio febbraio. Certo la domanda nasce spontanea, Messi o Maradona? Sicuramente un tifoso partenopeo non avrebbe dubbi sulla risposta, anche se i risultati raggiunti dai due calciatori sono nettamente diversi: sei palloni d’oro per Leo Messi, che però con la propria nazionale stenta a divenire “leader”, mentre Diego non ha mai “potuto” vincere il prestigioso premio individuale, semplicemente perché fino al 1994 in graduatoria non poteva entrare un calciatore non europeo, ma ha portato a casa praticamente “da solo” quel Mondiale in Messico nel 1986 che lo ha fatto diventare un’icona di genio e sregolatezza in tutto il mondo.

Come arrivano le due squadre al doppio confronto

Può sembrare strano, ma Gennaro Ivan Gattuso, in arte “ringhio”, e Leo Messi non si sono mai sfidati in Champions, nonostante siano stati due protagonisti assoluti della maggiore competizione europea per club. Il tecnico calabrese ha tantissima esperienza come calciatore e avrà imparato tanto dal suo predecessore Carlo Ancelotti, al quale è subentrato nel dicembre scorso. La Champions League è una competizione particolare, in cui non sempre ha la meglio il più forte, ma il più lucido, sono sfide andata e ritorno in cui subentra un numero infinito di fattori, come la furbizia, l’unione di intenti, l’organizzazione e la gestione delle risorse. In questo campo, Gattuso sembra avere paradossalmente una maggiore esperienza rispetto all’avversario Quique Setién, più anziano d’età, ma una vita calcistica trascorsa prettamente in provincia, dove ha conquistato un ottimo risultato nel 2017/2018, portando il Betis di Siviglia alle qualificazioni per l’Europa League. Questa non è soltanto la sfida fra due delle squadre che hanno espresso il miglior calcio per anni: il “tiki-taka” di Guardiola da un lato e il “sarrismo” dall’altro, ma è anche lo scontro fra due delle tifoserie più calde d’Europa, spesso paragonate anche per la somiglianza delle due città. Febbraio in casa Barcellona era stato scosso da alcune dichiarazioni del giornalista di Mundo Deportivo Aguilar, che aveva lasciato intendere che Leo Messi potesse lasciare i blaugrana addirittura a parametro zero a giugno, notizia che è “rientrata” in seguito alle parole di Charles Puyol, ex leader in campo e fuori del Barcellona spaziale di Guardiola e Luis Enrique, affermando che il campione argentino non ha alcun motivo di lasciare il Camp Nou. Ultimo dato che arricchisce di fascino un match che ne ha già da vendere, è che Barcellona e Napoli sono le uniche due squadre europee (salvo una piccola parentesi a Siviglia) del giocatore più forte di tutti i tempi: infatti Maradona approdò proprio al Barcellona dal Boca Juniors nel 1982, per iniziare un nuovo ciclo dopo quello aperto e chiuso dalle prestazioni di un altro grandissimo, ma stavolta numero “14”, Johan Cruijff, che era partito appena quattro anni prima nel 1978. Pensando ai giocatori che si sono succeduti in blaugrana vengono i brividi e al San Paolo in occasione dell’andata di Champions scenderà in campo sicuramente quello che ha più record sulle spalle.

Al San Paolo, come c’era da aspettarsi, si prevede il tutto esaurito, Curva B e Distinti Inferiori sono quasi completamente pieni e mancano davvero pochi tagliandi; si parla addirittura di un possibile record d’incassi, il che farebbe felicissimo il proprietario della Filmauro De Laurentiis, spesso criticato ingiustamente da una parte della tifoseria partenopea. Il record da battere è quello relativo alla sfida, sempre di Champions e sempre contro una spagnola, risalente al marzo 2017 contro il Real Madrid, dove i botteghini raggiunsero la cifra di 4 milioni e 400 mila euro: praticamente un paio di stipendi medi pagati in una sola partita, niente male.

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