Myanmar: colpo di stato nel sud-est asiatico

0
304
Myanmar: colpo di stato nel sud-est asiatico

L’ambasciatore del Myanmar ha chiesto alle Nazioni Unite di usare ogni mezzo necessario per fermare il colpo di stato militare. I manifestanti sono scesi in strada e la polizia ha represso le proteste con la forza.

Cos’è successo in Myanmar

Il Myanmar (ex Birmania) è in crisi da quando l’esercito ha preso il potere il 1° febbraio scorso. I militari hanno arrestato il leader del governo, Aung San Suu Kyi, ed alti funzionari del partito. La Lega Nazionale per la Democrazia aveva vinto le elezioni di novembre, ma i soldati lamentavano una frode, poi smentita dalla commissione elettorale. L’ambasciatore del Myanmar si è rivolto dunque alle Nazioni Unite, chiedendo di fermare l’escalation e proteggere il popolo del Myanmar. “Abbiamo bisogno di ulteriori azioni, più forti possibili, da parte della comunità internazionale. Bisogna porre fine al colpo di stato militare. Bisogna restituire il potere statale al popolo e ripristinare la democrazia”.

L’appello di Kyaw Moe Tun

Kyaw Moe Tun ha chiesto che le Nazioni Unite non riconoscano il governo militare e non cooperino con esso. “Continueremo a lottare per un governo, che è del popolo, dal popolo, per il popolo”, ha detto Kyaw Moe Tun. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar, Christine Schraner Burgener, spinge perché l’organismo mondiale dia un chiaro impulso a sostegno della democrazia. “Non c’è giustificazione per le azioni dei militari. Dobbiamo continuare a chiedere il capovolgimento di questa situazione inammissibile”, ha detto la Burgener all’Assemblea Generale.

Le proteste dei manifestanti

I manifestanti sono scesi in piazza ogni giorno, per più di tre settimane, chiedendo il rilascio di Aung San Suu Kyi ed il riconoscimento dei risultati delle scorse elezioni. Nella città più grande del Myanmar, Yangon, la polizia ha sparato proiettili di gomma, granate assordanti e colpi in aria per disperdere la folla. Molti gli arrestati, tra cui un giornalista giapponese. I media nazionali riferiscono di simili eventi anche a Mandalay e nella capitale, dove la polizia ha sedato i riottosi con la forza. Come se non bastasse, Aung San Suu Kyi è sparita. Una fonte della Lega Nazionale per la Democrazia ha dichiarato: “Non sappiamo più dove la tengano”.

Commenti