Milano, corteo per Ramelli: tensione e scontri fra polizia e militanti di estrema destra

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Corteo Sergio Ramelli: scontri a Milano fra manifestanti e polizia.

È stato un lunedì sera di caos, alta tensione e scontri quello che si è consumato a Milano, in occasione della manifestazione organizzata per ricordare Sergio Ramelli, esponente del Fronte della Gioventù aggredito nel marzo del 1975 e deceduto nel mese di aprile. I militanti di estrema destra si sono radunati tra Viale Romagna e Piazzale Susa, nonostante non avessero ottenuto il via libera all’evento dal prefetto Renato Saccone. Per questo motivo, quando la folla si è raccolta in strada, le forze di polizia si sono immediatamente schierate in tenuta anti-sommossa.

Nel frattempo sono andate avanti le trattative fra le parti, e solo intorno alle 22:30 è arrivata l’autorizzazione al corteo, da tenersi però sul marciapiede, evitando di invadere la carreggiata anche e soprattutto per motivi di sicurezza. Nonostante ciò, la marcia in memoria di Sergio Ramelli ha comunque avuto luogo in strada, procedendo tra Viale Romagna, Via Beato Angelico e Via Paladini. All’inizio del corteo, una manifestante ha affermato al megafono che il raduno è stato organizzato unicamente per commemorare il militante del Fronte della Gioventù «ucciso barbaramente», sottolineando che la compostezza dimostrata dai presenti è stata un grande segno di civiltà per tutta la città di Milano. I manifestanti hanno portato una corona di fiori e un grande striscione recante la scritta «Nel loro nome».

Nelle battute finali del raduno, i militanti di estrema destra hanno effettuato insieme il saluto romano proprio dinanzi al murales di Via Paladini realizzato in onore di Sergio Ramelli.

Corteo Sergio Ramelli: dal divieto all’autorizzazione, passando per i tafferugli con le forze dell’ordine

Come abbiamo anticipato in apertura, inizialmente la prefettura aveva negato l’autorizzazione alla manifestazione, ma i vari esponenti di CasaPound, Lealtà Azione e Forza Nuova si sono comunque ritrovati a Viale Romagna, mentre le forze dell’ordine tenevano sotto controllo la situazione in assetto anti-sommossa. Fin da subito la polizia ha organizzato un blocco con delle cariche di alleggerimento nei confronti dei manifestanti, i quali però hanno continuato ad andare avanti per la loro strada, procedendo con le mani alzate e urlando verso i militari: «Non siamo qua per combattere contro di voi, ma per commemorare un ragazzo morto». Nonostante ciò, le forze dell’ordine non hanno indietreggiato e con gli scudi hanno protetto la linea strategica, tenendo tra le mani i manganelli. Proprio nei momenti di maggiore tensione si sono avuti degli scontri in piazza, con un architetto rimasto ferito alla testa, e un giovane colto da malore. Quest’ultimo, colpito da un attacco di epilessia, mentre veniva portato via in barella dai soccorsi del 118, ha avuto il tempo per esibirsi in un saluto romano.

Nel frattempo alcuni rappresentati politici della destra estrema hanno provato a confrontarsi con i poliziotti per trovare un accordo, ma naturalmente le forze dell’ordine hanno rispettato il divieto imposto dalla prefettura. Solo in tarda serata è giunto il disco verde da parte del prefetto, e così la marcia ha potuto procedere fino a Via Paladini, proprio dove risiedeva Sergio Ramelli, in memoria del quale i manifestanti hanno disteso le braccia verso l’alto per effettuare per tre volte il saluto romano e urlare in coro: «Presente!».

Milano: una fase del corteo in memoria di Sergio Ramelli.

La risposta della sinistra con un contro-corteo

Mentre i rappresentanti dell’estrema destra si radunavano per ricordare Sergio Ramelli, in Piazza Loreto si è tenuta una contro-manifestazione organizzata da vari movimenti di sinistra. Il percorso di questo corteo è stato rivisto dalle autorità locali per evitare che potesse intrecciarsi con quello del fronte opposto, evitando così il rischio di eventuali scontri e tafferugli. A tal proposito, Milano antifascista-antirazzista ha rilasciato un comunicato ufficiale, sostenendo che, nonostante il cambiamento imposto dalle istituzioni, i presenti al contro-corteo non si sarebbero affatto tirati indietro qualora «I fascisti si muovessero in corteo non autorizzato».

Chi è Sergio Ramelli

Sergio Ramelli, nato a Milano il 6 luglio 1956, è stato un militante del Fronte della Gioventù. Studente dell’ITIS Molinari della città meneghina, in diverse occasioni palesò le sue idee politiche di estrema destra, e per questo motivo subì ben due aggressioni nel giro di pochi mesi che lo costrinsero a lasciare la scuola per iscriversi in un istituto privato. La madre, in una testimonianza resa dopo l’assassinio del figlio, dichiarò che in un tema aveva espressamente condannato l’operato delle Brigate Rosse, manifestando anche il suo dissenso verso il mondo politico che aveva preferito non esprimersi in seguito alla morte di due militanti padovani di MSI, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, assassinati proprio dalle Brigate Rosse durante un assalto alla sede del Movimento Sociale Italiano verificatosi nel giugno del 1974. Il compito venne sottratto all’insegnante e affisso nella bacheca scolastica come fosse una sorta di «capo d’accusa» nei confronti di Ramelli da parte degli altri studenti che lo etichettarono come fascista.

Il 13 marzo 1975, mentre stava rientrando a casa dopo aver parcheggiato il motorino in Via Paladini, il militante del Fronte della Gioventù venne violentemente assalito da un gruppo di persone che, armate con delle chiavi inglesi, lo colpirono più volte alla testa, lasciandolo ormai esanime a terra. Qualche minuto dopo l’aggressione, un commesso notò il giovane riverso sulla strada in un lago di sangue e immediatamente avvisò la portinaia del palazzo di Via Amedeo in cui risiedeva Sergio Ramelli. La donna, dopo averlo riconosciuto, allertò la polizia e i soccorsi che lo trasportarono d’urgenza all’Ospedale Maggiore, dove fu sottoposto ad una lunga operazione nel tentativo di sanare almeno parzialmente i danni provocati dai colpi inferti sulla calotta cranica.

Sergio Ramelli è morto il 29 aprile 1975.

Dopo l’intervento, Sergio Ramelli alternò momenti in cui era in coma ad altri in cui riusciva a recuperare la lucidità, ma i medici rimasero sempre piuttosto pessimisti sulle probabilità che il paziente potesse riprendere appieno tutte le sue funzionalità fisiche. Dopo aver lottato tra la vita e la morte per poco più di un mese, il giovane spirò il 29 aprile 1975.

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