Gli Usa, come ricordato precedentemente, tornano oggi al voto per eleggere tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti (integralmente rinnovata ogni due anni), 35 senatori, tutti i membri dei parlamenti statali e i governatori di 36 stati. Di seguito cerchiamo di inquadrare le sfide più importanti tra quelle che ci aspettano questa notte.

Kentucky e Indiana: i primi seggi

Primi stati a chiudere i seggi alle 18 (Mezzanotte ora italiana) saranno Kentucky e Indiana, risultati da cui potremo gà trarre importanti informazioni. In Kentucky corrono per la Camera il repubblicano Andy Barr e la democratica Amy McGrath, quest’ultima proveniente dal mondo militare tradizionalmente repubblicano, ex pilota nei Marines e prima pilota donna di un F18 in combattimento. Nell’area di Lexington nel 2016 Trump vinse con 15 punti di vantaggio, il risultato odierno sarà fondamentale per capire quanto di quel consenso il Presidente abbia mantenuto.

Immagine: Andy Barr e Amy McGrath, candidati alla Camera nel Kentucky

In Indiana invece la sfida cruciale è quella per il Senato: il Senatore Dem Joe Donnelly lotta per mantenere il seggio, insidiato dal repubblicano Mike Braun. Se i Democratici vogliono sperare di conquistare il Senato, questo Stato è per loro una vittoria imprescindibile. Una sconfitta, al contrario, significherebbe lo sfumare di ogni possibilità di sottrarre la camera alta al GOP.

New Jersey, Pennsylvania e Missouri: speranze dei Dem

Nel settimo distretto della Camera per il New Jersey si scontrano il repubblicano Leonard Lance, dal 2008 rappresentante e il Dem Tom Malinowski. Un duello questo considerato cruciale dai democratici, che confidano nella vittoria di Malinowski, in vantaggio in entrambi i sondaggi della scorsa settimana.

Immagine: Il candidato democratico Tom Malinowski

Duello simile in Pennsylvania, dove il Dem Scott Wallace ha speso fiumi di denaro attraverso le sua fondazione filantropica (La Wallace Global Fund) per provare a guadagnarsi la vittoria contro il repubblicano di ferro Brian Fitzpatrick.

Nel Missouri, la senatrice uscente Claire McCaskill, democratica eterodossa che si è trovata a condividere alcune posizioni di Trump, cerca di resistere all’assalto del repubblicano Josh Hawley.

Il Texas: roccaforte del GOP

Alta l’attenzione sul Texas. Per quanto riguarda la Camera a interessare particolarmente è il settimo distretto, un tempo saldamente in mano ai repubblicani, vinto per un pugno di voti da Hillary Clinton nel 2016, dove il trumpista John Culberson se la vede con la Dem Lizzie Fletcher.

Immagine: il candidato repubblicano John Culberson

La sfida per il Senato vede invece fronteggiarsi un repubblicano di lungo corso, il Senatore Ted Cruz, precedentemente anche in lizza per la Casa Bianca, e l’astro nascente del Partito Democratico: Beto O’Rourke. O’Rourke, se dovesse vincere (caso molto difficile) diventerebbe il primo senatore democratico espresso da questa terra tradizionalmente repubblicana da decenni. O’Rourke si è mosso molto bene in campagna elettorale, dimostrandosi un politico abile e un grande trascinatore, ma la sfida con Cruz è quasi impossibile e gli stessi sondaggi lo danno in svantaggio di 7 punti percentuali.

Immagine: I candidati al Senato per il Texas Beto O’Rourke (sx) e Ted Cruz (dx)

Nevada: GOP e Dem a caccia del voto dei latinos

In Nevada il Senatore repubblicano Dean Heller affronta il Dem Jacky Rosen. Il Nevada è visto dai commentatori democratici come la terra promessa in cui strappare al GOP i due seggi necessari per ottenere la maggioranza al Senato. A questo scopo Rosen punta sul “voto latino”, che rimane però un’incognita visto l’ingente sostegno che viene a Trump proprio dalla comunità latina e considerato l’elevato astensionismo degli ispanici alle elezioni di midterm. Dean Heller utilizza, soprattutto in materia di immigrazione, toni analoghi a quelli di Trump e Rosen cercherà di batterlo su questo terreno sfruttando, pur se senza certezze, il risentimento degli ispanici su questo tema.

Immagine: Il candidato repubblicano Dean Heller con il Vicepresidente Mike Pence

Governatori: a chi Florida e Georgia?

Interesse elevatissimo anche per le elezioni dei governatori, in particolare in Florida e Georgia. In quest’ultima la democratica Stacey Abrams mira a diventare la prima governatrice afroamericana sfidando Brian Kemp, attuale segretario di Stato della Georgia. I sondaggi vedono Kemp in vantaggio di due punti percentuali facendo leva sulle posizioni anti-immigrazioniste e favorevoli alle armi che rendono Trump il paladino di queste zone del profondo Sud. La Abrams punta invece su minoranze, élites liberal dei centri urbani e moderati.

Immagine: I candidati governatori della Georgia Stacey Abrams (sx) e Brian Kemp (dx)

In Florida, Stato usualmente in bilico, il duello è tra Andrew Gillum, sindaco di Tallahassee e Andrew DeSantis, trumpista di ferro fin dalle origini. Gillum, esponente dell’ala più progressista dei Dem, sarebbe il primo governatore afroamericano dello Stato. Per quanto riguarda il Senato l’uscente Bill Nelson, democratico eletto nel 2000, viene affrontato da Rick Scott in quella che si è dimostrata la campagna elettorale più costosa di tutta la tornata.

Immagine: I candidati governatori della Florida Andrew DeSantis (sx) e Andrew Gillum (dx)

Una vittoria repubblicana in entrambi gli Stati porterebbe non poca tranquillità a Trump e ai suoi sostenitori, che si troverebbero un Senato praticamente blindato.

Immagine: I candidati al Senato per la Florida Bill Nelson (sx) e Rick Scott (dx)

Altri seggi cruciali

In West Virginia il senatore Dem Joe Manchin corre per conservare il seggio, da ricordare che Manchin ha votato a favore della nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. In Tennessee per i democratici è categorico vincere la corsa al Senato, perdere significherebbe non pochi problemi.

In Michigan la candidata democratica Rashida Tlaib potrebbe diventare la prima donna musulmana al Congresso della Storia. In Minnesota si fronteggiano per un seggio alla Camera il repubblicano Erik Paulsen e il democratico Dean Phillips, più precisamente nel sobborgo di Twin Cities, dove la Clinton sopravanzò Trump di nove punti.

Interessante anche il terzo distretto dell’Iowa (Des Moines), uno dei distretti che andarono a Obama nel 2012 ma a Trump quattro anni più tardi.

Immagine: Il contestato giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh con il Presidente Donald Trump

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