Uefa, Nyon, Milan, financial fair play e chi più ne ha più metta, tanto uno in più non cambia la sostanza delle cose.

Il Milan ha avviato una ristrutturazione dal basso verso l’alto e l’ha fatto in grande, con investimenti importanti e uomini di un certo profilo.

Le ambizioni, le qualità amministrative dei suoi dirigenti, al di là dell’esito che dovesse emergere a Natale, cioè posteriormente agli accordi che si sanciranno durante la riunione pomeridiana, rimangono tali e le aspettative altrettanto.

La società rossonera gode dell’inerzia di chi ha creduto nel suo progetto e nel rilancio sportivo-finanziario, perché la squadra lo meritava e i suoi tifosi ancor più.

Ovviamente i sacrifici ci saranno e questo è un anno che può indebolire, intaccare notevolmente, il piano di risalita del club ai vertici del calcio italiano ed internazionale, ma il Milan ha tutto, almeno sulla carta, per cominciare a dimostrarlo.

Non sarà Montella a dare la direzione giusta? Si vedrà col tempo, ma chiunque è stato scelto, o lo sarà per effetto di qualche potenziale cambio di guardia, riuscirà comunque a riportare la squadra dove merita.

Il voluntary agreement, sostanzialmente un accordo programmatico con l’UEFA fatto di regole, impegni e soprattutto rispetto delle condizioni stipulate, è sicuramente un passaggio obbligato per evitare di rimanere fuori dal calcio che conta.

Ma lo sarà ancor maggiormente il lavoro che tutta l’area tecnica è chiamata ad eseguire da adesso in poi, perché l’UEFA non può aspettare, i tifosi ben che meno e il movimento calcistico italiano più di ogni altro.

Il Milan è un patrimonio che va tutelato e rispettato, per far quadrare i conti e guadagnarsi il rispetto che ha sempre avuto.

Dunque, a torto o ragione, per qualcuno è arrivata l’ora di capirlo.

 

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