Nella capitale russa si scatenano le proteste per l’esclusione di gran parte dei candidati di opposizione alle prossime elezioni del “parlamento” cittadino. Quasi 40 arresti, violenze e minacce da parte della polizia. La Commissione elettorale: “Se avete reclami, andate in tribunale”.

In questi giorni si stanno svolgendo diverse manifestazioni di protesta a Mosca, a causa dell’esclusione di gran parte dei candidati di opposizione dalle liste elettorali per le prossime elezioni del parlamento cittadino, la Duma di Mosca. Le elezioni si terranno il prossimo 8 settembre con sistema maggioritario integrale, in 45 seggi in cui i candidati del partito di Putin e del sindaco Sergej Sobjanin, rieletto l’anno scorso al suo secondo mandato, rischierebbero di cedere molti posti agli avversari.

I principali candidati dell’opposizione sono stati estromessi per motivi apparsi decisamente pretestuosi, piccoli errori nella trascrizione delle firme e dei moduli di presentazione, scatenando la rabbia di molti tra i quasi 8 milioni di elettori della capitale. Tra gli esclusi anche nomi piuttosto conosciuti, come il calciatore Dmitrij Bulykin e l’attore Andrej Sokolov, e alcuni esponenti del movimento di Aleksej Naval’nyj e di altri oppositori come Dmitrij Gudkov e del partito liberale Yabloko. Quasi 40 persone tra i manifestanti sono stati arrestati, diversi hanno subito violenze dagli agenti di polizia.

Il presidente della commissione elettorale, Valentin Gorbunov, ha dichiarato di aver registrato 187 candidati su 292 moduli di presentazione consegnati.130 sono i candidati appartenenti ai partiti presenti in parlamento, il gruppo maggiore è quello putiniano di “Russia Unita”. Entro mercoledì 17 luglio verranno esaminati i reclami degli esclusi. Secondo Gorbunov, “la commissione ha già dato la possibilità di apportare le dovute correzioni ai moduli, e sono stati esclusi solo quelli i cui errori non potevano essere sanati, come le firme di defunti o di persone inesistenti; in ogni caso, i candidati potranno rivolgersi al tribunale, senza bisogno di organizzare azioni di pressione sui lavori della commissione”.

Le “pressioni” si sono in realtà espresse con manifestazioni “non sanzionate”, allo slogan “Andiamo in galera per elezioni oneste!”, ben sapendo che la polizia avrebbe effettuato arresti e repressioni molto dure. Le proteste sono iniziate in centro città, ai giardini di Novopushkin, dove circa mille persone si sono radunate per un “incontro dei deputati municipali con gli elettori”, per poi muoversi verso il palazzo della Duma cittadina per chiedere un incontro col sindaco Sobjanin, che stava in realtà trascorrendo il weekend nella sua villa di campagna. La sera i manifestanti hanno cercato di piantare delle tende nel cortile dell’edificio dove ha sede la commissione elettorale, da cui sono stati cacciati con un’azione molto dura delle forze di sicurezza. Sono state arrestate circa 40 persone, tra cui i candidati Ilja Jashin, Ljubomir Sobol’, Julia Galjamina e Ivan Zhdanov.

Jashin era intervenuto affermando che “il popolo russo è normalmente pacifico e silenzioso, ma non all’infinito, per questo siamo qui e non ce ne andremo”, e la folla ha risposto scandendo il grido “Dopuskaj!”, “Ammettili!”, chiedendo appunto l’ammissione dei candidati esclusi. Per ultima è intervenuta Ljubov Sobol’, collaboratrice di Naval’nyj nella “Fondazione per la lotta alla corruzione”, invitando a spostarsi nel palazzo della commissione. Lo stesso Naval’nyj era assente dalla manifestazione, essendo appena uscito dalla prigione in cui era stato rinchiuso dopo una precedente manifestazione in favore del giornalista Ivan Golunov, arrestato con abusi della polizia che aveva messo della droga nel suo zaino, come poi riconosciuto anche dal tribunale.

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