Napoli – Arrestato il boss dell Camorra Imperatrice era nell’armadio

Napoli, arrestato latitante del clan Cuccaro: il boss Imperatrice trovato nell'armadio

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I carabinieri hanno arrestato Ciro Imperatrice, latitante del clan Cuccaro-Andolfi e ricercato dall’ottobre 2019: si nascondeva in un appartamento di Barra, a Napoli est, al momento del blitz ha provato a evitare le manette nascondendosi in un armadio.

L’uomo è ritenuto ai vertici del gruppo di camorra che negli ultimi anni ha esteso la propria influenza anche su Ponticelli. Non si era allontanato da Barra, il quartiere dove il suo clan rappresenta uno dei principali gruppi di camorra.

Nei mesi di latitanza si era probabilmente spostato tra covi anonimi, cercando di non restare troppo tempo nella stessa casa, ma i carabinieri non hanno mai smesso di cercarlo. Fino a quando l’hanno trovato: hanno individuato il suo ultimo nascondiglio ed è partito il blitz. E lui, nell’ultimo tentativo di evitare le manette, si è nascosto nell’armadio

Ciro Imperatrice, ritenuto ai vertici del clan Cuccaro-Andolfi, è stato arrestato dai carabinieri del Comando Provinciale di Napoli in esecuzione di un ordine di carcerazione della Procura Generale di Napoli: deve scontare 2 anni e 5 mesi di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso. “Brodolino“, 46 anni, si era reso irreperibile dall’ottobre 2019. I militari lo hanno rintracciato in un’abitazione di Cupa Rubinacci, a Barra, e lo hanno condotto nel carcere di Secondigliano.

Il suo nome compare tra i 63 destinatari delle ordinanze cautelari eseguite dai carabinieri nel marzo 2015 contro i tre principali gruppi di camorra che si spartivano gli affari illegali nell’area est di Napoli: i Cuccaro-Andolfi, i D’Amico e i De Micco. In particolare, degli arrestati 42 persone erano ritenute legate proprio al clan di Imperatrice, attivo sul territorio da più di 20 anni e negli ultimi anni estesosi anche sul limitrofo quartiere di Ponticelli. Gli inquirenti rilevarono che il controllo del territorio era capillare, e che il clan gestiva anche l’assegnazione delle case popolari, che venivano date agli affiliati cacciando i legittimi assegnatari.

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