Milano, le cause del fisco le giudica il magistrato evasore

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Chi può fare il giudice nei difficili processi contro gli evasori fiscali? In un Paese come l’Italia può farlo anche un ex magistrato che, ritrovatosi imputato in una storiaccia di tangenti e consulenze d’oro, è riuscito a conquistare una meritata assoluzione spiegando di essere solo un evasore delle tasse.

Questo straordinario caso di specializzazione giudiziaria ha per protagonista una regina del diritto italiano, Maria Rosaria Grossi, per lunghi anni giudice della prima sezione civile e poi del tribunale fallimentare di Milano.

Dopo aver gestito centinaia di procedure milionarie, nel 2009 la sua carriera sembrava stroncata: inquisita per tentata concussione e abuso d’ufficio, denunciata e accusata da una dozzina di giudici e avvocati, era stata sospesa dalla magistratura, prima in sede penale e poi per ordine del Csm.

Nell’ottobre 2012, il colpo di scena: Maria Rosaria Grossi viene scagionata dal tribunale di Brescia «perché il fatto non sussiste». In novembre, però, i giudici di Brescia (presidente Roberto Spanò) pubblicano le motivazioni della sua assoluzione, che si rivelano molto imbarazzanti. La sentenza di assoluzione svela che l’allora giudice Grossi ha innegabilmente evaso le tasse, incassando «affitti in nero» su svariati immobili di sua proprietà, addirittura «per quasi un quarto di secolo». Ma ora si scopre che la signora Grossi, dopo aver evitato la condanna con quella motivazione, ha potuto tornare a fare il giudice della Commissione tributaria di Milano. Che è quella specie di tribunale a cui la legge italiana affida le cause per evasione fiscale, che nella capitale degli affari raggiungono importi elevatissimi.

L’ex giudice civile, in particolare, fa tuttora parte della sezione numero 40, competente su Milano e provincia. “L’Espresso” ha scoperto tra l’altro che, nel decidere le vertenze tributarie, si è scontrata più volte con altri magistrati: il problema è che, dopo tutte le ingiustizie che ha passato, lei proponeva di annullare le accuse di evasione anche quando i togati del suo collegio erano invece fermamente colpevolisti.

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