Naomi Uemura: alpinista e leggendario avventuriero

Gli appassionati di alpinismo non possono non conoscere il nome di questo gigante della montagna

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Naomi Uemura alpinista

Tante sono le imprese storiche di Naomi Uemura, alpinista giapponese, che lo resero un mito, eppure in pochi ricordano il suo nome. Il primo maggio del 1978, quindi 43 anni fa, quest’uomo raggiungeva il Polo nord, dopo 57 giorni in slitta, accompagnato solo dai suoi Alaskan malamut. Nessuno, senza una squadra lo aveva mai fatto prima. Un’avventura memorabile, nonostante il clima rigido, dalle temperature impossibili non rinunciò a proseguire nel viaggio. Non si fermò nemmeno, quando fu attaccato da un orso polare che fece fuori le sue provviste, l’orso ebbe la peggio perchè Uemura gli sparò. Oppure quando la banchiglia dove si trovava si staccò e rimase con slitta e cani in balia dell’isola di ghiaccio. Eppure, Naomi Uemura con un’incredibile forza d’animo andò avanti pensando, anche, a quanti credevano in lui.

Chi era Naomi Uemura l’alpinista e l’uomo?

Nato a Hidaka, Naomi Uemura divenne alpinista grazie alla sua timidezza. Difatti comincio a fare scalate, durante il college, convinto che avrebbe aiutato la sua autostima. In privato era un uomo dalla modestia spiccata e riservato seppur aperto verso gli altri. Uemura in Giappone fu molto amato dai bambini, per i quali scriveva libri d’avventura . La sua vita di alpinista fu veramente molto avventurosa e raggiunse primati incredibili, tutti da solo. Non aveva ancora compiuto trent’anni che aveva già scalato in solitaria il Kilimangiaro, il Monte Bianco, il Cervino e l’ Aconcagua. E ancora in solitaria attraversò in zattera l’Amazzonia. Fece parte della prima spedizione giapponese, nel 1970 che scalò l’Everest. Nello stesso anno, in solitaria, affrontò il Monte Denali in Alaska, considerata la montagna più alta del Nord America.

Naomi Uemura: l’emblema dell’alpinista solitario

Forse non si liberò mai della sua timidezza giovanile o forse stava talmente bene con se stesso che le sue imprese in solitaria non gli pesavano. Sicuramente la natura che esplorava era una grande compagna di viaggio. Quest’anno avrebbe compiuto ottant’anni se a 43 anni nel 1984 non fosse sparito sul Monte Delani, nella sua ennesima avventura in solitaria. Aveva deciso di affrontare la vetta più alta dell’Alaska in inverno, quando le condizioni erano estremamente rigide. Si preparò per bene per affrontare il viaggio, le tormente, le cadute: era un’atleta preparatissimo. Naomi Uemura quello che era l’alpinista per eccellenza, arrivò persino in vetta e piantò la sua bandiera, era il giorno del suo compleanno, e lo comunicò via radio. Due giorni dopo, il 14 febbraio del 1984 di Naomi Uemura si perse ogni traccia.


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La morte presunta di un grande avventuriero

La circostanza della sua scomparsa fu particolare perchè, quanti avrebbero potuto dargli soccorso da subito, non lo fecero. Proprio perchè egli era il grande Uemura e non volevono offenderlo, in questo caso la fama gli fu fatale. Solo dopo sei giorni partì una spedizione, trovarono una grotta dove si era rifugiato, il diario e degli oggetti. Sicuramente non avrebbe scelto una morte diversa. Dal suo diario, pubblicato si evince che non si perse mai d’animo. Ma la montagna preferì accoglierlo a se, nei suoi anfratti. E Naomi Uemura divenne mito.

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