Museo di Hans Andersen: il luogo delle fiabe

Il rinnovato spazio espositivo è frutto del concept dell'architetto giapponese Kengo Kuma

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“Il brutto anatroccolo”, “La piccola fiammiferaia” e “La sirenetta” diventano un percorso sensoriale e multidisciplinare. Sono infatti giunti al termine i lavori di ristrutturazione del Museo di Hans Andersen a Odense in Danimarca.


Museo Andersen: il regno del favolista a Odense


Chi ha progettato la ristrutturazione del museo di Hans Andersen?

L’architetto giapponese Kengo Kuma, uno dei nomi di maggiore rilievo del settore, è esponente della corrente contestuale. Laureato alla Graduate school of Engineering of Tokyo ha fondato Spatial design Studio nel 1987. Ha realizzato progetti che si inseriscono nell’ambiente circostante, utilizzando materiali e tecniche costruttive pensate ad hoc. Inoltre, ha lavorato a One Ometesando e LVMH a Osaka. Pensa gli edifici come spazi esperienziali in cui si integrano natura, idea e uomo.

Hans Christian Andersen

Nato nel 1805, Hans ha perso il padre a 11 anni e trascorso l’infanzia in una modesta abitazione nel centro di Odense. Cresciuto in una famiglia umile, ha assimilato le tradizioni delle classi inferiori, la superstizione e la tendenza alla narrazione di aneddoti. Ha poi lasciato il borgo per andare a vivere a Copenaghen e fare l’attore. Tuttavia, inizia a scrivere poesie e a dimostrare la propria inclinazione alle lettere cimentandosi in diversi generi. Diventa così uno dei massimi esponenti della cultura danese e alla sua morte ha prodotto 158 fiabe e 800 poesie. Il pubblico comincia a interessarsi alle sue opere quando è già anziano per le fiabe “I vestiti nuovi dell’imperatore” e “Thumbelina”.

Il concept della ristrutturazione del Museo

Per l’esposizione permanente a Odense Kuma ha cercato di riprodurre l’universo letterario dell’autore di fiabe. Infatti, nelle sue storie ha trovato un mondo immaginario che permette di riflettere sulla società e i rapporti umani. Il museo è allestito in modo da proporre al visitatore le invenzioni narrative dello scrittore. Quindi, gli spazi sono ampi e scollegati per ricreare un ambiente piccolo che all’improvviso di espande e in cui non c’è una direzione predefinita. Il centro culturale ha due terzi degli ambienti sotterranei. L’architetto si è ispirato a “The Tinderbox”, la storia in cui un albero cavo è una porta d’accesso a un’altra dimensione. L’edificio assomiglia al cottage dove Andersen ha vissuto e al piano inferiore ci sono animazioni, mostre interattive e musica.

Le installazioni

Hanno partecipato all’allestimento del Museo dodici artisti con opere di design, suono e architettura per creare l’ambientazione. Henrique Oliveiras ha realizzato un’installazione arborea ispirata alla fiaba “L’acciarino magico”. Il burattinaio britannico Andy Gent presenta lavori che riprendono i personaggi di “Soldatino di stagno”, “Sirenetta” e “Piccola Fiammiferaia”. Inoltre, la pluripremiata compositrice danese Louise Alenius ha creato un coinvolgente universo sonoro per le fiabe di Andersen.