Mistero sulla morte di Daniela Carrasco: “El Mimo” diventa simbolo delle proteste in Cile

0
318
Daniela Carrasco "El Mimo". Immagine: TPI

Secondo il rapporto ufficiale della Polizia si tratterebbe di suicidio. Ma la morte di Daniela Carrasco, 36 anni, in arte “El Mimo”, è ancora avvolta dal mistero, anche se il collettivo femminista Ni Una Menos sostiene sia un atto di intimidazione.

L’artista di strada è stata trovata impiccata ad una recinzione di un parco nel comune di Pedro Aguirre Cerda, alle porte di Santiago, lo scorso 20 ottobre. Il referto medico dichiara che non vi sono tracce di violenza fisica o sessuale sul corpo della donna e che la sua morte sia dovuta esclusivamente dal soffocamento per impiccagione per mano della stessa. L’ultima volta che Daniela è stata vista in vita era stata fermata dall’esercito durante le manifestazioni di protesta nella capitale.

“Daniela è stata violentata, torturata, nuovamente violentata fino al punto di toglierle la vita” sostiene Ni Una Menos, corrispettivo cileno di Non Una Di Meno, collettivo femminista che da anni combatte contro la violenza di genere. Inoltre, anche il sindacato degli attori cileni sostiene che Daniela sia stata rapita dalle forze dell’ordine il 19 ottobre e che le cause della sua morte siano tenute nascoste.

L’ipotesi che ha iniziando a prendere più piede, ad oggi, è che la morte della donna sia un monito per i manifestanti, soprattutto donne, in seguito alle violenze sessuali che si pensa la donna abbia subito. Il caso è ancora sotto indagine dalla Procura e il National Institute of Human Rights non ha ricevuto per il momento nessun reclamo formale.

Cosa sta succedendo in Cile

Claudio Reves/Getty Images

Dal 14 ottobre scorso, il Cile è scosso da numerose proteste dovute al malcontento popolare a causa dell’eccessivo prezzo dei farmaci, del sistema sanitario ed educativo e della vita in generale. Il casus belli che ha fatto esplodere le manifestazioni è stato l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana – con una legge approvata il 18 ottobre – che ha spinto migliaia di cittadini a scendere nelle piazze di tutto il Paese.

Il Cile, pur essendo uno dei paesi più ricchi dell’America Latina, ha ereditato una disuguaglianza sociale elevatissima dai tempi della dittatura. La disparità tra pubblico e privato è così vasta che il sistema pubblico è nettamente inferiore e inefficiente, costringendo la maggior parte dei cittadini ad indebitarsi per accedere all’assistenza sociale.

Le cause della crisi sociale in Cile
Immagine: @mazzettam Twitter

Il governo Piñera ha minimizzato le proteste ed etichettato i manifestanti come “delinquenti”, reagendo con decisione. Durante le numerose manifestazioni, infatti, l’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine ha provocato l’indignazione dell’opinione pubblica e di Amnesty International: sono diventati immediatamente virali i video delle forze dell’ordine che si accaniscono sulla folla, rivelando una grave violazione dei diritti umani. Il governo ha instaurato il coprifuoco dalle 19 di sera alle 6 del mattino e l’esercito ha invaso le strade della capitale, rievocando immediatamente un clima da dittatura.

Le proteste però non si fermano. La crisi sociale ormai aperta ha costretto il governo a fare marcia indietro, ammettendo i propri errori: Piñera si è scusato pubblicamente per l’eccessiva violenza nei confronti dei manifestanti, ha abolito la legge che aumentava il biglietto della metropolitana e ha promesso alla popolazione un aumento di salari e pensioni minime. Tuttavia, ciò non è bastato a fermare gli scioperi generali e le proteste, che considerano le promesse di Piñera populiste e fasulle. Quasi un milione di persone, infatti, è sceso le strade di Santiago il 25 ottobre a manifestare pacificamente contro il governo, spingendo il Presidente a comunicare che “abbiamo tutti recepito il messaggio. Siamo tutti cambiati e con l’aiuto di Dio prenderemo una strada verso un Cile che sia migliore per tutti”.

Gli sviluppi della situazione sono al momento difficilmente prevedibili.

Leggi anche: Rivolte in Cile: si contano circa 1500 arresti e più di 10 morti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here