Montenegro: il referendum del 21 maggio 2006 sancisce l’indipendenza dalla Serbia

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21 maggio 2006: indipendenza del Montenegro dalla Serbia.

Quella del 21 maggio è sicuramente una data fondamentale per la storia del Montenegro. In questo giorno, infatti, nel 2006 i risultati di un referendum hanno sancito la separazione e l’autonomia del Paese balcanico dalla Confederazione di Serbia e Montenegro. Da quel momento, ogni 21 maggio si celebra il Giorno dell’indipendenza, un traguardo raggiunto per il rotto della cuffia da quella che oggi è a tutti gli effetti una Repubblica parlamentare.

Ricordiamo, infatti, che 13 anni fa, affinché si potesse ottenere l’indipendenza, era stato stabilito che i voti favorevoli dovessero superare la soglia del 55% come statuito dall’Unione Europea. Fin dalla notte lo schieramento che aveva appoggiato il Sì all’autonomia rispetto alla Serbia cominciò a festeggiare in piazza, ma soltanto al termine dello spoglio ufficiale fu possibile avere la certezza della vittoria delle forze politiche costituite dal Partito Democratico dei Socialisti del Montenegro (DPS) e dal Partito Socialdemocratico del Montenegro (SDP), mentre i filo-serbi guidati dal Partito Popolare Socialista del Montenegro (SNP) dovettero rassegnarsi ad una sconfitta giunta sul filo di lana poiché, con una percentuale del 55,5%, la tornata elettorale consentì al Paese dei Balcani di superare dello 0,5% il limite previsto affinché l’esito fosse valido.

Referendum in Montenegro: i cittadini festeggiano l’indipendenza dalla Serbia.

Il 23 maggio 2006 arrivò poi il riconoscimento ufficiale del risultato della votazione da parte dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e da quel momento i vari Stati si allinearono nella legittimazione della Repubblica guidata da Djukanovic. Circa una settimana dopo, il 31 maggio, arrivò anche la ratificazione da parte della Commissione per il Referendum, e il 3 giugno il Parlamento Montenegrino procedette con la formale dichiarazione d’indipendenza.

Dopo aver preso atto del responso della votazione, la Serbia affermò che da quel momento avrebbe assunto ufficialmente questo nome come erede dell’ormai superata Confederazione di Serbia e Montenegro, con il Parlamento che si sarebbe adoperato per approvare una nuova Carta costituzionale.

Montenegro: il tortuoso percorso delle regole referendarie

Ben prima delle manifestazioni di giubilo per l’indipendenza, il Montenegro dovette fare i conti con una serie di polemiche, ostacoli e controversie inerenti le regole che si sarebbero dovute adottare in occasione della chiamata al voto dei cittadini. Infatti in un primo momento il governo – fervido sostenitore dell’autonomia dalla Serbia – propose la semplice maggioranza dei Sì per la convalidazione del referendum, ma l’opposizione fin da subito manifestò la sua contrarietà a questa proposta, insistendo affinché venisse inserita una soglia minima di validità.

Montenegro: le controversie sulla legge referendaria.

A questo punto Miroslav Lajcak, rappresentante dell’Unione Europea, avanzò l’idea di inserire una percentuale del 55% dei voti affinché il referendum si potesse considerare legittimo. Il Consiglio dell’UE approvò la richiesta di Lajcak, quindi anche il governo di Djukanovic (apertamente contrario a questa soluzione) fu costretto ad accettare questa regola elettorale.

Un altro tema di scontro fu quello relativo alla concessione o meno del diritto di voto ai montenegrini residenti all’estero. Tenendo conto della legge referendaria, il divieto di recarsi alle urne era in vigore per i cittadini residenti in Serbia, mentre coloro che vivevano in altri Paesi avrebbero potuto esprimere la propria preferenza solo se iscritti ai registri elettorali. Anche in questo caso ci furono diversi scontri, poiché quanto statuito dalla norma fu considerato iniquo soprattutto dal fronte contrario all’indipendenza nei confronti dei montenegrini che si trovavano in Serbia (circa 270mila) che, esclusi dal referendum, sarebbero stati discriminati.

Il messaggio di Djukanovic alla nazione

In occasione del Giorno dell’indipendenza, Milo Djukanovic, Presidente della Repubblica del Montenegro, ha inviato un messaggio alla nazione per celebrare al meglio quest’importante anniversario, sottolineando con vigore che 13 anni fa è stata compiuta una «impresa storica» giacché, dopo l’indipendenza, il Paese è riuscito ad imporsi come uno dei migliori Stati europei moderni, punto di riferimento per la stabilità regionale, nonché uno dei membri più stimati dalla Nato e dall’Unione Europea.

Giorno dell’indipendenza: il messaggio ai montenegrini del Presidente Djukanovic.

Il presidente ha anche ricordato la ripresa economica verificatasi di recente sul territorio, che al contempo sta diventando un’importante attrattiva per nuovi investitori e per i turisti, senza dimenticare le diverse prospettive di crescita per la qualità della vita di tutti i cittadini. Inoltre Djukanovic ha posto l’accento sulla pacifica convivenza in Montenegro di una «comunità multietnica», diventata un punto di riferimento per le realtà circostanti, poiché impegnata nella promozione e nel consolidamento dei valori democratici e istituzionali, ma anche dei diritti civili e delle libertà fondamentali che rappresentano alcuni dei principi di base dell’Unione Europea.

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