Millard Filmore: l’avvocato di campagna che divenne il 13° Presidente USA

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Millard Filmore, 13° Presidente USA.

Sicuramente non siamo di fronte ad uno dei Presidenti degli Stati Uniti più amati e popolari della storia, eppure quella di Millard Filmore è una vicenda a tratti singolare che ha acceso il dibattito tra politologi e storici, divisi tra coloro che ne hanno sottolineato la scarsa capacità governativa e quelli che, invece, hanno evidenziato come, nonostante si tratti di un leader degli States giunto alla Casa Bianca quasi «per caso», sia riuscito comunque a limitare i danni. Su tutti, però, gli è stata imputata l’incapacità di impedire la drammatica frattura tra Nord e Sud del Paese che, anzi, con i suoi interventi avrebbe contribuito ad esasperare.

George W. Bush, il 43° Presidente degli Stati Uniti

La nomina di Millard Filmore a 13° Presidente degli Stati Uniti il 9 luglio 1850 non avvenne in seguito ad una vittoria elettorale, ma per successione di Zachary Taylor, deceduto improvvisamente a causa di una congestione di stomaco. In qualità di vicepresidente in carica, infatti, la sostituzione gli spettò di diritto, e così la sua nuova carica istituzionale fu ufficializzata con la cerimonia d’insediamento presieduta in quell’occasione da William Cranch, giudice in capo della Corte distrettuale di Washington. Dopo l’avvento alla Casa Bianca di John Tyler in seguito alla scomparsa di William Henry Harrison, questo fu il secondo caso in cui venne scelto il leader americano senza ricorrere al verdetto delle urne.

Millard Filmore: presidente USA non eletto.

Il politico di Summerhill, inoltre, fu l’ultimo esponente del Partito Whig a conquistare la Casa Bianca, infatti dopo di lui giunse al potere il democratico Franklin Pierce.

Millard Filmore: i provvedimenti politici

Filmore non perse tempo nel provare ad imporre la sua linea politica: infatti il suo primo provvedimento fu il completo scioglimento del gabinetto della precedente amministrazione, e al contempo intervenne con decisione sulla vicenda riguardante il nuovo territorio conquistato dopo la guerra tra Messico e Stati Uniti. Questi, infatti, sostenne con vigore l’impegno legislativo profuso dai senatori Henry Clay (Whig) e Stephen A. Douglas (Partito Democratico) per redigere e far approvare il Compromesso del 1850 (osteggiato apertamente da Taylor) che, di fatto, consentiva alle nuove realtà del West di diventare degli Stati schiavisti. L’entrata in vigore della nuova legge, almeno in un primo momento riuscì ad attenuare gli annosi scontri di carattere socio-politico tra gli schiavisti del Sud e i liberali Stati Uniti d’America nord-orientali.

Più controverso, invece, fu l’accordo denominato Fugitive Slave Law, che facilitò il ritorno degli schiavi fuggiti a coloro che avrebbero avanzato il diritto di proprietà su di essi. Il presidente statunitense decise di non ritirarlo e di non fare alcun passo indietro, ma questa sua presa di posizione causò un ulteriore danno alla sua popolarità già piuttosto modesta, e allo stesso tempo generò una profonda frattura all’interno del Partito Whig.

Guardando invece alla politica estera, l’amministrazione Filmore si fece notare soprattutto per l’avvio della spedizione di Matthew Perry che avrebbe dovuto lanciare le attività commerciali con il Giappone. Inoltre il 13° inquilino della Casa Bianca si adoperò per bloccare le mire espansionistiche del Secondo Impero Francese nei confronti delle Hawaii, e riuscì ad evitare per poco lo scoppio di un conflitto armato con l’impero spagnolo in seguito alle missioni di Narciso Lopez alla Capitaneria generale di Cuba.

Millard Filmore: l’impegno politico.

Al termine del suo mandato, il 4 marzo 1853, colui che venne definito anche come «avvocato di campagna» per le sue umili origini contadine, provò a ricandidarsi, ma il Partito Whig bocciò la sua idea, preferendogli il generale Winfield Scott che, alle elezioni presidenziali successive, non riuscì a battere il democratico Pierce. Millard Filmore non rinunciò affatto alla prosecuzione della sua carriera politica, difatti sfidò alle presidenziali del 1856 James Buchanan, ma ne uscì sconfitto con una deludente terza posizione. Dopo quest’ennesima debacle si convinse a ritirarsi a vita privata, rinunciando anche a schierarsi pubblicamente o a partecipare alla guerra civile.

Dopo essere stato sposato con Abigail Powers – che morì il 30 marzo 1853 – rimasto presto vedovo, Filmore convolò nuovamente a nozze nel 1858 con Caroline Carmichael McIntosh, una ricca signora di Buffalo, che fu la sua compagna fino alla morte che lo colse l’8 marzo 1874 all’età di 74 anni.

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