Moriva oggi Ungaretti: il poeta che parlò al dolore.

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1922

Oggi è l’anniversario di morte di uno dei maggiori esponenti dell’Ermetismo: Giuseppe Ungaretti (8 febbraio 1888 – 1 giugno 1970).

Una vita segnata dal dolore, a partire dalla prematura scomparsa del padre, morto in un incidente di lavoro nel 1890. In seguito a questo evento, scopre la sua passione per la letteratura italiana e francese contemporanea, fra i banchi dell’Ecole Suisse Jacot. Nello stesso periodo in cui pubblica le sue prime poesie sulla rivista Lacerba nel 1915, decide di arruolarsi in fanteria per lo scoppio della Grande Guerra: qui comincia la sua esperienza a contatto con la morte. Dalla trincea nasce una grande raccolta di poesie d’amore: Il porto sepolto.

Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso.

Dopo la fine della guerra 1919, pubblica un’altra raccolta, Allegria di naufragi. Nel 1928, in seguito ad un momento tormentato, si converte al cattolicesimo. Dopo soli due anni, un altro grande dolore segna la sua vita: la morte della madre, alla quale dedica una poesia che esprime il dolore e la speranza di rivederla. Dal 1936 al 1942 occupa, per la prima volta, la cattedra di Letteratura italiana presso l’Università di San Paolo. Nel 1937 muore il fratello Costantino e nel 1939 muore il figlio Antonietto di soli nove anni.

Tutti gli avvenimenti politici e i lutti familiari, trasformano l’animo di Ungaretti rendendolo sempre più cupo e addolorato; da qui nasce il terzo libro di poesie, Il Dolore: «Le mie poesie sono ciò che saranno tutte le mie poesie che verranno dopo, cioè poesie che hanno un fondamento in uno stato psicologico strettamente dipendente dalla mia biografia; non conosco sognare poetico che non sia fondato sulla mia esperienza diretta».

Il Dolore

Il Dolore (1947)  – l’Opera più amata da Ungaretti – contiene 16 composizioni divise in 6 sezioni; come afferma lo stesso poeta è “un opera scritta piangendo”: «Il dolore è il libro che di più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudico. Quel dolore non finirà più di straziarmi».

Pagina dopo pagina è un susseguirsi di emozioni: gioia, sconforto, ira, passione. Poesie scritte “di pancia”, dettate da ciò che in quel preciso istante passa nel cuore dell’autore. È uno sfogo lungo sedici composizioni, a cuore aperto e senza nessun velo, che prova in qualche modo a dare un senso alle tragedie vissute. Ungaretti è il poeta che confida il suo dolore, una confidenza che fa a chiunque scelga di accostarsi ai suoi versi. È il poeta che ci insegna a dare un nome al dolore, a tirarlo fuori incastrandolo fra le righe di un foglio bianco, dandogli una bellezza che permane negli anni. Vale la pena spendere qualche minuto davanti alle sue parole perché lì, nei versi scritti tutti d’un fiato, anche noi possiamo avere la possibilità di riconoscere il nostro dolore. E, forse, riuscire a dargli un nome e scoprire che il dolore vissuto può diventare “poesia”.

<<Alzavi le braccia come ali
E ridavi nascita al vento
Correndo nel peso dell’aria immota.

Nessuno mai vide posare
Il tuo lieve piede di danza>>.

(Giuseppe Ungaretti, Tu ti spezzasti)