Molestie sessuali Kuwait: “I will not be silent” (Video)

"Non starò zitta" è la campagna contro la violenza sulle donne che nel Paese arabo porta l'hashtag Lan Asket

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Le molestie sessuali sono oggetto della nuova campagna I will not be silent, “Non starò zitta”, lanciata dall’influencer Ascia Al Faraj. Anzitutto, l’obiettivo è di sensibilizzare le autorità sui crimini di genere. Inoltre, la campagna si ripropone di fornire alle vittime il coraggio necessario per denunciare i propri aguzzini. Troppo spesso gli stessi partner, i familiari o gli amici. In effetti, secondo gli ultimi dati la violenza sulle donne è una questione tutt’altro che superata. E non solo nel mondo arabo.

Molestie sessuali: cosa accade in Kuwait?

Contro le molestie sessuali, in Kuwait nasce la versione araba della campagna europea MeToo. Il merito va alla fashion blogger e influencer Ascia Al Faraj, che su Instagram ha lanciato l’hashtag “Non starò zitta”, in arabo “Lan Asket”. L’iniziativa vanta già un notevole successo, come testimoniano gli oltre 2 milioni e mezzo di followers. Negli ultimi anni, infatti, la 31 di origini kuwaitiana e statunitense è diventata molto popolare sui social anche grazie al canale YouTube The Hybrids, aperto assieme al marito. Così, ha deciso di dare il proprio contributo nella battaglia contro le violenze di genere, denunciando il conservatorismo dilagante in Kuwait. Infatti, nel Paese vige una cultura della “vergogna” che spesso impedisce alle vittime di ottenere una condanna per gli aggressori. Specialmente quando gli abusi avvengano tra le mura domestiche.

L’iniziativa social

La campagna di sensibilizzazione è nata con la creazione della pagina Lan Asket, su Instagram. Nel primo video pubblicato, Ascia ha dichiarato che il problema delle violenze di genere in Kuwait riguarda quasi cinque milioni di persone. “Ogni volta che esco, c’è qualcuno che mi molesta o molesta un’altra donna per strada“, ha raccontato l’influencer. Poi, ha aggiunto: “Le molestie sono un problema in questo paese e io ne ho abbastanza“. Inoltre, la giovane attivista ha raccolto le testimonianze di donne perseguitate o minacciate, alcune delle quali costrette a espatriare. Per Ascia, il problema principale è la mancanza di tutele. Ragion per cui ha invotato il governo a adottare quanto prima i provvedimenti necessari: “Le molestie sono un crimine e abbiamo bisogno di leggi che ci proteggano. Questa è negligenza sostenuta dallo stato e chiediamo azione“. 

La risposta delle autorità

Nonostante il Kuwait sia una delle nazioni più progressiste all’interno della regione del Golfo, la violenza di genere è ancora un tabù. Perciò fa pensare l’incredibile successo ottenuto dalla campagna. Soprattutto perché ha innescato un movimento di portata nazionale in un Paese in cui lo stupro in costanza di matrimonio non viene considerato reato. E in cui solo dal 2009 le donne hanno potuto ottenere un passaporto senza il permesso di un uomo. All’iniziativa si sono aggregati altri influencer, tra cui Lulu Al-Aslawi. Con un passato di vittima di molestie e bullismo online, ad AFP la giovane ha assicurato: “Le ragazze non parlano per paura di essere stigmatizzate, ma non ci fermeremo fino a quando non supereremo questo cancro nella società“.

Problema di mentalità?

Come ha osservato Rothna Begum, ricercatrice senior di Human Rights Watch, in Kuwait la polizia spesso non registra le denunce di abusi per evitare la vergogna alle loro famiglie. Al portale AFP, Begum ha spiegato che campagne simili “Sono importantissime perché il cittadino si renda conto di cosa siano effettivamente le molestie e dei terribili danni che causano“. Del resto anche l’ambasciata statunitense in Kuwait ha riconosciuto il valore dell’iniziativa, twittando che si tratti di una campagna da sostenere: “Possiamo tutti fare di più per prevenire le molestie contro le donne, sia negli Stati Uniti che in Kuwait“. Inoltre, il tweet era accompagnato dall’immagine di tre donne (di cui una col velo) correlata dallo slogan “Non molestare”. Purtroppo, molestie e violenze nei confronti delle donne sono una questione tutt’altro che superata, anzi. Basterebbe una rapida ricerca su Internet per rendersene conto.


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Molestie sessuali: la storia di Ascia

Le molestie sessuali in Europa

In Europa il Parlamento si è impegnato a eliminare le violenze di genere, specialmente dopo lo scandalo Weinstein. Pertanto, l’11 settembre 2018 gli Stati membri hanno adottato una risoluzione recante misure volte a tutelare le donne anche nei luoghi di lavoro. In precedenza, l’unico strumento internazionale giuridicamente vincolante “a difesa” delle donne era la Convenzione di Istanbul. Il provvedimento approvato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 era stato aperto alla firma dall’11 maggio 2011. Gli obiettivi? Prevenire le violenze, favorire la protezione delle vittime e impedire l’impunità dei colpevoli. Tanto che nel maggio 2019 lo stesso Comitato economico sociale europeo (CESE) aveva invitato i paesi che ancora non l’avessero fatto a ratificare il trattato.

