Il governo ha deciso di bloccare fino al 2020 più di un miliardo di euro destinato alla riqualificazione delle periferie. Il fondo finanziava 96 progetti e coinvolgeva 326 comuni. Il  blocco delle risorse contenuto all’interno dell’emendamento Milleproroghe, è stato approvato dal Senato il 6 Agosto scorso. A votare a favore del provvedimento  anche il Partito Democratico, nonostante sia stato l’ex premier Matteo Renzi a istituire il fondo nel 2016 (legge 11 Dicembre 2016 n. 232).

Per i comuni coinvolti l’emendamento rappresenta un grosso problema: per molti di loro la riqualificazione delle periferie era parte di un progetto politico e sociale ben definito. I tagli sono stati contestati da sindaci e amministratori locali appartenenti alle diverse forze politiche. Il primo cittadino di Firenze, Dario Nardella (PD) ha dichiarato: “Non me lo spiego, ma spero che daranno una motivazione. Comunque io non vedo il colore politico di chi lo ha votato; chiederò certamente ai deputati del Pd alla Camera di non votare questo emendamento, perché non deve diventare norma”. A non condividere la scelta del governo c’è anche  il sindaco di Livorno Filippo Nogarin: “si tratta di un pasticcio volto a migliorare una norma scritta malissimo, ma il correttivo (contenuto nel Milleproroghe, ndr)  è anche peggio”.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha negato  che si tratta di un ‘blocco’: “Non abbiamo bloccato i fondi per le periferie, i fondi alle periferie sono sbloccati da quell’emendamento”. Anche se nel testo  si legge che le ‘convenzioni’ con cui il governo si impegnava a dare ai comuni il denaro necessario per realizzare i progetti di riqualificazione, sono stati differiti all’anno 2020 ( art 13 del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91).

Il presidente  dell’Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), Antonio Decaro, ha annunciato: “le amministrazioni hanno già avviato attività di progettazione legate a quei fondi, quei 96 sindaci potrebbero diffidare la presidenza del Consiglio ad adempiere a quanto deciso e sottoscritto dal governo”.

Ora la palla passa alla Camera per la votazione che potrà confermare quanto già visto a Palazzo Madama o ribaltare la situazione.

 

Condividi e seguici nei social
error

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here