Mladic è pronto alla nuova sentenza per genocidio

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E’ prevista per l’8 giugno, al Tribunale dell’Aja, la sentenza del processo d’appello nei confronti di Ratko Mladic, il boia dei Balcani.

Come si arriva al processo di appello di giugno?

L’ex capo militare dei serbi di Bosnia era stato condannato nel 2017, in primo grado, all’ergastolo per il genocidio di Srebrenica, l’assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra avvenuti durante il conflitto armato in Bosnia del 1992-1995. ll processo d’appello si era aperto ad agosto 2020. A seguito dell’apertura del processo, i legali di Mladic avevano chiesto di interrompere le udienze per le precarie condizioni di salute dell’imputato che impedivano a Mladic di affrontare il procedimento. Ossia problemi cardiaci e neurologici. Inoltre fu sottoposto ad un intervento chirurgico a marzo 2020.

Dove si trova Srebrenica?

Il comune di Srebrenica si trova nella parte nord-orientale della Republika Srpska, cioè in Bosnia ed Erzegovina, all’interno di un’ampia ansa nel mezzo del fiume Drina, dove le risorse naturali e le bellezze costituiscono la maggior parte dell’offerta turistica della città. Storicamente il centro abitato è famoso, soprattutto, per il massacro avvenuto tra 11 e il 19 luglio 1995. Più di ottomila bosniaci musulmani furono tragicamente uccisi dalle truppe serbo-bosniache guidate del generale sopracitato: Ratko Mladic.


La strage di Srebrenica


Il preambolo alla guerra

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. La crisi del partito unico, la lega dei comunisti di Jugoslavia, fece saltare i precari equilibri fra le nazionalità su cui il governo reggeva il paese fin dalla conclusione della seconda guerra mondiale. La crisi precipitò, in seguito, al contrasto tra le risorgenti aspirazioni egemoniche della Serbia di Milosevic, già precedentemente esercitate contro le minoranza albanesi del Kosovo e le volontà autonomistiche di Slovenia e Croazia. Geograficamente e culturalmente più vicine all’Europa. Prima la Slovenia, nel 1991, proclamò la sua indipendenza, l’anno seguente la Croazia. Poi fu il turno della Macedonia che occupava la parte meridionale della Jugoslavia.

La scintilla

Gli organi federali e i vertici militari, di orientamento serbo, accettarono le indipendenze di Macedonia e Slovenia ma non quella croata che ospitava larghe minoranze serbe. Milosevic mobilitò le forze armate e anche milizie irregolari. Così si aprì il primo conflitto nei Balcani. Il teatro iniziale della guerra furono i territori contesi tra le due repubbliche croata e serba. Mentre dalla primavera del 1992, il centro del conflitto si spostò in Bosnia. Quest’ultima, a marzo, si era proclamata indipendente. La Bosnia era abitata da una popolazione mista, composta per la maggior parte da musulmani, croati, cattolici e serbi ortodossi. La Bosnia fu il luogo di uno scontro etnico terribile provocato soprattutto dalla reazione della componente serba, attivamente appoggiata dal regime di Milosevic e delle sue forze armate.

La pulizia etnica di Mladic

A capo delle forze armate vi era, appunto, il generale Ratko Mladic. Il quale conduceva una “pulizia etnica”: costellata da assedi, massacri, deportazioni e altri orrori che l’Europa non aveva più conosciuto dalla seconda guerra mondiale. Famose sono le parole del leader militare serbo-bosniaco, l’11 luglio, in una dichiarazione registrata su pellicola da un giornalista serbo: “Diamo questa città alla nazione serba…È giunto il momento di vendicarsi dei musulmani”.


Intervento Nato nei Balcani


Area sicura

Il 6 aprile 1993, Srebenica fu dichiarata dall’Onu come “area sicura” per le persone in fuga dalla guerra. Circa 500 soldati olandesi delle forze di pace internazionali erano presenti a Potočari, distante 3 miglia da Srebrenica, a difesa dei profughi e della popolazione civile. L’offensiva militare serba iniziò il 8 luglio 1995. I soldati serbo-bosniaci presero il controllo del posto di osservazione delle Nazioni Unite Foxtrot. Inoltre avanzarono da sud incendiando le abitazioni bosniache lungo la strada. Tra caos, terrore e bombe migliaia di civili fuggirono da Srebrenica per il vicino villaggio di Potočari dove vi era la base olandese.

Tentativo di salvezza

La notte dell’11 luglio, una colonna di oltre 20.000 uomini partì da Srebrenica attraverso una fitta foresta nel tentativo di mettersi in salvo. Alla mattina seguente, gli ufficiali serbo-bosniaci hanno utilizzato l’equipaggiamento delle Nazioni Unite e fatto false promesse di sicurezza per incoraggiare gli uomini ad arrendersi. Molti di questi uomini si arresero ma successivamente furono giustiziati.


Ricordando Srebrenica


Gli uomini e le donne trucidate

I soldati serbi di Bosnia e la polizia radunarono uomini e ragazzi di età compresa tra i 16 e i 60 anni. Molti dei quali erano civili innocenti. Le persone furono, lì, fucilate e seppellite in fosse comuni. Ad oggi, i numeri delle persone trucidate sono 8372. Le forze serbe deportarono 23000 donne e bambini nelle aree sicure controllate dai musulmani, ma non prima di aver stuprato molte donne e ragazze. L’atrocità delle violenze dell’esercito di Mladic fu sconcertante. La difesa di Mladic aveva chiesto un rifacimento del processo di primo grado, sostenendo che la condanna per genocidio relativa al massacro di ottomila musulmani fosse basata non su fatti ma su illazioni. Il processo di appello dell’8 giugno di appello dovrebbe riconfermare la sentenza all’ergastolo per Mladlic. Per non dimenticare e mai più cadere negli orrori di un massacro come fu quello di Srebrenica.

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