La proposta italiana

In effetti, un intervento europeo sembra ormai improcrastinabile. Soprattutto perché “Il movimento #MeToo ci ha mostrato che il problema è più grande di quanto molti immaginavano“, ha raccontato Pina Picierno di Socialisti e Democratici, relatrice della proposta contro le molestie in Europa. “Ce lo dicono anche i numeri” ha spiegato la deputata italiana. Che ha aggiunto: “Il 55% delle donne nell’UE sono state molestate sessualmente e più del 20% delle giovani donne (fra i 18 e i 29 anni) nell’UE sono state vittime di molestie in rete almeno una volta“. E ancora: “Considerando che la maggior parte delle ragazze e delle donne non denuncia le molestie, i numeri reali sono ancora più alti“. Poi, ha concluso: “Ecco perché abbiamo bisogno di un approccio europeo: abbiamo bisogno di una chiara definizione di molestia“. Per Picierno: “Senza una definizione valida in tutta l’UE sarà difficilissimo sradicare questo problema, perché la percezione varia“.

I dati della violenza

Un rapporto pubblicato da Eurostat mostra un quadro alquanto preoccupante. Secondo l’indagine congiunta con l’United Nation office on drug and crime (UNODC), nel periodo tra il 2008 e il 2014 sono aumentate in maniera esponenziale le denunce di stupro e aggressioni alle forze dell’ordine. Ad esempio, solo i casi di stupro sarebbero cresciuti del 37% nel periodo di riferimento. Tuttavia, la Commissione europea ha precisato che non è possibile stabilire in che misura ciò dipenda dall’aumento del fenomeno e quanto dalla maggiore propensione a denunciarlo. In questi casi, infatti, la componente emozionale e il senso di vergogna sono fattori che incidono notevolmente sulla decisione. Anche se per Catherine André, caporedattore di VoxEurope: “Le cose sono cambiate dopo il movimento #MeToo“. Ossia il movimento femminista contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne diffusosi come hashtag sui social dall’ottobre 2017.

Le dichiarazioni

Secondo Marina Škrabalo, membro del gruppo Diversity Europe nel CESE e direttrice della Fondazione per i diritti umani Solidarna: “La violenza di genere ha radici estremamente forti nell’intero codice culturale patriarcale che caratterizza la nostra civiltà da migliaia di anni“. Mentre la prima presidente donna della Commissione europea Ursula von Der Leyen ha assicurato che la lotta alla violenza sulle donne sarà una priorità in Europa. E ha ribadito l’appello a ratificare la Convenzione di Istanbul ai sette paesi membri che ancora non l’hanno adottata.


Casellati contro la violenza sulle donne: le dichiarazioni


E in Italia?

Secondo un rapporto dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali (FRA) del 2014, in Italia oltre il 50% delle donne erano vittime di violenza. Fisica e sessuale. Si tratta di una donna su cinque. Secondo dati Istat, il 31,5% delle donne dai 16 ai 70 anni d’età ha subìto una qualche forma di violenza fisica o sessuale nell’arco della propria vita. Di cui oltre il 20% ha subìto violenza fisica e il 21% violenza sessuale. Mentre il 5% e più è stata vittima delle forme più gravi della violenza, come stupro e tentato stupro. Invece, a subire violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner è il 13,6% delle donne: il 5% dal compagno attuale e il 19% circa dall’ex partner. Inoltre, se nel 70% circa dei casi le violenze hanno determinato l’interruzione della relazione, per quasi il 30% ne sono state il motivo determinante.

Le molestie sessuali nel 2020

Sebbene le forme più gravi di violenza siano ancora esercitate dai compagni, circa il 25% delle denunce di violenza fisica o sessuale è esercitata da uomini non partner. Di queste, il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute come amici, parenti o colleghi di lavoro. E guardando i dati dello scorso anno la situazione non è certo migliorata, anzi. Con le misure imposte per contrastare la pandemia si è registrato un +119% delle violenze, incluse molestie e femminicidi. Grazie al lavoro del Servizio analisi criminale della direzione della Polizia criminale diretta dal prefetto Vittorio Rizzi è possibile inquadrare il trend delle violenze di genere in Italia.

Il rapporto

In particolare, l’indagine ha analizzato i cosiddetti “reati spia” oltre ai delitti potenzialmente riconducibili a liti familiari, soprattutto quelli consumati tra le mura domestiche. Dal rapporto emerge che a fronte del calo del 19% degli omicidi volontari nel periodo di lockdown non sono diminuiti i reati sulle donne. Al contrario, i dati mostrano un trend preoccupante. Se nel 2019 le vittime di sesso femminile costituivano il 35% del totale degli omicidi, infatti, lo scorso anno l’incidenza era del 45%. Inoltre, tra gennaio e giugno 2020 le violenze sessuali hanno raggiunto il picco a maggio, per poi crescere nuovamente a giugno. Infine, sono aumentati gli omicidi commessi da partner e da ex partner.


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Molestie sessuali: video della campagna

Per approfondire l’argomento, ecco l’indagine dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali (FRA).