La mostra è chiusa, ma se chiami lo staff ti racconta le opere al telefono

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A seguito del nuovo Dpcm la mostra chiude, così lo staff di Palazzo Magnini a Reggio Emilia ha deciso di raccontare le opere al telefono. Oggetto dell’allestimento sono gli scatti di True Fiction. Fotografia visionaria dagli anni Settanta ad oggi.

Mostra chiusa, lo staff racconta le opere al telefono. Qual è il numero da chiamare?

In tempi bui, la luce filtra dai punti più inaspettati. Con la chiusura dei musei e delle mostre, a seguito delle restrizioni, la cultura è stata relegata in cantina. Lo staff della Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia non ci sta e ha deciso di reinventarsi. Così, ispirandosi a Gianni Rodari (che ogni sera raccontava le favole alla figlia lontana) ha lanciato l’iniziativa Opere al telefono. Dall’11 novembre al 23 dicembre, il mercoledì dalle ore 17 alle 19, chiamando lo 0522.444446 la magia prende vita. Si potrà sfogliare il catalogo, scegliere una delle opere fotografiche esposte nella mostra “True Fictions. Fotografia visionaria dagli anni ‘70 ad oggi”, e lo staff della fondazione ve la racconterà al telefono! Si fa così, la mostra chiude e lo staff racconta le opere al telefono.

True Fictions. Fotografia visionaria dagli anni ‘70 ad oggi

La mostra allestita a Palazzo Magnani ha aperto il 17 ottobre e la chiusura era prevista per il 10 gennaio, ma ora è sospesa fino al 3 dicembre. La mostra presente a Reggio Emilia è la prima in Italia a raccontare il fenomeno della staged photography. La staged photography negli anni Ottanta ha completamente rivoluzionato l’approccio alla fotografia e la sua collocazione nelle arti contemporanee. <<Da mezzo destinato principalmente a documentare la realtà, è diventato il mezzo privilegiato per inventare realtà parallele, menzogne credibili, mondi fantastici>> racconta Walter Guadagnini, curatore dell’esposizione. <<È stata una rivelazione e una rivoluzione negli anni Ottanta – dal quale sono emersi alcuni dei protagonisti assoluti dell’arte e della fotografia come Jeff Wall, Cindy Sherman, Sandy Skoglund, Joan Fontcuberta – ed è diventata un vero e proprio genere negli anni Duemila, quando Photoshop e l’elaborazione digitale hanno trasformato la natura della fotografia. Però poche sono state le mostre nel mondo, e nessuna in Italia, che abbiano provato a definire criticamente questo campo così vasto e così affascinante: questa mostra raccoglie dunque opere straordinariamente affascinanti, inquietanti e divertenti, che parlano di noi fingendo di parlare d’altro, ed è anche un’occasione di studio per inquadrare storicamente questo fenomeno>>. Sprecare l’opportunità di far conoscere il mondo fotografico al pubblico italiano sembrava uno scempio. E così, mostra chiude, ma lo staff racconta le opere al telefono. Per qualsiasi informazione www.palazzomagnani.it .



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