Myanmar: la genesi del colpo di stato militare

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La crisi, o meglio il colpo di stato che sta vivendo il Myanmar, non è una novità nel paese del Sudest asiatico: dal 1962 al 2011 i generali hanno sempre imposto le loro regole mentre il mondo cresceva. Tra le strade di Yangon e della capitale Naypyidaw il clima che si respira è sempre stato intollerabile. Slogan pro regime, messaggi pubblicitari manipolatori, nazionalismo esasperato: il Myanmar vive questo da eoni e solo negli ultimi dieci anni, dal 2011 qualcosa, ha visto cambiare qualcosa. Sono arrivati i prodotti tecnologici occidentali, la televisione trasmette programmi stranieri, l’istruzione tiene d’occhio anche la storia degli altri paesi. Questo cambiamento, che sembrava permanente, è stato poi interrotto dal brusco colpo di stato del febbraio 2021.

Myanmar: come si è generato il colpo di stato?

Il colpo di stato, sin dalla sua prima applicazione, è fatto di semplici meccanismi. Prendere il potere con la forza, mettere da parte i governante di turno, usare la violenza contro i cittadini. Questo canovaccio si è ripetuto anche in Myanmar. Con la differenza che il paese asiatico ha usato molta più violenza contro politici e attivisti, perchè consci della loro importanza a livello comunicativo. L’esercito giustifica queste azioni utilizzando spesso basi teoriche alquanto bizzarre e fa di tutto per ammutolire voci pericolose. Una di queste è senza alcun dubbio Aung Sung Kyi, la quale è considerata la vincitrice delle ultime elezioni, che i golpisti ritengono che siano state manipolate. Invece di aprire un dialogo e di tentare di sistemare la faccenda, i generali usano la violenza. E vanno contro anche quei pochi organismi, come l’Asean, che tentano di stabilire un dialogo e di sistemare le cose secondo l’interesse dei cittadini birmani.


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