Mogadiscio: autobomba di Al Shabaab provoca 3 morti

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L’attentato, rivendicato dagli estremisti islamici di Al Shabaab, ha provocato la morte di almeno 3 persone e il ferimento di alcuni civili nella zona centrale di Mogadiscio.

Nella mattinata di martedì 14 maggio, nel centro di Mogadiscio, nella zona del palazzo presidenziale, un kamikaze, a bordo di un’autobomba si è fatto esplodere provocando 3 morti e almeno 3 feriti. Si tratta del primo attacco terroristico nella capitale somala dall’inizio del Ramadan, periodo di preghiera per i musulmani osservanti.

Già negli scorsi anni, durante il periodo del Ramadan, vi erano stati alcuni attacchi di matrice terroristica, per questo il governo somalo, guidato dal primo ministro Hassan Ali Khayre aveva deciso di aumentare la presenza di militari a Mogadiscio, per scongiurare il pericolo di attentati.

La Somalia, che dopo l’esilio del presidente Mohammed Siad Barre (nel 1991), è precipitata in una decennale guerra civile che inizialmente ha visto contrapposte fazioni di militari, i cosiddetti “Signori della guerra”, dal 2006 è alle prese con gli estremisti islamici di Al Shabaab, gruppo terroristico islamico legato ad Al Qaeda che sta mettendo a ferro e fuoco la Somalia e il Kenya con attacchi terroristici e sequestri di persona.

Al Shabaab vuole prendere il controllo della Somalia

L’organizzazione terroristica Al Shabaab opera in Somalia con lo scopo di prendere il controllo del paese e instaurarvi una repubblica Islamica fedele alle leggi della Sharia. Principale alleato di Al Qaeda nell’Africa orientale, venne costituita nel 2006 come movimento giovanile estremista all’interno dell’Unione delle corti islamiche, organizzazione di integralisti islamici somali che si contrapponevano al governo federale di Transizione. Per giungere all’obiettivo di prendere il controllo del paese, da anni gli estremisti cercano di destabilizzare la Somalia, operando attacchi ai danni di strutture governative e civili.

Civili somali soccorrono un ferito

L’attacco più sanguinoso degli ultimi anni è avvenuto a Mogadiscio il 14 ottobre 2017, quando due autobombe sono esplose nella zona commerciale della città provocando più di 500 morti. La prima esplosione aveva colpito un albergo nella zona centrale della città, provocando numerose vittime che sono poi state recuperate sotto le macerie dello stesso hotel e di alcuni edifici esplosi. Una seconda autobomba, seguita da un conflitto a fuoco fra terroristi e militari, aveva causato vittime civili nel quartiere di Medina.

Lo scorso 1 marzo, nel centro della capitale somala un Kamikaze si è fatto esplodere su un’autobomba e successivamente alcuni guerriglieri si sono asserragliati in un hotel molto frequentato prendendo in ostaggio i presenti. A seguito dell’intervento delle forze speciali somale, gli ostaggi sono stati liberati e i terroristi uccisi. L’autobomba e l’attacco all’hotel hanno causato 29 vittime e più di 80 feriti.

Dopo pochi giorni, il 23 marzo, militanti di Al Shabaab hanno colpito un edificio del ministero del lavoro nella zona centrale della capitale, causando la morte di 11 civili, tra cui il viceministro del lavoro somalo Saqar Ibrahim Abdalla e 4 terroristi autori dell’attacco.

L’esercito somalo nel corso di un’azione di contrasto ai terroristi di Al Shabaab

I tentativi di combattere Al Shabaab

Dal 2007, il governo somalo, con la collaborazione degli Stati Uniti, ha iniziato una vera e propria guerra contro i terroristi di Al Shabaab. Successivamente al tragico attentato dell’ottobre 2017, bombardieri americani hanno sferrato un duro attacco contro le postazioni dei militanti islamici in Somalia, provocando la morte di decine di combattenti. Con l’avvento alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump, i raid aerei si sono intensificati. L’ultimo, in ordine di tempo è quello dell’ 8 maggio, quando le forze aeree americane hanno colpito un centro di addestramento dell’Isis nella zona montuosa del Golis, uccidendo 13 terroristi.

Una situazione molto precaria in Somalia, da oltre vent’anni alle prese con una guerra civile che, oltre a creare instabilità, sta impoverendo sempre di più il paese, considerato uno dei più poveri al mondo e che in questo periodo è anche alle prese con una siccità storica, che secondo i dati della Fao potrebbe portare il 20% della popolazione entro l’estate a una condizione di “fame acuta”, vista l’impossibilità di provvedere al raccolto dei prodotti agricoli.

La difficile situazione somala si aggiunge ai problemi dell’Etiopia, paese confinante, nei giorni scorsi alle prese con violenti conflitti etnici interni.

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