Laboratorio Clonit, Milano

Nel 2018 sono morte in Italia 37 persone per malattie da contagio di West Nile Virus, infezione portata dalle zanzare come succede anche per virus come Usutu, Zika, Chikungunya e Dengue. Oggi sono una realtà con cui devono fare i conti gli ospedali italiani. Le malattie trasmesse all’uomo attraverso la puntura di insetti rendono urgente disporre di sistemi diagnostici in grado di discriminare rapidamente tra infezioni in grado di causare manifestazioni sintomatiche simili. Anche se al momento non sono disponibili cure specifiche o vaccini per questi virus è, però, importante diagnosticarne la presenza tempestivamente e con certezza a fini epidemiologici, di valutazione prognostica e per l’ottimizzazione della terapia di supporto. Tra le infezioni virali trasmesse da insetti che sono già ben radicate in Italia, una posizione preminente tocca alla febbre da virus West Nile, il cui vettore è la zanzara comune (Culex pipiens). L’aumento delle temperature favorisce la proliferazione delle zanzare e la sopravvivenza delle uova durante la stagione invernale aumenta.

L’epidemia – “La presenza del virus West Nile è documentata in Italia almeno dal 1998, quando si verificò in Toscana un’epidemia nei cavalli – osserva Massimo Galli Presidente SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali- ma è possibile che l’uomo sia stato interessato in epoca più recente. In uno studio in donatori di sangue dell’area metropolitana milanese –un’area non endemica per WNV, ma contigua alla zona attorno al Po, da dove proviene il maggior numero dei casi di malattia da WNV- i campioni prelevati nel 2009 risultavano tutti negativi, mentre in quelli prelevati nel 2011 vi era una prevalenza di anticorpi specifici per virus West Nile dello 0,58%. Va ricordato che la grande maggioranza delle infezioni da WNV decorre asintomatica o causa una febbre la cui causa spesso non è riconosciuta. Per West Nile non esiste ancora un vaccino e non disponiamo di farmaci efficaci. Sono quindi importanti le misure di prevenzione- continua Galli, che è anche direttore della divisione universitaria di malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano – che si fondano su corrette politiche di sorveglianza entomologica e di lotta ai vettori.”

L’acqua stagnate dei vasi come terreno di coltura per le uova di zanzare

Prevenzione – A questo proposito gli organismi di tutela della salute internazionali sollecitano l’intervento delle Istituzioni locali per mettere in atto azioni di disinfestazioni in modo da ridurre la proliferazione delle zanzare. Ma anche i cittadini possono fare qualcosa per prevenire la diffusione delle infezioni da virus trasmesse da zanzare: controllare la presenza di acqua stagnante nei vasi di balconi e terrazzi che possono fare da terreno di coltura per le uova.

Diagnosi precoce – L’utilizzo delle biotecnologie alla base di test diagnostici, in uso ormai da tempo nei laboratori di analisi degli ospedali, permette di disporre di una base di informazioni sempre più ampia e velocemente acquisibile, a beneficio della cura delle malattie. Le metodiche di amplificazione genica hanno offerto un contributo fondamentale alla ricerca scientifica, favorendo il coinvolgimento di un numero sempre più ampio di laboratori ed estendendo le capacità diagnostiche. La diffusione di tecniche sempre più affinate propone sempre nuove soluzioni per nuovi problemi. Il metodo molecolare denominato RT-PCR (Reazione a Catena della Polimerasi Tempo Reale) consente l’identificazione di agenti patogeni attraverso l’amplificazione del DNA o RNA dei microrganismi, è un esempio della nuova frontiera della diagnostica rapida e sicura.

Dott. Carlo Roccio, biologo

Un test per due – “Nel caso del WNV, più in dettaglio, il test Quanty West Nile Virus, utilizza la tecnologia Real Time PCR e dà risultati in circa 2 ore. Durante la reazione, inoltre, è possibile identificare i pazienti positivi al WNV e discriminarli dai campioni positivi per Usutu Virus. Insomma con un unico test, in maniera veloce e sicura, si può verificare l’esistenza dei due virus evitando rischi di falsi positivi del WNV che ha degli elementi del genoma in comune con l’Usutu”, commenta Carlo Roccio biologo, componente del comitato ricerca, sviluppo e innovazione di Federchimica e direttore scientifico Cerba HC Italia.  “Attraverso quindi le informazioni ottenute sequenziando il DNA si può “tipizzare” il microrganismo differenziando quelli con differente risposta alle terapie o con maggior virulenza. Inoltre, con la Real Time PCR si può ricavare un dosaggio quantitativo del microrganismo per seguire l’evoluzione della terapia anti-virale”.

Al simposio ”health and climate change” è stato sottolineato che un effetto potenzialmente associato al surriscaldamento globale dovuto all’emissione di inquinanti è la maggior facilità di diffusione delle malattie, favorite anche dall’aumento, grazie alle condizioni climatiche, della diffusione della zanzara tigre e con essa le patologie che la puntura di questo insetto comporta.

Edoardo Stucchi

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