Mohandas Gandhi: un esempio di lotta sublime

"Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fin tanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo"

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Mohandas Gandhi

La lotta di Mohandas Gandhi appartiene ai capitoli di storia eterna. Storia passata e sempre presente: racconti di fatti veri che godranno del futuro.

La vita di Gandhi è la vita dell’India inerme, umiliata, affamata, succube e senza speranza. Ma è anche la vita dell’India che si affranca dalle catene dell’imperialismo.

LA STORIA DI GANDHI

Parliamo della storia dell’India che impugna lo scettro della disobbedienza civile. L’India di Gandhi non risponde fuoco al fuoco, sangue al sangue. Quell’India semplicemente non obbedisce ma protesta con la forza della non violenza. Mohandas K.

Gandhi insegnò al popolo indiano a piegare la testa all’amore e alla fede della non-violenza. Fu la sua vittoria, e la vittoria del popolo indiano. Ma anche qualcosa di molto di più, al di là della misurazione degli obiettivi raggiunti, al di là delle aspettative deluse e al di là del suo pensiero.

Fu un evento grandioso della spiritualità: al quale contribuirono una incrollabile fede, un amore incalcolabile, una straordinaria volontà.

Mohandas Gandhi: la lotta sublime

20 settembre 1932. Il primo sciopero della fame di Gandhi


MOHANDAS GANDHI

Nella memoria collettiva, Mohandas Gandhi appare come il pioniere del satyagraha: la resistenza all’oppressione attraverso la disobbedienza civile di massa. La sua disobbedienza portò l’India all’indipendenza. Il satyagraha di Gandhi, fondato sul principio di verità e sul principio della non violenza, ispirò altri grandi uomini come Martin Luther King e Nelson Mandela.

CENNI BIOGRAFICI DI MOHANDAS GANDHI

Gandhi nacque il 2 ottobre 1869 a Porbandar. Apparteneva alla casta dei Bania composta da mercanti, commercianti e banchieri. Studiò legge a Londra e visse parecchi anni in Sud Africa. Proprio qui osservò il costante spregio delle libertà civili e dei diritti politici degli immigrati indiani.

Quando Gandhi ritornò nel suo paese natale, nel 1914, si impegnò in nome dell’indipendenza del suo popolo. Il suo progetto sociale e culturale fu quello di raggiungere la libertà dalla corona inglese attraverso non la lotta armata ma attraverso la lotta sublime della “non violenza”. Gandhi e il suo popolo combatterono con la resistenza passiva, con la non collaborazione e con la disobbedienza collettiva e pacifica.

Mohandas Gandhi: esempio di non violenza

1921-1922: BOICOTTAGGIO DELLE ISTITUZIONI INGLESI

I momenti più celebri e significativi dell’azione svolta da Gandhi al fine di ottenere l’autogoverno furono due. Il primo, nel 1921-1922, consistette nel boicottaggio dei prodotti e delle istituzioni inglesi: dal cotone del Lancashite alle università.

LA MARCIA DEL SALE

Il secondo evento, concreto esempio di disobbedienza civile, avvenne fra il 1931 e 1934. Epocale avvenimento dalla risonanza mondiale. Gandhi promosse una marcia dalle zone interne dell’India verso il mare, al fine di procurare il sale necessario agli usi comuni e infrangere così il monopolio inglese.

Il Mahatma finì in prigione ma la sua politica e la sua fede nella lotta non violenta ebbero un successo inenarrabili e intensa fu la partecipazione del popolo indiano alle imprese pensate da Mohandas Gandhi.

Nel 1929, il Congresso nazionale indiano, presieduto da Nehru, formulò in una risoluzione che scopo del partito era la totale indipendenza del paese.

Il 29 gennaio 1930 fu proclamato il giorno della festa nazionale d’indipendenza.

Gandhi scosse un popolo timoroso e lo condusse, mano per mano, villaggio per villaggio, all’indipendenza.

Le parole di Gandhi, descrizione della sua lotta sublime: “io approvo la completa non-violenza e la considero possibile nei rapporti tra uomo e uomo e tra nazione e nazione. Ma questa non è una rinuncia ad ogni lotta concreta contro l’ingiustizia. Al contrario nella mia concezione la non-violenza è una lotta contro l’ingiustizia più attiva e più concreta della ritorsione, il cui effetto è solo quello di aumentare l’ingiustizia. Io sostengo una opposizione mentale, e dunque morale, all’ingiustizia”.

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