MOLAA: ecco perché ha messo all’asta alcune sue opere

Il 2020 si sta rivelando un anno difficile per tutti, anche per i musei

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MOLAA

Questo 2020 si è rivelato un anno difficile per tutti. La chiusura di attività pubbliche e private ha comportato parecchi problemi economici. Anche il mondo dell’arte ha subito una brusca frenata. La perdita di incassi e ingressi è una problematica che non va certo sottovalutata. E proprio questo ha spinto il MOLAA, Museo di arte latino-americana, a vendere molte delle sue opere, attuando così un processo conosciuto come “Deacessioning“.

Cos’ha comportato il 2020 per i musei?

Ancora non ci sono dati ufficiali e certi. Per questi infatti ci sarà da aspettare il prossimo anno. Molti direttori però si sono mostrati preoccupati. Secondo alcuni dati Istat, in Italia, si stima una perdita di incassi di circa 78 milioni di euro. Gli ingressi mancati sono invece 19 milioni. Questi sono comunque dati riferiti ai mesi di marzo, aprile e maggio. Negli USA la situazione non è migliore. Ad aprile, il direttore del Withney, Adam D. Weinberg, ha parlato di una possibile perdita di circa 7 milioni di dollari per il suo museo.

Cos’è il MOLAA?

Il Museo di arte latino-americana nasce nel 1996. Si trova a Long Beach, in California. Il MOLAA può vantare un proprio primato. È infatti l’unico museo degli Stati Uniti d’America dedicato all’arte moderna e contemporanea latino-americana. Sul sito del Museo di arte latino-americana si legge che la sua missione è quella di: “far conoscere e apprezzare l’opera degli artisti moderni e contemporanei dell’America Latina“. Ciò è stato ed è ancora possibile grazie a esibizioni, programmi di educazione ed eventi culturali. Nel corso degli anni, poi, il Museo di arte latino-americana è riuscito a raddoppiare lo spazio destinato alle varie opere d’arte.

MOLAA durante il periodo della pandemia

Il Museo di arte latino-americana è chiuso al pubblico da marzo. Questo ha portato non pochi problemi economici. Oltretutto, quest’ultimi si sono aggiunti già a quelli precedenti. Nel 2019, infatti, il museo ha dovuto affrontare un deficit di 340mila dollari su un badget di quasi 3.7 milioni di dollari. È stato perciò necessario cercare una soluzione valida. Ecco perché il MOLAA ha dovuto decidere di vendere alcune delle sue opere. Il primo “Deacessioning” si è svolto quest’estate. Durante il quale sono state messe all’asta 167 opere d’arte di alcuni artisti latino-americani. Quello attuale invece conta 121 opere, di cui quasi 50 appartengono al museo. Le altre sono donazioni di artisti e privati. Il valore complessivo delle cinquanta opere del MOLAA si aggirerebbe intorno ai 500mila dollari. Una somma da non sottovalutare, dunque.

Il “Deacessioning” è la scelta giusta per il Museo di arte latino-americana?

In una crisi globale come quella che stiamo affrontando, verrebbe da dire di sì. È il modo più rapido per ottenere soldi ed evitare il peggio. È la soluzione migliore? Su questo molti hanno da ridire. Quello che si teme con il “Deacessioning” è che si arrivi al punto che le opere d’arte finiscano in mano di pochi. Ed è un rischio da non sottovalutare. Lo stesso “International Council of Museums” consiglia di riflettere bene di vendere un’opera d’arte. Certo, nel caso del MOLAA sono intervenuti anche privati e artisti. Il problema sorgerebbe se questa soluzione venisse perpetuata anche quando non ve n’è bisogno. Soprattutto quando si tratta di un museo come quello di Long Beach. Come già accennato, la missione principale del Museo di arte latino-americana è quello di far conoscere artisti latino-americani. Più opere finiscono in mano ai privati, meno possibilità ci sono di raggiungere quest’obiettivo.


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