Venerdì 16 agosto a 86 anni, a causa di un terribile cancro, si è spento a Bristol, nel Regno Unito, Richard Williams, il creatore di Roger Rabbit, il coniglio più celebre della filmografia d’animazione insieme a Bugs Bunny. Il disegnatore, regista e animatore canadese, fin da piccolo appassionato seguace dell’arte figurativa e delle storie Disney che lo portarono a perseguire la strada dell’animazione dopo essere stato incantato da Biancaneve all’età di cinque anni, fu un assiduo lavoratore, appassionato del proprio mestiere e della propria arte, al tempo della sua giovinezza e dei primi lavori probabilmente uno dei pochi a credere nella tecnica cinematografica mista in cui esigenze narrative prettamente di girato filmico a macchina coesistono con la narrazione animata per immagini pittoriche bidimensionali o tridimensionali, retaggio proprio di quello stile animato sostenuto da Disney di cui Williams divenne seguace ed allievo, come si può notare da alcuni tratti stilistici delle forme e delle figure dei suoi personaggi nonché dai movimenti animati degli stessi. Vincitore oltre che di tre statuette Oscar anche di tre BAFTA (British Academy of Film and Television Arts), l’equivalente britannico dei primi Oscar, è stato uno dei maggiori esponenti della cinematografia d’animazione a livello globale.

Richard Edmund Williams

Biografia e Carriera

Williams nasce il 19 marzo 1933 a Toronto, in Canada. All’età di 35 anni, tra i molti lavori che lo vedevano ancora un emergente nel campo, anche se molto presto le sue doti e la sua meticolosità organizzativa e artistica lo fecero spiccare agli occhi dei produttori, aveva animato la sequenza dei titoli di testa di un paio di film come What’s New Pussycat? e Casino Royale entrambi con Woody Allen. Perché come racconta la figlia Natasha:

Ha lavorato senza sosta fino al giorno della sua morte disegnando e animando

Grazie alla tradizione canadese di cinema indipendente, Williams si poté affermare ben presto all’interno degli studi di produzione riuscendo a portare le sue capacità artistiche e le proprie idee tra gli addetti ai lavori i quali accolsero benevolmente le intenzioni e le genialità dell’allora giovane intraprendente uomo. Molto presto, infatti, Williams riuscì a rendersi indipendente e a fondare un proprio studio di regia e animazione. Correva l’anno 1968 e, grazie alle opportunità sperimentative in fermento in quel periodo, Williams inizia a lavorare al progetto animato sulla figura mitico favolistica di origini arabe di Mulla Nasruddin, per il quale richiese la partecipazione del re del cinema Ken Harris della Warner Bros. Con il folle lavoro di disegno, animazione e regia, che prevedeva una mole di lavoro titanica dalla complessità fuori dal comune per lunghezza e precisione del dettaglio che non aveva precedenti, Williams volle superare se stesso, forse in maniera anche troppo esuberante, oltre che al diretto rivale Ralph Bakshi col quale competeva artisticamente, creando una storia poco ordinaria, fino ad allora mai battuta dal cinema, di stampo mediorientale debitrice per alcuni versi al cinema muto per l’assenza del sonoro vocale dei personaggi e per il comportamento scenico degli stessi e che ora si discostava dallo stigma disneyano per rendersi più indipendente.

