Myanmar: la polizia e l’esercito reprimono le proteste

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Myanmar proteste

Dopo la deposizione e l’arresto Aung San Suu Kyi in Myanmar sono scoppiate le proteste che sono state represse dal governo autoritario dei militari. L’esercito si è unito alla polizia per disperdere con forza le proteste nel Myanmar, precisamente nella città di Mandalay. La repressione è arrivata puntuale quando sono scoppiate le proteste contro il colpo di stato militare, nonostante il dispiegamento di soldati in più in alcune aree e un blackout su Internet di otto ore durante la notte. Le immagini provenienti dalla città mostrano polizia e soldati che usare proiettili di gomma e fionde per disperdere i manifestanti. Un sindacato studentesco del posto ha riportato come diverse persone siano rimaste ferite. Nella capitale Naypyidaw i manifestanti si sono radunati fuori da una stazione di polizia chiedendo il rilascio di un gruppo di studenti delle scuole superiori arrestati mentre organizzavano proteste.

Proteste in Myanmar: internet censurato e arresti di minorenni

Secondo Reuters uno studente scampato agli arresti ha raccontato che gli alunni arrestati sono adoloscenti tra i 13 e i 16 anni. Gli arresti sono avvenuti nonostante la protesta fosse sostanzialmente pacifica. Internet era stato oscurato in seguito all’emergenza nazionale ed è ricomparso ieri ma la connettività è molto bassa e ogni volta che partano le proteste viene oscurato nuovamente. Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ha riferito che un “blackout delle informazioni ordinato dallo stato” ha portao il Myanmar offline. I servizi web sono ripartiti lunedi. Si teme che il blackout di internet possa essere usato come copertura per arresti di massa o violenze. Non si sono segnalati arresti di massa ma il governo da questa settimana ha incrementato il numero di militari presenti nelle strade del paese asiatico.


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Le leggi anti-proteste

Il nuovo governo del Myanmar ha varato leggi anti-proteste. I nuovi emendamenti al codice penale fissano una pena di 20 anni per incitamento all’odio nei confronti del governo o dell’esercito. Verrà punito anche chi sarà ritenuto responsabile di aver ostacolato le forze di sicurezza impegnate nel mantenimento della stabilità del paese. Ostacolare le forze di sicurezza sarà punito con 7 anni di carcere mentre chi dovesse diffondere paura, fake news o agitazione nei confronti dei dipendenti pubblici rischia 3 anni di pena. Il governo dei militari protegge se stesso dal dissenso organizzato dalla popolazione, stufa delle angherie dell’esercito. Secondo il relatore speciale dell’Onu Tom Andrews “È come se i generali abbiano dichiarato guerra al popolo, incursioni notturne, arresti crescenti, diritti negati, internet censurato, convogli militari che entrano nelle città. Questi sono segni di disperazione”.

Le proteste dell’aviazione civile

In un comunicato diffuso dal dipartimento dell’aviazione civile si riporta che molti membri del personale hanno smesso di venire al lavoro dall’8 febbraio, causando ritardi ai voli internazionali. Secondo Reuters un pilota ha chiesto di non essere identificato per paura di essere punito come successo ad altri centinaia di dipendenti del dipartimento. Si registrano inoltre assenze di massa nel settore dei trasporti che stanno causando notevoli ritardi nelle corse dei treni.

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