Ralph Bakshi

Intorno agli anni ’70 gli Studios di Williams sono sempre più rinomati, il lavoro non manca e le casse si rimpinguano, insomma la scalata è positiva, così tanto redditizia che l’azienda di Williams si avvicina alla Dinsey a tal punto da scritturare alcuni suoi animatori all’interno di numerosi nuovi progetti per i quali otterrà fondi anche da privati, tra i quali un principe saudita che desidera vedere concluso il Mulla Nasruddin. Negli anni ’80 Williams, ormai raggiunte le più alte vette della cinematografia mondiale, viene assunto dalle case di produzione Amblin Enterntainment di proprietà di Steven Spielberg e Touchstone Pictures per curare il lavoro d’animazione di Who Framed Roger Rabbit (Chi ha incastrato Roger Rabbit), il film a tecnica mista precursore di molti altri successivi nel suo genere tra cui, fra i tanti, Space Jam, che l’ha reso celeberrimo al grande pubblico, in cui attori in carne ed ossa vengono combinati a personaggi animati. Oltre a Williams, che con questo film ha ottenuto importanti riconoscimenti tra cui due premi Oscar, lo Special Achievement Award e quello ai migliori effetti speciali, che si vanno ad aggiungere a uno precedente del 1971 per il miglior cortometraggio d’animazione con l’adattamento al Canto di Natale di Charles Dickens, alla commedia d’animazione, appartenente al filone del giallo grottesco fantastico che prende spunto dal romanzo di Gary K. Wolf, inventore letterario del protagonista Roger Rabbit e del suo mondo surreale, vede protagonisti l’attore Bob Hoskins e il doppiatore del celebre coniglio Charles Jesse Fleischer, alla sceneggiatura Jeffrey Price e Peter S. Seaman, e alla regia Robert Zemeckis.

Robert Zemeckis

Il film, che fa confluire nella sezione animata cartoni come Betty Boop, Jessica Rabbit e Topolino e compagni, provenienti da vari studi fra cui la Disney, la Warner, la Paramount Pictures e altre case di produzione, ha avuto grande successo e ottime critiche, nonostante questo il lavoro di creazione è stato sovrumano, in quanto una certa dose di megalomania unita all’incapacità di saper valutare gli aspetti pratici ed economici di una mente artistica qual era quella di Williams complicò parecchio la produzione perché lo stesso Williams volle inizialmente realizzare tutti i disegni a mano senza l’ausilio delle tecniche digitali allora in dotazione. Per questi motivi l’animatore fu ad un passo dal licenziamento, ma per fortuna, seppure con ritardo, il film venne realizzato e uscì nelle sale alla fine del 1988, ottenendo di controparte grandi elogi a dimostrazione che in fondo il duro lavoro ripaga.

Roger Rabbit

Altri lavori d’animazione di Williams che, per quanto le difficoltà interne di produzione siano state numerose e per quanto il senso di gigantismo di Williams sia stato una spina nel fianco, seppure è proprio grazie alle spinte colossali dell’uomo che i suoi numerosi contributi ai film hanno avuto sempre grande successo, meritano menzione, sono The little Island, The Thief and the Cobbler (Il ladro e il ciabattino) che riprende alcuni personaggi e stilemi del Mulla Nasruddin e del disneyano Aladdin i quali ripercorrono il mondo orientale di cui il Williams era molto appassionato, e opere minori in Dolci vizi al foro, I seicento di Balaklava, La Pantera Rosa colpisce ancora, La Pantera Rosa sfida l’ispettore Clouseau.

Un fotogramma di The Thief and the Cobbler

Autore di The Animator’s Survival Kit, un manuale considerato a tutt’oggi uno tra i più completi e determinanti se si vuole perseguire la carriera nell’animazione in cui Williams parla delle sue straordinarie esperienze di animatore mettendo in guardia dalle difficoltà del mestiere e dagli inganni che a volte si possono incontrare sul proprio cammino artistico all’interno delle grandi case di produzione, con Roger Rabbit si è fatto paladino dell’arte grafica cinematografica creando così l’animazione del futuro e un nuovo standard espressivo grazie al quale si è venuta ad educare un’intera generazione di animatori che senza dubbio insegneranno ai posteri tecniche e stili affinché la magnifica arte dei cartoni animati, sia essa bidimensionale o tridimensionale, manuale o digitale, non sparisca ma anzi continui a prendere ulteriore vigore per fruttare altri inestimabili capolavori tratti dal fantastico e irrefrenabile ingegno umano.  

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